Ci sono due modi per cambiare la nostra vita: uno è cambiare il nostro modo di vivere, la realtà che ci circonda; l'altro è intervenire su quel magico, microscopico, interruttore bioelettrico nascosto nei meandri della nostra mente, che cambia la realtà in un clic.

giovedì 22 dicembre 2011

MINIMALISMO FAMOSO




Come l'altra volta, un articolo di Elisa Barindelli ha dato origine ad un mio post.

Vi invito a leggerlo, prima di proseguire, La tecnologia non è la causa dei nostri difetti”, molto bello:



Ho iniziato a scrivere un commento, poi era troppo lungo e lo pubblico qui. Riprendo alcuni spunti di Elisa (se mi permette di darle del tu :-)):


Non esistono minimalisti famosi.

Se uno è minimalista per forza di cose non è famoso.

Però esistono pseudo minimalisti in cerca di fama.


Mio zio è minimalista, vive sul mare, ha i cani, recupera la legna per la stufa, riutilizza tutto. Mio padre non ne parliamo, non sa cosa sia un ventilatore, l'aria condizionata, non ha il gas da città, non gli è mai servito. In Sicilia non serve, almeno non a quelli di una certa generazione. Ne avete mai sentito parlare di mio padre? Di mio zio?

Eppure loro sì che possono insegnare come si vive con poco, con poca acqua addirittura, dato che in Sicilia è razionata. Non parliamo di cose come il PC, etc, hanno il cellulare e la linea telefonica. Anzi, no, mio padre la scrocca a mia nonna. E' minimalista e pure scroccone.

Naturalmente non sa cosa sia un minimalista.

I minimalisti “noti” non fanno che applicare una vecchia e ormai consolidata tecnica pubblicitaria sviluppata negli anni 50 negli USA. 


Consiste nel trasformare mediaticamente un prodotto “culturale”, un idea, una visuale, in un prodotto “naturale”, un qualcosa che c'è sempre stato. 


A spacciare quindi un costrutto culturale per un fatto connaturato all'esperienza umana. Non è così. E' proprio un prodotto nuovo, un idea nuova, sotto mentite spoglie. Per forza di cose è anche un'idea “ricca”, ovvero un 'idea che può nascere solo in un contesto ricco, come quello in cui viviamo. Tipo l'arte povera che a volte costa un occhio.

Qual'è la differenza?

La stessa differenza che passa tra una moda (passeggera) e un'utilità vitale, esistenziale (permanente). Il prodotto così confezionato è vendibile, nobilitato, giustificato.

Quando all'università studiavo il marketing e la pubblicità ricordo la straordinaria esperienza dei biscotti del “Mulino Bianco Barilla”. Furono una vera rivoluzione in quanto, per la prima volta in Italia, non fu la pubblicità ad adeguarsi al prodotto, ma il prodotto “nacque” in seguito ad un lavoro forse durato anni di indagine sulle attitudini dei consumatori in cui vennero coinvolti celebri personaggi del mondo della sociologia che oggi scrivono per riviste affermate e sono autori di best-seller divulgativi. L'Azienda, in quel caso, non aveva il prodotto, ma una capacità produttiva inutilizzata e non sapeva bene cosa farne. Un precedente progetto andò in fumo e si decise di provare la strada dei biscotti.

Indagini di mercato avevano rivelato che i “biscotti Barilla” non avrebbero attirato i consumatori. Allora serviva trovare un marchio “contenitore", qualcosa che richiamasse la tradizione del biscotto. Si pensò ad un marchio di tipo inglese, perché l'Inghilterra è la patria, la casa, dei biscotti. Poi però, proseguendo con gli studi e le interviste, ci si rese conto che la vera “casa” dei biscotti era un'altra: la pancia. Occorreva approfondire, trovare un legame emotivo, la “pancia” sì, ma non solo quella fisica, ma anche emotiva. Indaga che indaga, si arrivò infine alla scelta del marchio “Mulino Bianco”. Perché? Perché durante i test ci si rese conto che le sole parole “Mulino Bianco” evocavano ricordi lontani, calorosi, familiari, di un tempo perduto, anche in chi un mulino non lo aveva mai visto in vita sua.


Ecco come trasformo un prodotto “culturale”, un idea (di marketing) in un prodotto “naturale” (indispensabile, la propria storia, i propri ricordi, in alcuni casi una speranza per il futuro che c'è sempre stata e adesso, finalmente, viene rivelata).


Ora, questo è naturalmente un esempio in quanto sto parlando di un caso che si pone ai vertici della storia del marketing, un'Azienda che invece di imporre la propria immagine ai pubblicitari nella creazione del brand, accetta di farla definire in toto dagli stessi creativi. Addirittura che costruisce i propri prodotti, che sceglie i propri ingredienti sulla base di una precedente operazione di conoscenza sociologica.

Ma la chiave è la stessa:


Se si riesce a spacciare un'idea, una proposta mediatica, culturale, per “naturale”, si è ottenuto l'accesso ad angoli dell'emotività umana che immediatamente spalancano porte altrimenti precluse.


Questo è il motivo per cui le idee chiaramente più di tendenza, modaiole, vengono a volte accettate con filtro quasi nullo. Non dico messe in pratica, è cosa diversa, ma accettate come “naturali”, anche se poi minimalisti non si diventa di certo. Ma si apre la porta. E con la porta aperta è possibile fare business. Ed io ammiro chi sa farlo, come ho spiegato nei post precedenti: la nostra economia si basa sugli scambi e quando si offre un prodotto, anche culturale, anche inutile, che viene lietamente accettato, addirittura contenti di versare un corrispettivo, è l'intera società che ne beneficia (a meno che non si tratti di armi o mine antiuomo che deploro).


Ma è un business. Ed è giusto che lo sia.


Naturalmente il minimalismo è un'altra cosa, ne abbiamo già parlato qui:



Se uno è minimalista la tecnologia non lo preoccupa.

Non lo spaventa. Il problema semmai è un altro: la tecnologia è necessaria al business. Senza tecnologia, senza media, non gira ”il nome”, non girano soldi, oppure girano solo attraverso i canali tradizionali ma è difficile per un emergente entrarvi, i posti sono già occupati.


Il minimalista è distratto (o almeno, io lo sono!)


Ora, se è distratto ed è pieno di gadget, neppure li vede. Nelle auto ci sono tantissimi indicatori, io non so a cosa servono. Neppure li vedo. Come faccio a farmi distrarre da qualcosa che per me esiste solo distrattamente? Non riesco neanche a comunicare la lettura del gas, l'indicatore sui termosifoni riporta quattro numeri diversi, ho dovuto spedire un fax per non sbagliare, con riportati tutti i dati che leggo. Come faccio a farmi distrarre da ciò che per me neppure esiste?


Il minimalista, quando incontra una tecnologia che gli serve davvero, non la molla più!


Mio padre col cellulare ha scoperto che può chiamarmi quando vuole. E' un problema trovare LUI invece, dato che è minimalista e la tecnologia LA USA, ma non ha ben chiaro perché debba rispondere al telefono quando altri lo chiamano. Il telefono serve a LUI per chiamare quando vuole, non ad altri per trovarlo quando vogliono. La pensa così. E quel cellulare non lo molla più, ma non risponde. Come fa ad essere disturbato dalla tecnologia uno che non risponde neppure al telefono? Perché si comporta così? Semplice: è minimalista dentro, fino al midollo. Pensa che se è davvero urgente richiameranno in un momento in cui avrà voglia di rispondere, cosa può esserci di così importante?


Le poche cose della sua vita le ha tutte sotto controllo!


Per me è lo stesso con gli mp3. Ne vado matto, le trasmissioni in podcast sostituiscono radio, TV, e rendono un piacere per me i viaggi del mattino in mezzo al traffico, aprono un mondo di conoscenze che altrimenti non potrei assaporare. Capita anche che sintetizzi intere piece teatrali in MP3 per ascoltarle dove voglio. Niente con TV, satellitare, pay-per-view, e tutto il resto, quella tecnologia la voglio!

E i libri classici disponibili gratuitamente in rete? A gennaio compro il lettore di e.book e dico addio a quintali di carta e librerie,

Perché sono distratto. Se una tecnologia mi piace ne vado matto. E' come la vecchia signora che non vuole saperne niente della modernità, poi passa un rappresentate col mega aspiratore che pulisce la casa in un baleno e lei glielo acquista subito in contanti (esperienza mia). La vecchina non so se è minimalista o meno, ma la schiena è schiena!

E Linux? Sapete quanto tempo sto dedicando a capirlo? Benedetto Linux, ha risuscitato il mio portatile di, ehmmm, quasi otto anni. Sembrava morto, adesso va che è un cavallo! Però il tempo lo perdo eccome a capire i comandi! Però finché va, un altro non lo compro. Farei presto, costa trecento euro tutto incluso, ma non è per i soldi, non è per questo o per quello, è proprio che ce l'hai dentro, è una specie di malattia, ogni cosa che reputi superflua ti appesantisce, ti annoia, non la vuoi, ti pesa. Ma quello che ritieni utile lo prendi eccome, al volo, anzi è amore a prima vista!

Però, alla fine, posso assicurare, è tutto tempo guadagnato, nonostante gli sforzi profusi, io mi diverto proprio con questo sistema operativo del pinguino, pensare che da qualche parte qualcuno ha lavorato, gratis, per permettere a me di salvare il mio portatile e stasera dialogare con Voi. Non l'ho neppure ringraziato. 


Forse dovrei ringraziare troppa gente. 


Allora esiste gente che fa le cose nell'oscurità, magari disinteressata, che usa la tecnologia perché gli piace, che la mette a disposizione degli altri in un forse folle, assurdo, impulso di generosità. Questa gente non odia la tecnologia. Anzi, ne fa participi gli altri. Così mi piace :-).

Ringrazio Elisa di http://www.landroideminimalista.com per gli spunti che sa offrire. E se avete reclami perché ho scritto troppo, prendetevela con lei.


E un caloroso augurio di BUON NATALE a tutti Voi!!!!!

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martedì 20 dicembre 2011

ECOFOLLIE 4 – LO SCAMBIO



Segue da Ecofollie 3

(Avvertenza, ho cambiato sistema operativo, se trovate difficoltà a leggere lo scritto, usate il tasto CTRL e la rotellina del mouse per ingrandire o rimpicciolire i caratteri).


Abbiamo detto che l’equilibrio in un sistema (anche economico) si raggiunge quando:


  • DOMANDA = OFFERTA


Ovvero:


  • Ciò che produco (OFFERTA, PIL) = Ciò che può essere consumato (DOMANDA)


Quindi:


  • Reddito Nazionale (Offerta) = (Domanda) Consumi + Investimenti + Spesa Pubblica


Più è alto il punto di equilibrio, ovvero il punto in cui i due valori si incontrano, più il Reddito Totale, la “torta” che la collettività può spartirsi, la ricchezza, è grande. Si cerca di tenere alto questo valore.

(Comunemente questo punto di equilibrio viene chiamato PIL, Prodotto Interno Lordo, ma io lo chiamerò Reddito Nazionale per spiegarmi meglio).


Gli scambi:


Avrete sentito quando si parla della borsa, la locuzione "alto volume degli scambi" intendendo con essa qualcosa di positivo. Cosa vuol dire? Perché viene inteso come qualcosa di positivo?


Sempre per lo stesso, eterno meccanismo: Domanda = Offerta.


  • Ovvero, io negoziante propongo (offerta) la mia merce, ma pochi la comprano. Allora il "volume dei miei scambi" è basso, e la mia ricchezza è poca. Negativo.

  • Però se vendo molta merce, ovvero se piazzo la mia offerta, che incontra la domanda del cliente, se realizzo un "alto volume di scambi" allora la mia ricchezza è molta. Positivo.


Ecco perché un'economia Dinamica è preferibile ad una Statica.


  • Un alto volume degli scambi all'interno del sistema spinge il punto di equilibrio in alto, più Reddito Nazionale.

  • Un basso volume di scambi lo spinge in basso, meno Reddito Nazionale.


Più è alto il volume di scambi, più cresce il Reddito Nazionale. Ora poniamo che, per assurdo, cresca l'autoproduzione in un sistema economico ad un livello impensabile, poniamo che le persone comprino pochissime cose perché hanno imparato a produrle (Economia chiusa, di villaggio).


Reddito Nazionale = Consumi (0) + Investimenti (0) + Spesa Pubblica.


Riprendiamo il modello di prima. Per comodità ho posto uguale a zero il livello dei consumi, ma è un assurdo per indicare una percentuale molto bassa, per indicare una tendenza. Non vuol dire che non si consuma ma che non si compra da terzi. Ora, meno si compra da terzi meno si investe nel privato. Infatti perché investire se poi la maggiore quantità di prodotti che posso ottenere non verrà piazzata? (La gente si costruisce da sé le proprie cose). Quindi anche gli Investimenti privati decrescono. Li pongo uguali a zero, solo per evidenziare il fenomeno.


L'equazione con zero consumi e zero investimenti diventa:


Reddito Nazionale = Spesa Pubblica.


Ovvero: se l'autoproduzione aumenta (si riducono gli scambi oltre una certa misura) la ricchezza della Nazione equivale ai suoi Debiti (Spesa Pubblica). Ovvero è pari a zero perché tale Spesa Pubblica, in questo caso, può essere finanziata solo in deficit (facendo debiti e non ad esempio con entrate fiscali, visto che nessuno compra).

Mi rimane ciò che posso autoprodurmi, ma nient'altro. E dato che le esigenze della vita moderna sono molteplici, avrò scambiato le poche cose che posso produrre in cambio della prosperità di un intero sistema in cui sto benone.

Naturalmente siamo ben lontani da una realtà simile, ma è solo per indicare come un sistema di autoproduzione sarebbe in realtà un sistema di povertà, di sopravvivenza in stato di crisi, ma nulla più. Inoltre non farebbe altro che perpetuare la povertà relativa perché non riuscirebbe a riportare in alto il punto di equilibrio, aumentando il volume degli scambi. La prosperità si ottiene solo uscendo dalla società “rurale”, ciò si ricava dall'equazione prima illustrata.


Che spiega anche perché il Consumo in una Società moderna sia così importante.


E' il Consumo il principale valore che fa innalzare il Reddito Nazionale. Non in quanto siamo dei viziosi, ingordi ed insoddisfatti, ma perché proprio dal punto di vista matematico (eterna curva domanda/offerta), il “volume degli scambi” è indispensabile al benessere come lo conosciamo oggi. Solo l'interazione economica intensa può far aumentare la Ricchezza Nazionale.

Ripeto:


Reddito Nazionale = Consumi + Investimenti + Spesa Pubblica.


Ma attenzione,:

E' importante, vitale che vi sia un Consumo inteso ma non tanto come consumo fisico, non come riempirsi gli occhi, la bocca, la pancia, le orecchie, di merci, ma consumo inteso nel senso di scambio.

All'Economia non interessa se io mangio per tre persone, apprezzo i viaggi, amo le novità tecnologiche, e amo i film in DVD, e mi esaurisco o meno nello scegliere il prossimo salotto. Ciò che conta è lo scambio. La transazione, il passaggio, in questo caso, di denaro. E' fondamentale che vi sia per portare in alto il punto di equilibrio tra domanda e offerta e aumentare il Reddito Nazionale.

Non è affatto un invito a comprare tutto ciò che di inutile questo mercato ha da offrire, anche perché se un sistema economico moderno non sa offrire ai suoi cittadini i mezzi per comprare vuol dire che ha fallito.

Il mio scopo è solo di chiarire alcuni punti per illustrare la complessità di un sistema, dove tutti dicono di avere le soluzioni (demagogiche) in tasca.

Adesso scrivo qualcosa che non c'entra con la Teoria Economica, è per dimostrare che molti Guru che vanno per la maggiore sono dei gran furboni. Naturalmente spero che la semplice equazione che ho proposto prima possa rendere il senso di quanto è illusorio parlare di un'economia di tipo chiuso, con pochi scambi. Tra l'altro è tecnicamente impossibile. E, dulcis in fundo, ho saputo quanto spendono in realtà i Guru del light solo in spese di viaggio e rappresentanza, dovremmo ringraziarli per il contributo che danno agli scambi!

Però aggiungo questo, ed è una mia opinione:


Oggi molti credono che devono rinunciare al consumo per ripulire la propria anima, la propria vita.


Non serve a nulla. E' l'esatto opposto. E' solo dopo aver ripulito la propria esistenza, la propria anima, che non si ha più bisogno del consumo. Allora non ci si pone neanche più la questione e neanche se ne parla. Perché non è il consumo il problema. La radice del malessere è altra.

Finché sentirò parlare dei danni del consumo, saprò che non si vuole davvero affrontare il punto critico della propria insoddisfazione di vivere. Il consumo non c'entra è solo un effetto, e pure l'ultimo effetto, l'ultimo sintomo, l'ultimo anello, quello visibile, su cui si parla, ci si interroga, si specula. Non è agendo su di esso che si otterrà qualcosa. Ma è risanando sé stessi che consumo o non consumo non avrà più alcuna importanza.


La', mi dispiace dirvelo, ma questa serie di post, se la continuo, consterà di molte puntate!

(Continua...)


mercoledì 14 dicembre 2011

ECOFOLLIE 3 - LA RICCHEZZA

Segue da “Ecofollie 2”

Abbiamo detto che l’equilibrio in un sistema (anche economico) si raggiunge quando:


·        DOMANDA = OFFERTA


Ovvero:


·  Ciò che produco (OFFERTA, PIL) = Ciò che può essere consumato (DOMANDA) 


Ciò che produco procura un Reddito se viene venduto, piazzato. Dato che in equilibrio ciò che produco è tutto piazzato, quel valore diventa il Reddito Collettivo, PIL, la "torta da spartire tra la collettività”.

Quindi, nel punto di equilibrio che il mercato sta cercando:


·        REDDITO COLLETTIVO (Offerta) = CONSUMI (Domanda)


Ovvero:


 La collettività sarà tanto più ricca quanto più potrà permettersi di piazzare i suoi prodotti e servizi.


Stiamo ipotizzando per adesso un sistema “chiuso”, senza Import/Export: un villaggio, una nazione, un continente come gli Stati Uniti o paesi sterminati come Cina e India. Stiamo parlando di una ricchezza prodotta all’interno di un paese che arricchisce quel paese, è consumata in quel paese. (Poi approfondiremo il commercio estero).


·        Cosa sono i CONSUMI (la Domanda)?


1.     Sono beni e servizi: cibo, acqua, auto, carburante, energia elettrica, riscaldamento, trasporti, istruzione, baby sitter, sanità, ricerca…


2.     Sono presenti e futuri: distinguiamo quindi Consumi (immediati) e Investimenti (effettuati per poter consumare nel futuro);


3.       Sono pubblici e privati. Privati lo dice la parola; Pubblici: pubblica amministrazione, pensioni erogate dallo Stato, assegni maternità, assegni familiari, sussidi di disoccupazione, cantieri, infrastruttura, la TAV, il Ponte di Messina, scuole, Università, Ministeri, costi della politica, ricerca finanziata dallo Stato. 


L’equazione diventa:


·        Reddito Nazionale = Consumi (beni e servizi) + Investimenti + Spesa Pubblica


La Spesa Pubblica sono i Consumi Pubblici, come prima definiti, il resto sono consumi più Investimento privati.


Tirando le somme:


·      Il sistema Economico sta cercando da sé, come un qualsiasi altro sistema, un equilibrio tra DOMANDA e OFFERTA.


·        L’Offerta è il Reddito Nazionale, la Ricchezza Collettiva, la “torta che ci spartiremo”, sperando che sia bella grossa;


·        La Domanda  è data dal Consumo privato + Investimenti privati + Spesa Pubblica.


E’ tutto lì, è pura matematica, è un’equazione. E’ lì il fondamento.


Cosa dice l’equazione?


Dice che il Reddito Nazionale, il totale della ricchezza che ci spartiremo sarà tanto più alto quanto:


·        Più la gente spende, Consuma;


·     Più la gente, Investe per un Consumo futuro maggiore, quindi aziende, case, infrastrutture, etc…


·      Quanto più lo Stato spende. (Avete capito bene, più lo Stato spende più aumenta il Reddito Totale disponibile per la collettività)

  

Non è una considerazione filosofica o un’opinione, è una pura constatazione matematica. Sono i conti della serva, quelli che hanno permesso di ricostruire gli Stati Uniti dopo la crisi del ’29, l’Europa dopo la seconda guerra mondiale, che la Cina ha attuato per fronteggiare la crisi del 2008, che ha reso il nostro Paese la terza economia dell’UE.


Ripeto:

·        Reddito Nazionale (Offerta) = Consumi + Investimenti + Spesa Pubblica


Quindi:


Il Reddito Nazionale crolla, la torta si restringe, la collettività si impoverisce quando:


·        La gente non consuma, non spende;


·      Una nazione non investe per il futuro, non costruisce strade, ponti, infrastrutture, acquedotti, aeroporti, scuole, ospedali, parcheggi; quando non investe nella ricerca;


·       Uno Stato attua una politica di “pareggio di bilancio”, ovvero smette di far debiti spendendo solo ciò che ha…Se spende solo "ciò che ha", come vedremo, non riesce più a governare l'economia, si arrende al mercato.
  

Non c’è alcuna considerazione morale in questo schema, è una pura equazione matematica che riflette un fenomeno naturale applicabile anche all’Economia, il pareggio tra domanda e offerta.

E’ una realtà, può piacere o non piacere, ma il sistema, qualunque sistema naturale, è questo. Così come per il leone divorare gazzelle è naturale e se non le divora muore lui di fame oppure alza le tende e cambia territorio di caccia, rischiando di nuovo la morte se non trova nulla.

Non importa quale sia la motivazione, ma se c’è meno domanda, meno consumi, meno investimenti, meno denaro speso nel settore pubblico, il punto di equilibrio tra Domanda e Offerta precipita verso il basso, verso la povertà, che giudica accettabile solo chi la povertà non l’ha mai provata.


Continua…

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martedì 13 dicembre 2011

ECOFOLLIE 2


Segue dal post "ECOFOLLIE".


DOMANDA = OFFERTA

E’ l'equazione fondamentale dell'economia e non solo. Se comprendo questo comprendo tutto. Questa base viene ignorata dagli stregoni (non addetti ai lavori) che propongono soluzioni magiche, senza alcuna cognizione di quanto delicato e complesso sia in realtà un meccanismo economico.


DOMANDA = OFFERTA, è l'equazione fondamentale in natura.


Tutto tende ad un equilibrio.

Cerco un lavoro: offro la mia candidatura (offerta) laddove so che c'è una richiesta della mia professionalità (domanda).

Cerco un partner: una persona viene corteggiata e in base alle offerte che riceve comprende che certi partner non potrà mai averli per sé (assenza di domanda) e sceglierà tra quelli che hanno proposto una offerta, sceglierà questi ultimi. Si sposa quando domanda e offerta si incontrano.

Leoni e antilopi devono avere una popolazione equilibrata in uno spazio delimitato, se ci sono troppi leoni (eccesso di domanda), le antilopi non basteranno a sfamarli e i leoni migreranno oppure moriranno di fame. Se ci sono troppe antilopi per pochi leoni (eccesso di offerta di carne disponibile) ciò attirerà altri leoni e di nuovo si ristabilirà l'equilibrio tra domanda e offerta di nutrimento disponibile.

Prendo due recipienti comunicanti, riempiti di fluidi, il contenuto dell'uno viene versato nell'altro solo fino a che non si raggiunge un livello di equilibrio, dopo di che, ogni recipiente non potrà più riversare il suo fluido nell'altro recipiente. La domanda di fluido pareggia l'offerta dell'altro recipiente.

Un paese ricco (domanda) viene invaso da popolazioni vicine (offerta) fino a saturarlo. Quando si raggiunge un punto di pareggio tra il benessere dei due paesi l’immigrazione finisce.


E' una legge di natura, valida per l'economia come per tutto il resto.

DOMANDA = OFFERTA.


In un sistema, forze di domanda e offerta si rincorrono fino a raggiungere un punto di equilibrio, qualunque sia.

Io Autorità, capo villaggio, sindaco, Ministro, Conte, Re,  voglio agire per determinare quale deve essere questo livello di equilibrio e cercare di raggiungerlo, con mezzi dati. Altrimenti il punto di equilibrio verrà comunque trovato dalle forze economiche in costante mutamento, ma potrebbe non garantire alcun beneficio alla collettività.

Nel deserto ci sono poca acqua e poche piante. In un lussureggiante giardino, molta acqua e molte piante. Entrambi sono luoghi in equilibrio.


Voglio un giardino o un deserto?

In un certo senso la programmazione economica non è altro che il tentativo di ottenere un giardino e non un deserto.


Quale tipo di piante, dove trovo l’acqua, quale parte della popolazione potrà abbeverarsi a quest’acqua e nutrirsi dei frutti del giardino? Sono tutte domande che devono essere poste o il giardino crescerà selvatico, spesso non adatto alla sopravvivenza umana, alla sua auspicabile prosperità.

Quale tipo di benessere, dove trovo i mezzi, i materiali, quale tipo di approccio culturale, tecnico, monetario, per quante persone, per quale etnia?

Domande scontate? Nient’affatto, è da qui che si parte. L’Autorità si pone come scopo di arricchire tutti o solo alcuni? Tutto il Paese o solo alcune Regioni? In Mozambico si preoccuperà di offrire vaccini e un pasto al giorno alla popolazione, avrà lo stesso obiettivo in uno stato europeo? Proporrà un aumento dell’IVA in Darfur? Oppure una regolamentazione del TFR negli Stati Uniti (dove il TFR non esiste)? Si lotterà per le “finestre” per le pensioni di anzianità in Europa (dove la pensione di anzianità non esiste)?

Si parte dalle domande su ciò che si vuole fare, l’economia è un vero progetto di vita, preso da una persona, un villaggio, una collettività, un mondo intero. Cosa si vuole? Si vuole per tutti le stesse cose?

Eppure, in ogni caso, in ogni paese, in ogni realtà:


L'equazione “DOMANDA = OFFERTA”, anche in Economia,  si realizzerà comunque, che io, Autorità, intervenga o meno.

Perché è un processo naturale


L'equilibrio si raggiunge SEMPRE nel lungo periodo. Come in un gioco, complesso, ciò che devo fare è cercare di portare in alto il punto di equilibrio. Perché?

Perché il punto di equilibrio è la ricchezza totale di cui una collettività può disporre. E’ il Reddito Collettivo, Nazionale, del Villaggio, il PIL, la “torta da spartire”, una speranza per il futuro.


-         Continua

lunedì 12 dicembre 2011

NIENT'ALTRO




(Questo post segue il precedente “La vita è questo”, alcuni in privato mi hanno posto domande sul niente.)


Tornava ogni settimana dopo che gli venne chiesto di meditare su niente. Il maestro lo accoglieva, ascoltava le sue deduzioni, le sue domande e puntualmente lo prendeva a sberle, così forti che le udiva anche il vicinato.

Meditava su niente con impegno, pensava di essere giunto a qualche conclusione, appena la riferiva, prendeva altre sberle. Ogni settimana per un anno. Era diventato lo zimbello del paese e il giorno seguente alla visita dal maestro aveva il viso dolente, gonfio e rosso come un peperone.

Stufo decise che la prossima volta non avrebbe aperto bocca neanche sotto tortura. Non disse nulla e seguì il maestro. Presero il the, sedettero in silenzio. Non prese sberle e il maestro lo invitò a continuare a meditare su niente.

Dopo un po' il discepolo tornò a fare domande e esprimere valutazioni e ricevette un'altra scarica di sberle. Allora smise. Ma continuò a meditare su niente.

Il loro appuntamento trascorreva serenamente, il discepolo non portava più le sue conclusioni ma seguiva il maestro nelle sue attività. Un giorno, tre anni dopo il loro primo incontro, mentre stavano seduti l'uno di fronte all'altro in meditazione, respirando serenamente, il maestro impercettibilmente sorrise: il ragazzo era tranquillo, era maturato e stava dimostrando tutte le sue potenzialità, in lui vi era adesso l'adesione incondizionata al momento presente, l’azione e il pensiero puro e niente altro.


Niente non è niente. Niente è nient'altro.

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