Ci sono due modi per cambiare la nostra vita: uno è cambiare il nostro modo di vivere, la realtà che ci circonda; l'altro è intervenire su quel magico, microscopico, interruttore bioelettrico nascosto nei meandri della nostra mente, che cambia la realtà in un clic.

lunedì 4 giugno 2012

PROVE


Un po' di tempo fa si stava in fondo bene, frequentavo tanti siti in cui persone disinteressate e con nulla da guadagnare scrivevano di una possibile vita diversa e migliore, progettavano, discutevano e investivano tempo ed energie nella lettura di esperienze diverse.

A me non interessava cambiare perché in fondo sto bene adesso, ma leggevo e discutevo con piacere.

Adesso è venuta arrivata la crisi, economica, alcuni raccontano che in realtà non c'è crisi, li ritengo fortunati, vuol dire che non li tocca o non la percepiscono. Io però la vedo ogni giorno, nel mio lavoro, nei locali vuoti, nei racconti di interi paesi del sud Italia spopolati, nelle storie di sfruttamento, negli occhi delle persone. Ho visto adulti piangere. 

Ma la cosa che forse più mi stupisce è che i blog che seguivo, quelli non commerciali, pieni di persone con una speranza e tanto desiderio di reale cambiamento, ingenuo, sprovveduto, vulnerabile, un po' folle cambiamento... hanno praticamente chiuso i battenti. Chi non ha smesso di scrivere lo fa sporadicamente, ma si percepisce quell'aria di abbandono di un progetto, di sogni nel cassetto in attesa di tempi migliori, di demotivazione.

E questo rivela molto. Rivela la profondità di un sogno, un progetto. E' questo il momento di parlarne, di incontrarsi, di scontrarsi. E' questo perché adesso non c'è più il "finanziamento" che poteva provenire da una parte della società che lavora e produce, semplice ridistribuzione di ricchezza ma priva di quell'impronta che differenzia una "vendita" un trasferimento, da un autentico cambio di vita, indipendente dal mondo intorno a sé, e quindi autenticamente libera e trascendente.

E' questo il momento in cui si temprano i sogni, nelle difficoltà, nella voglia di continuare a parlarne senza essere schiacciati dal peso del reale, perché se un sogno non solleva il reale, allora non vale niente, non è un sogno, è l'ozio di una mente troppo sazia e piena. Qualunque venditore bravo guadagna quando intorno a sé c'è ricchezza, venderebbe anche le pietre, ma per chi venditore non è, per chi vuole realizzare un progetto di vita che aveva dapprima abbozzato, in cui aveva sperato, che forse aveva appena provato, adesso è un buon momento per consolidarlo o abbandonarlo. E' un momento di verità. E la verità è ciò che davvero rende liberi, non il tempo disponibile o le possibilità di vedere le meraviglie del mondo. 

Ciò che libera è la verità. Su di sé, i propri progetti, la propria capacità di inseguire un sogno. Perché adesso, si potrà verificare se davvero era un bisogno o solo un capriccio.

Adesso, si ha la possibilità forzata di essere poveri tra poveri, non poveri circondati da ricchi, e dalla cui tavola le briciole cadute bastano a sfamare anche gli altri. Adesso si ha forse un po' meno benessere, sempre tanto ma con più paura addosso, forse si può anche pensare meglio.

E io spero che si torni a scrivere, a progettare, a sognare, a discutere, perché se non fosse così, se basta una crisi, se basta la disillusione, allora è meglio godere di ciò che si ha e abbandonare le illusioni futili, avendo scoperto la loro vuota natura e, soprattutto, che non è vero che erano bisogni. Il bisogno non si spegne col variare delle condizioni, il superfluo sì.


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14 commenti:

  1. E se invece le persone avessero semplicemente smesso di scrivere perche' non ne hanno voglia? Perche' durante il giorno sul lavoro le cose da fare si sono moltiplicate (la crisi significa anche che da 6 che eravamo siamo ora in 2 ma il lavoro e' lo stesso) e poi nel tempo libero preferiscono fare qualcosa di pratico, di concreto? Passare la serata con amici, uscire nel weekend, leggere un libro magari... :) Il mio sogno-bisogno e' sempre la', ma per realizzarlo ci vuole tempo e bisogna fare alcune cose. Le stiamo iniziando a fare :)

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    1. Ciao Sab,

      un formatore, Antony Robbins, ha realizzato uno splendido lavoro di classificazione dei bisogni, li ha divisi in appena sei categorie.

      Ciò che è importante comprendere è che non si sceglie "scosa fare", come ripartire il tempo, no... E' l'azione che rivela il bisogno principale della persona. Se vuoi sapere qual'è la tua scala di bisogno, osserva ciò che fai.

      Sicurezza, varietà, connessione umana, importanza, crescita, contribuzione comune. Appena sei categorie. In base a cosa fai, anche sotto costrizione (in questo caso bisogno di "sicurezza"), saprai chi sei in realtà e di cosa principalmente hai bisogno oggi. Di ciò che metti dietro in realtà hai meno bisogno (oggi).

      E ognuno di noi ha una scala di bisogni diversi. Io per esempio scrivo e prego appena sveglio. Per me non c'è niente di più concreto, nulla. Invece la serata con gli amici (connettività) non è molto importante. Avviene, ma non è in primo piano. Mi soddisfa di meno.

      E' di questo che parlo, se davvero hai un "bisogno" non riesci a fermarti, a non pensarci, a non lavorarci su, tra le prime cose ogni giorno. Attenzione, andare al lavoro ogni giorno soddisfa un bisogno (sicurezza), prendersi cura della propria salute e non saltare i pasti soddisfa lo stesso bisogno. Se, in un dato momento, il bisogno di cambiare (varietà) supera un certo livello di guardia, di punto in bianco la gente abbandona, ad esempio la propria routine ed il proprio lavoro spinta da un impulso irresistibile: non è un ragionamento, sta soddisfacendo un bisogno impellente, come mangiare e dormire, non può fare altro pena un crollo nervoso.

      Se vedi dalle tue azioni che quel bisogno è in secondo piano, non investirci su, lascialo perdere perché non ne vale la pena, non è un bisogno vero e non ti rende felice come, ad esempio, un buon libro ("crescita"), una serata con gli amici ("connettività"), o un'uscita ("varietà" ma senza rivoluzioni).

      Ciò che facciamo rivela molto di più di ciò che vorremmo fare.

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  2. Vero Exo, ma non penso che sia solo per i motivi da te elencati. Ci sono blog dove c'è l'impegno di scrivere, ma mancano risposte.. a volte si scrive per la pura voglia di fare ma non c'è più condivisone.. è come parlare da soli e così scappa la voglia. Io scrivo poco, ma solo perchè vedo che quello che scrivo non interessa o forse perchè la voglia di condivisione è venuta meno.
    Ho tanta energia addosso ma non la butto più nel blog.. scrive non mi da più quella soddisfazione...
    Tornerà il tempo buono per farlo ancora, forse.. ameno ché anche a me passi del tutto la voglia!
    Chi vivrà vedrà! nel frattempo.. positività!!

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    1. Ciao Sara,

      dico a te le stesse cose che ho appena scritto per Sab, magari scrivere non soddisfa più il tuo bisogno di connessione, come non soddisfa il mio, anche se io non riesco a fermarmi anche a costo di buttar giù semplicemente un diario a matita.

      Dovremo trovare altri mezzi, se la "connettività umana" è una cosa di cui sentiamo forte il bisogno. A volte penso che se qualcosa non da' frutto è inutile provare a spremere una pietra, occorre cambiare e provare a soddisfare l'esigenza in altro modo.

      Non credo che cerchiamo solo risposte, anche se è possibile (bisogno di "crescita"), come ho scritto prima credo dovremmo davvero osservarci, guardare quali azioni compiamo, quale tipo di bisogno vorremmo soddisfare e una volta individuato ciò che il nostro piccolo io agogna così, tanto provare a soddisfarlo in altro modo se prima non abbiamo avuto risultati.

      Ciao

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  3. Il tuo post tocca tanti argomenti.
    Io ho un blog da 4 anni e ultimamente sono così coinvolta dall'atmosfera di depressione nazionale (ma forse dovrei dire europea) che non riesco più ad essere me stessa, andare fino in fondo nelle cose che vorrei scrivere. Inizio un post, ma poi lo mollo a metà strada. Come se parlare di un sottile strato di depressione, di ricerca di senso in questo mondo completamente sconvolto, "stesse male" e facesse troppo male leggerne.

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    1. Ciao,

      Io non ho neppure la TV, sento la radio solo in podcast, leggo poche notizie, ma in un mondo connesso come il nostro apprendo lo stesso tutto ciò che c'è da sapere e provo gli stessi sentimenti di desolazione sociale.

      Per me, piuttosto che "non star bene" parlare di certi argomenti in un mondo sconvolto, quello che mi capita è la consapevolezza che ciò che scrivo verrebbe "ignorato e sepolto" dalle tristi e pesanti e pesanti preoccupazioni in ognuno di noi. Cosa che non accadeva, ad esempio, l'anno scorso. I tempi sono davvero cambiati, impossibile non accorgersene, molti temi della rete stanno venendo meno, e ci si accorge di quali erano davvero importanti e quali meno. Il bisogno di "sicurezza" si sta rivelando in tutta la sua importanza. Forse è un bene, farà piazza pulita di tanti atteggiamenti che erano solo fittizzi, ma è doloroso. Si bada più all'essenziale. E l'essenziale è spesso davvero spoglio. Magari si riduce a poche noiose cose ma di cui si ha bisogno davvero. I tempi sono questi.

      Quattro anni di blog? Davvero complimenti :-)

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  4. Alla fine si torna ai bisogni atavici: cibo, calore, un tetto sulla testa. Possibilemnte un piccolo gruppo di simili con cui condividere la caccia e le fredde serate invernali. Naturalemte non manca una dimensione trascendentale, che non è mai mancata fin dalle epoche più remote.
    Tutto questo è un sbagliato? Non credo.
    Ciao, Renato

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    1. Ciao Renato,

      Beh, c'era un piccolo clan formato da quattro persone in origine, madre, padre e due figli. Uno dei due uccise l'altro, per rabbia e per gelosia. Ora, se uno dei simili mi invita dicendo: "facciamo un giro nei campi", io non ci vado perché non voglio finire come Abele. Questo è ciò che penso della natura umana e delle collettività piccole e grandi.

      Però... poniamo che io sia invece necessario alla collettività umana di riferimento, poniamo che io soddisfi un suo BISOGNO. Allora i miei simili non mi uccidono, perché hanno bisogno di me. Ognuno ha bisogno dell'altro. E' questo il collante, non i valori, i sentimenti reciproce, etc... Ciò che tiene uniti è il bisogno dell'altro. Pensiamo ad una coppia in cui nessuno dei due soddisfa il bisogno dell'altro. Su cosa si regge quella coppia (ormai di estranei)? Su nulla, non avendo bisogno l'uno dell'altro, se non subiscono costrizione sociale, si lasciano.

      Pensiamo ad un dio che non soddisfa nessun bisogno, un dio inutile all'uomo quindi. Quanto dura quel dio?

      La modernità ha compiuto miracoli, ci ha liberati dal bisogno. Le donne possono scegliersi il partner, non vivono più in stato di bisogno. Gli uomini per il loro sostentamento, la loro sicurezza non hanno più disperato bisogno del loro vicino, del loro gruppo, del loro territorio. Possono scegliere. Però è inevitabile che i legami si allentino. Nessuno vuole tornare al bisogno, eppure ciò che crea i legami sociali è il bisogno, in forma più o meno marcata, anche bisogno di parlare, di connettersi ad altri, di sentirsi importanti per qualcuno, di imparare, di contribuire, di sentirsi sicuri, di incontrare nuove storie e nuove persone. Però abbiamo il telefono, internet, la polizia, la TV, l'INPS, il volontariato, tutti questi bisogni possiamo soddisfarli senza essere costretti a sopportarci l'un l'altro.

      Quello che dipingi è un mondo pieno di bisogni insoddisfatti a cui si cerca di porre rimedio con la solidarietà umana nell'affrontare le difficoltà, ma nessuno vuole ripiombare in quello stato di BISOGNO da cui è faticosamente uscito, vogliamo essere liberi ed indipendenti, ed in queste condizioni i legami non sono liquidi, sono aerei. Se si torna ad uno stato originario di bisogno saremo talmente disperati per ciò che è stato perso, soprattutto in termini di libertà di scelta, delle persone con cui saremo costretti a stare, che non avremo modo di gioire della ritrovata comunità.

      I miei genitori hanno vissuto in una situazione che tu descrivi: bisogno, duro lavoro, comunità umana. Beh, in quel mondo non sei tu che scegli, è il gruppo che decide per te. Infatti si sono sposati!

      Stiamo bene, non ci è mancato nulla finora, è la testa che non va, la testa, la testa, non l'IPhone o il lavoro poco gratificante, un tempo era ancor meno gratificante, ancor più mortificante.

      Naturalmente, non è la crescita o decrescita che possa rappresentare una soluzione al problema dell'uomo, sempre lo stesso nei secoli, ma coi tempi che corrono faremmo bene a mettere giudizio, un conto è lamentarsi in epoca di ricchezza, un conto è lamentarsi in epoca di povertà.

      Ciao.

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  5. E' vero è la testa che no va, anzi non è mai andata!
    Anticamente la razza "dominante" sul pianeta era diventata troppo ingombrante, troppo pervasiva. Al suo apice dipendeva completamente dall'ambiente in cui si trovava a vivere, aveva un enorme e continuo bisogno di risorse per sopravvivere. Poi la natura ha riequilibrato la situazione, un probabile cataclisma planetario ha tagliato i viveri soprattutto agli esseri più grandi, forti ma famelici e la razza "dominante" è stata spazzata via, proprio perchè consumava risorse in modo abnorme. Gli esseri più semplici e parsimoniosi invece si sono salvati ed evoluti. Il gigantismo è finito. Peccato che la lezione non sia servita. Speriamo che la natura non torni a prendere provvedimenti drastici. Ciao

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  6. Mah...

    io non ho prove che sia andata così, quindi non posso dirlo.

    Tutti dipendiamo dall'ambiente circostante, basta una carenza di ossigeno di qualche minuto, ad esempio a causa dei gas sprigionati da un'eruzione vulcanica, e siamo tutti morti. La stessa eruzione che spargesse i gas potrebbe creare un filtro che impedisce il passaggio dei raggi solari, la natura stessa collasserebbe per il freddo. E la presenza di una nuova specie vegetale potrebbe causare una forma allergica che spazzerebbe tutte le creature per shock anafilattico. E se l'acqua viene inquinata moriamo per disidratazione.

    Solo per dire che l'idea di non dipendere dall'ambiente circostante non ha senso, tutti dipendiamo, forse solo lo scarafaggio ha una capacità di adattamento superiore, ma io non sono uno che ama troppo gli insetti. Per quanto limitati, preferisco gli esseri umani, sono più interessanti.

    Una volta mi dissero che se uno attraversa la strada e viene messo sotto da un auto la sua personale catastrofe planetaria è già sopraggiunta. Mi attengo a questo, più che preoccuparmi dei disastri globali, tengo gli occhi aperti mentre attraverso la strada, o mentre guido, è una pratica molto sensata e sicuramente proficua.

    Ciao.

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  7. "la natura stessa collasserebbe per il freddo..." perdonami ma la natura NON può collassare.
    Il freddo E' la natura. I gas sprigionati da un'eruzione vulcanica SONO la natura.
    Una nuova specie vegetale E' la natura. Tutto quello che l'universo contiene E' la natura. Noi siamo parte della natura. Gli animali estinti sono stati parte della natura. Come membra di un corpo in continua evoluzione e trasformazione. Oggi ci siamo domani non chissà. Questo vale per qualsiasi essere vivente. Solo gli elementi di base permangono.
    Ciao, Renato

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    1. Alla temperatura di meno 273,15 gradi la materia collassa, non può esistere. Questo intendevo. E' un principio fisico. Ma non si arriva a quella temperatura in quanto sarebbe l'estinzione tout court della materia.

      Ho utilizzato un principio fisico per indicare un fenomeno.

      Cmq ho compreso il tuo pensiero, ma non è il mio. Io non sono un aggregato di atomi in giro per l'universo, sono un corpo e un'anima senziente. E senza l'esistenza dell'uomo il sapere che le mie molecole verranno riciclate non mi è di nessun interesse perché io non sono quegli atomi, quelle molecole, sono molto di più e trascendo la materia organica.

      Basti dire cmq che comprendo le spiegazioni scientifiche, quel poco di scientifico che si conosce in realtà sulla materia, ma non mi interessano gli elementi di base, i mattoni dell'esistenza, mi interessa l'Architetto e l'Opera finale, il materiale, il cemento, i chiodi, i calcinacci per me non sono niente. Basti pensare che in sette anni il corpo umano si rinnova, quindi tutte quei componenti semplicemente si perdono e scompaiono senza che uno se ne accorga neppure. Non è il materiale che conta, è la casa, la dimora, il luogo, il tempio dello spirito. Il materiale accatastato senza costruzione né opera non ha alcun valore.

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  8. Concordo. Non ho mai detto che la materia è più importante dello spirito.
    Ammetterai però che l'architetto ci ha messo grande impegno nel progettare ogni singolo mattone, dal più piccolo e insondabile al più grande e incomprensibile, ha creato questo universo (se solo questo esiste...) immenso e complicato. Apparentemente senza altri abitanti. A volte penso che siamo formiche in un deserto sterminato e ignoto. Perchè? Non lo so.
    A lui evidentemente i mattoni interessavano visto che le distanze cosmiche sono quasi incalcolabili e dovunque c'è materia e apparente vuoto.
    Allora tutto quello che ci circonda ha comunque una grande importanza, l'ha creato lui non so per quale motivo ma se lo ha fatto c'è sicuramente una valida ragione. Renato

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    1. Io sono d'accordissimo su tutto, ma essendo un cristiano non posso non pensare che il vertice della creazione sia l'uomo, e questo per un motivo semplice: Dio si è fatto Uomo.

      Per questo sono ammirato dalla creazione ma per me niente ha senso se non c'è l'uomo, mancherebbe l'incarnazione stessa di Dio.

      Infatti non sono interessato ai discorsi del tipo: "L'uomo scomparirà ma la creazione prosegue, anzi rinasce". Per me se l'uomo muore, finisce, soffre, è cmq un fallimento, anche se il resto della creazione dovesse godere come una pasqua, mancherebbe il centro.

      Ogni cosa è importante, ma io non sono in grado di coglierne il significato. Davvero, non colgo il significato degli atomi, molecole, anni luce, specie animali in estinzione (al massimo ho visto i leoni in gabbia), sono cose fondamentali ma io non ne colgo il senso. Negli uomini invece mi identifico, comprendo, soffro e gioisco, loro mi parlano della savano, mi mostrano i filmati, le registrazioni... Senza l'uomo io non conoscerei nulla del mondo, sono altri uomini che mi raccontano le sue meraviglie, ognuno un pezzetto. Quindi tutto è importante, ma se togliamo l'uomo io non comprendo quasi nulla di ciò che mi circonda. al massimo apprezzo un bel tramonto, una gita al mare, ma poi mi fermo lì.

      Tutto è importante, ma io non lo colgo.

      Cmq ripeto, se (per me) Dio si è fatto uomo avrà avuto i suoi motivi e sono interessato più all'uomo che al resto, anche perché è l'agente più importante capace di agire sul suo ambiente. Anche Robinson Crusoe si stufò di tutta quella natura, figurati io.

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