Ci sono due modi per cambiare la nostra vita: uno è cambiare il nostro modo di vivere, la realtà che ci circonda; l'altro è intervenire su quel magico, microscopico, interruttore bioelettrico nascosto nei meandri della nostra mente, che cambia la realtà in un clic.

giovedì 24 febbraio 2011

L'IMBROGLIO - PARTE PRIMA




Cervello è contenuto nel mio corpo. Non è separato, non è collegato, non potrebbe. Si trova già dentro il corpo, ne fa parte. Per essere collegato dovrebbe trovarsi fuori o comunque distaccato. Cervello è corpo, corpo è cervello. Non ha alcuna autonomia. È nel corpo e senza il corpo non può esistere, morirebbe. Non esiste mente senza corpo. Nella realtà non sono mai stati divisi. Sono uno. Non collegati. Uno.

Cervello è organo come cuore e reni, con funzione diversa. Non produce battiti, non depura il sangue. Produce pensieri. Mi hanno insegnato che cuore e reni compiono sempre le stesse attività. Cervello è diverso, controlla tutto, gestisce tutto, produce una moltitudine di pensieri diversi, mai ripetitivi.


“Tatto è l'abilità di dire ad un uomo che ha una mente aperta quando ha invece un buco in testa.”

Anonimo


Hanno insegnato che pensiero è atto creativo. Che mente è sintesi di cervello unito alla totalità dei pensieri, sentimenti, cultura, esperienze. Mente genera pensieri. Autonomi, spontanei, originali, forse unici, diversi in ogni caso da altri pensieri, di altre menti. Tanti pensieri diversi di cui sono artefice. Mente crea pensieri.

Ho creduto. Ho pensato che i pensieri sono miei, creati, originari. Allora ho cercato di generarli secondo volere. Ma i pensieri che nascevano non erano quelli desiderati. Desideravo gioia e nasceva dolore, felicità e appariva frustrazione, amore e ottenevo delusione. Ho deciso di distruggere alcuni pensieri: paura, sofferenza, ansia, invidia. Non è stato possibile. Sono rimasti lì nonostante io, creatore di pensieri, volessi liberarmene, allontanarli.

Che strane cose mi hanno insegnato. Il Creatore impotente. Hanno detto che sono il creatore, ma non controllo mente. Hanno detto che mente sfugge. Che esiste , il pilota dentro di me, che vorrebbe ottenere il controllo ma deve lottare con pensieri, sentimenti, cultura, esperienze, che ostacolano le sue direttive. Hanno detto che mente si ribella a che dovrebbe controllarla, non ubbidisce.

Già avevo capito la presa in giro: in realtà non sapevano niente e inventavano. Cercavano di razionalizzare l'illusione, spiegando il nulla. Chi spiega i fenomeni diventa autorevole, acquista potere. Non importa se i fenomeni non sono reali. L'illusione è tanto forte che pochi si preoccupano della verità, colgono, affrontano le contraddizioni. Nel frattempo i maestri acquistano potere, consolidano l'illusione.


"Una menzogna è menzogna se espressa con timidezza, rimane menzogna se espressa cento volte, diviene verità se ripetuta mille volte."

Benito Mussolini


I miei pensieri non erano poi così diversi tra loro. Anzi si somigliavano. Un evento scatenava un tipo di pensiero. Altri eventi avevano effetti contrari. Riproducevo l'evento e si riproduceva il pensiero. Ero felice davanti ad un ghiotto e fumante piatto di spaghetti; arrabbiato con l'automobilista arrogante; triste quando incompreso; umiliato dal rifiuto;  incuriosito dalle novità; estasiato davanti ad un sorriso. Non importa quante volte ripetessi l'esperienza, il risultato era straordinariamente simile, lo stesso tipo di evento generava lo stesso tipo di pensiero.

Se davvero la mia mente era creativa doveva avere un regime limitato. Bastava riprodurre l'evento e si originava lo stesso pensiero, l’emozione. Così andavo in vacanza per riposare e coltivare pensieri di relax e curiosità; amavo per far fluire emozioni di benessere e comunione; evitavo le discussioni per non far esplodere pensieri di violenza o rancore. Sapevo di reagire in un certo modo di fronte a certi eventi, allora agivo di conseguenza.

Governanti, sociologi, politici, religiosi, conoscono bene il meccanismo, infallibile: evocare gli appositi stimoli e suscitare il tipo di reazione, risposta, consona al proprio piano.


“Non sono le cose in se stesse a preoccupare, ma le opinioni che ci facciamo di esse.”

Epitteto


Se voglio provare gioia non riesco a crearla tramite mente, devo passare attraverso l’esperienza che procuri gioia, attraverso i cinque sensi: il sole sulla pelle, la carezza di una mano, la voce dell'amata, l'uscita dal lavoro, il primo sorso di birra, il contatto con l’acqua del mare, la visione del tramonto, la cifra maggiore in busta paga. Provo ad evocare pensieri positivi, affinché mente reagisca con sentimenti, pensieri di calma, tranquillità, speranza.

Ma non sarà stata mente a creare i pensieri. Mi sarò solo messo in condizione di stimolare i sensi, la sensibilità, così da far provare a mente questi pensieri, sentimento, emozioni.


Non c'è alcuna creazione in tutto ciò. Stimolo mente affinché reagisca in un certo modo.


Se non voglio provare dolore non posso impedirmelo. Posso solo agire in modo da attenuarne gli effetti: posso decidere di non svolgere attività pericolose, non legarmi affettivamente, prendere analgesici, droghe, stare attento mentre attraverso la strada, non pensare alla mia inevitabile morte o pensarci coltivando la speranza di una seconda occasione. Ma non sfuggirò al dolore evitando di crearlo. Anche se io non lo creo il dolore sarà lì. Posso solo agire in modo tale che la mia reazione agli stimoli esterni sia quella di non provare dolore o sopportarne gli effetti.

Forse credo di produrre idee, pensieri originali, ma in realtà sono reazione ad eventi esterni da parte di una delle componenti del mio corpo, cervello, che insieme a mente e a tutto ciò che essa rappresenta reagisce ad una sfida che stimola i miei sensi.


Non ho trovato in me un solo pensiero che fosse creazione e non reazione.


Non ho conosciuto nessuno che non abbia agito su se stesso tramite reazione. Tutti stimolano i propri sensi al fine di giungere all'effetto. Nessuno crea dal nulla il pensiero di amore, evocandolo a piacimento; nessuno è padrone di ansia e se ne libera a volontà; qualcuno medita tutta la vita, cercando la reazione di mente: la scomparsa di paura, libertà dalla sofferenza.


La mente creativa era un inganno. La mente è reattiva.


Non c'è modo di creare un pensiero dal nulla. Posso solo reagire agli stimoli, cercare di orientare il pensiero scaturente, come un castoro che costruisce la diga per sfruttarne le acque.


La mente non crea i pensieri che vorrebbe. Li subisce.


Se mente decide di non avere più pensieri non ne avrà più? Se decide quale tipo di pensieri creare, creerà davvero quelli e solo quelli? Esistono pensieri autonomi? Oppure ogni singolo pensiero non è altro che la reazione di un organo specifico, cervello, ad un evento esterno o interno al mio corpo, veicolato dai cinque sensi? Ogni reazione non sconta forse il fardello di mente: pensieri, sentimenti, cultura, esperienze, limiti?

Se non avessi stimoli di alcun tipo, veicolati dai sensi, mente continuerebbe a produrre pensieri? Se sono Creatore dovrebbe farlo. Però mi rendo conto che in realtà cerco stimoli adeguati in modo che mente possa reagire elargendo un certo tipo di pensieri.


“Non sempre vogliamo ciò che ci piace, o ci piace ciò che vogliamo.”

Daniel Nettle


Se avvicino la fiamma alla mia mano, essa si tirerà indietro. Se respiro la polvere starnutirò per espellerla. Io non penso che ci sia stato in questo un atto creativo, ma reattivo, difensivo. Però se sottopongo a stimolo la parte del mio corpo nella scatola cranica, essa produrrà un pensiero. Non crederò che quello sia un prodotto reattivo, ma creativo. Perché?

Perché credo che un organo del mio corpo debba agire/reagire diversamente da un altro, il cervello diversamente dal cuore? Perché credo che siano organi diversi, perché credo che la mente sia il pilota e il cuore il macchinario? E’ davvero così?

Credo che la funzione del pensiero sia diversa da quella delle gambe che corrono all’impazzata quando scorgo un pericolo? Da quella delle mani che cercano di afferrare l'oggetto che sta cadendo? Dal cuore che batte con ritmo lento e costante? Dai reni che in silenzio svolgono la loro opera, incessante?

Credo che gli organi siano corpo e la mente spirito, sopraelevato, immateriale? In realtà non c’è niente oltre il corpo. Il corpo è tutto ciò che ho. Non ho alcun modo di relazionarmi con la realtà se non col corpo. Non esiste alcun tipo di relazione che non passi dalla mia incarnazione, corpo. Senza il mio corpo, che comprende gli arti, i sensi, l’organo chiamato cervello, che contiene il bagaglio chiamato mente, io non sono niente. Non esisto.


“Allora il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente.”

Genesi 2,7


Hanno insegnato che il pensiero è autonomo. Che è creazione e non reazione. Se così fosse io, creatore, dominerei i miei pensieri. Li creerei secondo necessità, abbandonandoli esaurito il loro compito, ricreandoli se necessario. Eppure i pensieri sussistono nonostante mente cerchi di ignorarli, distruggerli. Non possono essere evocati, eliminati, ricreati senza problemi: subiscono lo strascico di conseguenze, rigidità, pregiudizi, angosce, impedimenti, tipici di chi in realtà non è creatore ma creatura, non dispone dei pensieri ma ne è disposto.

Se il pensiero è creazione, paura, ansia, preoccupazione, frustrazione, angoscia,  non possono esistere. Mente deciderà in modo semplice di non produrli. Ma se il pensiero è reazione, allora non se ne andranno. Finiranno per condizionare, qualche volta dominare, la parte di me che chiamo mente. La quale, impotente, non potrà liberarsi. Sarò illuso, impaurito, preoccupato, coverò pregiudizi, ansie, timori.

Il naso che continua a reagire starnutendo sollecitato dalla polvere; mente che continua a reagire producendo pensieri sollecitata dagli stimoli.


“Non chiedere mai la strada a colui che sa. Potresti non perderti.”

Simone Bernard-Dupré


Religioni, scienze psicologiche, leader carismatici, saggi, persone comuni, ricercano il controllo dei propri pensieri. Se pensiero fosse creazione sarebbe facile. Lo sforzo per controllare i pensieri dimostra che non c'è creazione, ma reazione. Si cerca di controllare ciò che è stato generato da una reazione di mente ad un evento veicolato dai sensi o dalla mente stessa.


Il pensiero è risposta, non creazione.


Pensiero è sopravvivenza di fronte ai pericoli del mondo materiale. Pensiero è dipendente, non autonomo, anche se si illude di esserlo. Si muove in reazione alle sfide che la realtà impone. Si stratifica in mente, creando il substrato della personalità


Allora mente non è nient'altro che un macchinario, un elaboratore che reagisce ad una serie di situazioni, informazioni, input, in un modo talmente complesso da sfuggire al controllo? Non sono creatore dei miei pensieri, ma semplicemente reattore rispetto a ciò accade intorno a me, dentro di me, illuso di poter in qualche modo essere il pilota di me stesso?


Se così fosse, sarei disposto  ad accettarlo?



Continua...


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mercoledì 16 febbraio 2011

AMORE E' - PARTE OTTAVA



Incontrare l'amore senza cercare è l'unico modo per trovarlo.

J. Krishnamurti


Posso incontrare l'amore senza bisogno di disciplina, pensiero, sforzo, libro, maestro, guida? Incontrarlo come si incontra un bel tramonto? Esserne immerso come un viandante smarrito in una giornata di pioggia, che lo bagna fin nel profondo? Incontrarlo ignaro, non come risultato di uno sforzo, progetto, esperienza?

Come un fiore profumato che posso odorare o ignorare. Il fiore è lì. Che io sia vicino o lontano per il fiore non ha importanza. E' bello, ricco di profumo, lo distribuisce a chi vuole accoglierlo. Posso decidere di odorarlo profondamente, guardarlo con piacere. O ignorarlo. L'Amore è lì.


L'amore nasce quando vuole e come vuole, nudo e libero, non domandategli passaporti perchè viola impunemente le dogane.

Paolo Mantegazza


L'Amore non appartiene al tempo. E' qui e ora. Sempre nuovo, fresco, vivo. Non è ricordo di amore, nostalgia di un passato. Non ha ieri né domani. E' al di là della confusione del pensiero. Solo una mente innocente sa cos'è Amore. E una mente innocente può vivere nel mondo, che innocente non è.

Posso scoprire l'Amore, questa dimensione meravigliosa, che l'uomo cerca eternamente nel sacrificio, nell'adorazione, nel rapporto, nel sesso, in ogni forma di piacere e di dolore, solo quando il mio pensiero arriva a comprendere se stesso, e giunge naturalmente alla fine del processo di pensiero. La fine tanto temuta. L'amore è lì.


L'amore è cieco, ma sa vedere da lontano.

Proverbio Russo


Andare al di là del pensiero e del tempo realmente vuol dire andare al di là del dolore. Vuol dire essere consapevoli di una diversa dimensione chiamata Amore. Ma non so raggiungere la meravigliosa sorgente. Ho cercato ma non l'ho trovata. Ho sfruttato, spremuto i miei sensi, colmandoli di esperienze per arrivare a ciò che è chiamato Amore, ma non è durato. Devo continuare ad alimentare questo fuoco che altrimenti si spegnerà. E sono stanco. E questo Amore?

Posso raggiungere l'Amore solo quando smetto di torturare i miei sensi, vista, udito, olfatto, gusto, tatto, cercando di fargli sperimentare cosa sia l'Amore. L'amore è oltre i sensi. Non vi accederò guardando di più, gustando di più, udendo, toccando. Potrà rallegrarsi la mia vista, colorare la mia giornata, appagare i miei sensi, ma non sarà mai amore. Non gli darà mai vita.

A questo punto molti si chiederanno se conviene spendere sforzi alla ricerca di quel mitico Amore, visto che così tante cose “non è”. Forse si può vivere benissimo senza, gustando invece le emozioni che il nostro corpo e la nostra mente ci regalano, senza andare troppo in là nella ricerca. In effetti è questa la condizione dell'uomo: si ciba di tante cose che chiama Amore; cerca di tenere vivo il sentimento che chiama Amore; stimola i sensi per tener vivo Amore; si chiede se quello che prova sia ancora Amore.


L'amore è come la febbre: nasce e si spegne senza che la volontà vi abbia alcuna parte.

Stendhal


Ciò che ho trovato non dura in eterno. Lo comprendo. Sono stanco, non ho incontrato ciò che davvero è Amore. Cosa farò allora? Lotterò, combatterò, mi sforzerò, pianificherò, m'impegnerò. Ma ho compreso che non servirà. Non voglio più conoscere il simulacro dell'amore, l'ho incontrato troppe volte.

Non so più cosa fare.

Decido di non fare niente. Assolutamente niente. Non voglio sentire più niente, non voglio credere più niente. Intimamente, entro nel più completo, ignoto, sorprendente silenzio. Nonostante gli stimoli forsennati, voglio restare in quel silenzio, e li allontano, perché ho scoperto l'inganno e so che in essi non c'è Amore, più non possono fuorviarmi. Allora mi rendo conto che non cerco, non voglio, non vado a caccia, non c'è assolutamente un centro.

Allora c'è amore.


Che l'amore è tutto, è tutto ciò che sappiamo dell'amore.

Emily Dickinson


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martedì 8 febbraio 2011

AMORE E' - PARTE SETTIMA




L’amore è una malattia ribelle, che ha la sua cura in se stessa, in cui chi è malato non vuole guarirne, chi ne è infermo non desidera riaversi”.

Ibn Hazm


L'amore non è un prodotto del pensiero. Il pensiero è il passato. Può ricordare, ricreare amore ma non sperimentarlo. L'amore non è pensiero.

L'amore è sempre attivo presente. Non è "amerò" oppure "ho amato".

Se conosco l'amore non seguirò nessuno. L'amore non obbedisce. Quando amo non c'è rispetto, né irriverenza. So amare? Amare senza odio, gelosia, rabbia, condanna, senza far paragoni né voler interferire con ciò che l'altro fa o pensa. So cosa vuol dire?

Dove c'è amore c'è paragone? Quando amo qualcuno con tutto il cuore, la mente, il corpo, tutto il mio essere, c'è paragone?


Quando mi abbandono completamente a quell'amore allora non c'è l'altro, non può esserci paragone perché l'altro è in me.


L'amore ha delle responsabilità e dei doveri? Nel dovere non c'è amore. La struttura del dovere in cui sono intrappolato distrugge l'amore. Lo sostituisce con un pallido simulacro di cui io conosco la natura, ma non oso rivelarla a me stesso, accettandolo come “amore”. Costretto a fare qualcosa dal dovere, dal mio dovere, non amerò quello che faccio. Potrò accettarlo, ma non lo amerò.


L'amore è libero, non è sottomesso mai al destino”.

Guillaume Apollinaire


Quando c'è amore non c'è dovere o responsabilità. Lo so, accade tutto dentro di me, lo colgo con uno sguardo, interamente: la mia famiglia, nazione, fede, religione, il mio dolore, le mie lacrime, me stesso, se non c'è amore sono solo brutture dentro di me.


Quando il mio cuore vede questo, lo scopre realmente, allora la verità si rivela e ha termine il mio dolore.


Voglio scoprire cos'è Amore ma temo la verità. Temo la fine dell'illusione, scoprire di non amare, che è tutta una finzione che io stesso ho costruito. Ho applicato un'etichetta che non rispecchia niente, non contiene niente. Il vuoto dietro. Potrei scoprire di non amare. Potrei voler distruggere tutto, la finzione. Potrei perdere la strada, quella che costruisco da tutta una vita sulla base dell'idea che ho dell'amore, che non è amore ma solo la sua rappresentazione.

Ma questa è paura e la paura non è amore. Se ho paura, non c'è amore. Dipendere non è amore. Non lo è la gelosia, la possessività, il desiderio di dominare, impormi, manipolare per il mio successo o il bene altrui, la riuscita degli altri con i miei mezzi.

Non è amore tutto ciò. Sono simulacri in cui cerco di nascondere rabbia, risentimento, odio, senso di privazione, per poi definirlo convenzionalmente Amore.


Ho chiesto alla mia ex moglie di fare l’amore ancora una volta. Ha risposto “sul mio cadavere!”.

Ed io: “Beh, sì… come sempre”

Woody Allen


E' questo “amore” che la Società mi chiede: controllabile, omologato, prevedibile. Privo di vita, energia, bellezza, così pericolose in un organismo che vuol restare identico a sé stesso, privo di dirompenti slanci vitali.

Responsabilità e dovere non sono amore. L'autocommiserazione neppure. L'angoscia di non essere amato non è amore. L'amore non è l'opposto di odio. Allora cos'è, cos'è...?

Continua...


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