Ci sono due modi per cambiare la nostra vita: uno è cambiare il nostro modo di vivere, la realtà che ci circonda; l'altro è intervenire su quel magico, microscopico, interruttore bioelettrico nascosto nei meandri della nostra mente, che cambia la realtà in un clic.

domenica 7 aprile 2013

TEMPO, SPAZIO E VIAGGI INFINITI


Ho scritto un (lungo) commento a questo bel post:

http://miostilelibero.com/2013/04/05/energia-del-tempo/

lo riporto qui, scusate gli errori, ho scritto molto di fretta e senza rivedere :-(, ma mi rendo conto che ormai il 90% delle cose è teatro, il 10% sostanza, e ormai sono troppo vecchio per il teatro:

"Il tempo è un veicolo. Contrariamente a ciò che percepiamo non è lineare. Probabilmente è giustapposto. Non è lui che scorre, siamo noi a viaggiare, viaggia la nostra… chiamiamola anima. Solo che non si muove lungo una retta, ma attraverso… immaginiamo migliaia di fogli disegnati, facendoli scorrere rapidamente uno dopo l’altro otteniamo un cartone animato. In realtà ogni foglio è fisso, è la nostra azione del farli scorrere che fa sembrare tutto in movimento. E’ il viaggio che crea il (nostro) tempo, non il tempo che domina il nostro viaggio.

Nella fisica quantistica è un fatto teorico assodato, e anche Einstein presentava il tempo come una curva. La nostra limitata percezione lo indica come una freccia in avanti. In realtà è come se ci muovessimo di lato, decidendo in ogni attimo quale disegno far scorrere, spostandoci per le scale o con l’ascensore per esempio.

In questo senso la stessa morte del corpo fisico non è la fine del viaggio, perché il viaggio continua con le stesse modalità e probabilmente negli stessi luoghi fisici, ma in uno “strato” che i nostri sensi umani non colgono. Un po’ come i suoni presenti uditi dagli animali ma non dagli uomini, presenti in contemporanea. Cambia la forma ma il viaggio dell’anima continua. Spostandosi ancora di lato, facendo scorrere i fogli, decidendo quale foglio proiettare, quale tipo di attimo vivere, in quale modo. Probabilmente il tempo non scorre… noi scorriamo, decidendo dove andare."

"Da un punto di vista teologico, l’inferno è assenza di Dio. Ma per definizione non può esserci un posto in cui Dio è assente, altrimenti non sarebbe Dio. E’ quindi probabile che in quel “posto” incontrato durante il viaggio dell’anima, Dio sia presente ma che i sensi non lo colgano. E quel luogo quindi può essere ovunque. Può essere che nel viaggio di un’anima essa stazioni in un posto (eterno, spiego perché) in cui non riesce a cogliere Dio che pure è lì presente.

Il luogo fisico in cui si trova un’anima in viaggio potrebbe benissimo essere casa sua. O il parco pubblico. O meglio ciò che a noi appare “casa nostra” o il “parco pubblico”, di cui cogliamo solo alcuni aspetti.

(Non siamo in grado infatti di sentire tutti gli odori di quel luogo, percepirne le energie, i campi elettromagnetici, elettrici, biologici e tanto altro che non conosciamo tutti nello stesso punto, di cui noi vediamo solo la parte grossolana).

Probabilmente privi di un corpo grossolano, ciò che percepiamo in questa vita come “inferno” o “paradiso” potrebbe essere enormemente amplificato, come un misuratore di onde sismiche che oscilla alla minima vibrazione invece di sentire solo scosse molto intense come nel caso del corpo umano.

Questo tempo di “inferno” potrebbe essere “eterno” (parlando di tempo) in quanto solo con il corpo fisico riusciamo a “imparare a scoprire Dio”, seppur grossolanamente. Se non l’abbiamo fatto in questa fase del viaggio, nella successiva potremmo non averne semplicemente i mezzi, non aver imparato “come si fa”. Insomma, potremmo non esserne capaci e basta, non vederLo così come in questo stadio che viviamo adesso per quanto ci sforziamo non riusciamo a scorgere gli ultravioletti, che sono tuttavia sempre qui presenti, o le radiazioni, idem.

Lo spazio, il luogo di inferno o paradiso quindi potremmo essere determinati non da un diverso spazio fisico, ma dalla diversa capacità di “noi” di interagire con il medesimo spazio fisico. In soldoni: non veniamo mandati all’inferno, non veniamo mandati proprio da nessuna parte, è solo che siamo terribilmente incapaci di vedere la bellezza e questo ad un livello di percezione molto maggiore di adesso. E’ come se venisse uno che cominciasse a battere il gong proprio vicino al nostro orecchio per l’eternità insomma. Non abbiamo imparato come farlo smettere e ormai è troppo tardi.

Il tempo in tutto questo non è altro che la nostra scelta ovvero “dove decidiamo di andare”, destra o sinistra, sopra o sotto, ma incontriamo tutta una serie di spazi fissi, di “porte” infinite che attraversiamo e questo lo chiamiamo “tempo”. Esse non scorrono, il tempo non scorre, siamo noi a decidere verso dove scorrere. E’ una questione di prospettiva, naturalmente, il passeggero di una nave vede un paesaggio che muta davanti a sé ma dato il movimento relativamente lento un bambino passeggero che si fida più del suo istinto che della logica inculcata, penserà che il mondo si sposta. Un adulto penserà che si muove la nave. Ma dovrà fidarsi del ragionamento perché sulla nave sembra proprio che il mondo si sposti.

Per il tempo è uguale. Un passeggero penserà di stare fermo (“anima” in viaggio) e che il tempo scorra. E un altro potrà pensare che in realtà il mondo è fermo (strati di tempo) e che è la nave in viaggio che si sposta (anima).

Sono solo esempi per spiegarmi meglio.

Ma se ammettiamo che è l’anima ad essere in viaggio e che in realtà la moltitudine infinita di dimensioni che attraversiamo (tempi) è statica, allora comprendiamo anche il meccanismo di ciò che chiamiamo “destino”. E perfino di “destino eterno”. E riusciamo a conciliare il concetto, non so di “libero arbitrio” con quello di “predestinazione”.

Entrambi sono guidati da un fattore tempo come si intende a livello grossolano e sembrano pertanto inconciliabili: “un giorno (tempo) accadrà questo sicuramente oppure posso impedire che accada? Un giorno sarò lì anche se non voglio esserci? Allora come la mettiamo?”

In realtà si conciliano molto semplicemente se assumiamo che, viaggiando l’anima attraverso una serie di dimensioni sostanzialmente statiche, esiste già quel luogo, quella situazione, quel risultato, quella “salvezza”, che speriamo di raggiungere un giorno, esiste con un n° per cento di probabilità, ma esiste già. Solo che noi dobbiamo indirizzare il nostro viaggio attraversando quelle dimensioni statiche opportune per raggiungere ciò che già è preparato (con n. per cento di probabilità di incontrare quella dimensione). Naturalmente se ciò esiste già (predestinazione) ma scegliamo di attraversare “porte” diverse, allora è probabile che noi non incontreremo quella situazione, anche se essa esiste già (con n. per cento di probabilità, che crescono a mano a mano che si attraversano gli strati opportuni). Potrebbe anche non succedere.

Mi fermo qui, era solo per dire che noi abbiamo una visione dello spazio e del tempo del passeggero della nave, che vede il mondo cambiare davanti ai suoi occhi e non è molto consapevole del proprio movimento. Il passeggero del treno invece, sente il movimento sotto di sé e avrà la percezione opposta: comprende che è lui a muoversi, non il mondo (spazio e tempo) attorno a sé. Per lui il mondo, spazio e tempo, è statico.

Se si diventa consapevoli del proprio viaggio la percezione del tempo e dello spazio cambia radicalmente."

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mercoledì 3 aprile 2013

martedì 2 aprile 2013

Grandi...


I manager vogliono dirigere aziende grandi, non aziende profittevoli.

I politici vogliono essere a capo di grandi nazioni, non di nazioni profittevoli.

Le persone vogliono fare molte cose grandi, non cose profittevoli.

Girano tutti in tondo senza fermarsi mai e senza profitto.

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