Ci sono due modi per cambiare la nostra vita: uno è cambiare il nostro modo di vivere, la realtà che ci circonda; l'altro è intervenire su quel magico, microscopico, interruttore bioelettrico nascosto nei meandri della nostra mente, che cambia la realtà in un clic.

martedì 23 agosto 2011

RIDERE!





Non aggiorno il mio blog da un po' per un motivo: in questo periodo vedo le cose con tanta chiarezza e lucidità che mi chiedo "che bisogno c'è di parlarne? E' tutto così evidente, magnifico, semplice".


Come ho scritto in un post precedente: si parla sempre delle cose che non funzionano. 


Le cose che funzionano si apprezzano e si va avanti, tutto diventa fluido, si passa ad altro.


E' come se avessi tutte le risposte e quindi non ho più domande. Certo, avere risposte non vuol dire essere arrivati. E' come essere allenati e pronti alla sfida e dover salire sul ring. Ma finché ho solo domande, senza risposte, finché mi chiedo "come fare", allora non se ne parla neanche di salire sul vero ring, combattere la vera battaglia, affrontare la vera partita. Fino ad allora posso solo navigare a vista, senza essere mai sicuro se ciò che sto facendo sia davvero la cosa giusta. Mi batto e ribatto, ma non so se questo sia il vero senso.

Adesso credo di non avere più domande. O meglio, se torneranno spero di ricordare che non ci sono nuove risposte, è solo che "qualcosa non sta funzionando". Ma nella mia testa, non in altri posti, è tutto lì. Perché adesso non ho domande e sto bene. Se tornano le domande vuol dire che ho smesso di stare bene, non accetto più le risposte. Come se le risposte potessero cambiare nel tempo.

Non sto cercando soluzioni. So cosa fare. Mi sento leggero. Non ho dubbi. Credo di poter iniziare a giocare la partita giusta. Molti muoiono senza sceglierla la partita giusta. Sono molto felice.


Il problema delle vacanze è che se uno era stronzo prima di andarci quando torna sarà ancora stronzo.


Se ero fuori di testa prima, non saranno le vacanze a mettermi a posto. Non sarà l'esperienza dell'"uscire", ammesso che ci riesca, per qualche giorno o settimana a cambiare le cose. Anzi, le vacanze potrebbero impedirmi di cambiare le cose. Potrebbero distrarmi. Mare, sole, natura, amici, tutte cose meravigliose. Anche la TV, l'informazione, la cultura, potrebbero essere cose meravigliose. 

Ma se ho una malattia quello che voglio è curarmi, non fingere che non ci sia. Non ho bisogno di evadere, ma di combattere per me stesso. Se vado in vacanza, esco fuori da "me", consapevole che quando torno ritrovo ciò che ho lasciato, e se quello che stavo lasciando non mi rendeva felice, allora sto sbagliando tutto.


Le mie vacanze le sto trascorrendo lavorando nella mia nuova casa. Nello stesso posto in cui vivo ogni giorno.


Sono molto felice. Vedo un senso. Non "tornerò" ritrovando ciò che avevo lasciato. Ritroverò invece una specie di prateria libera, ove ho buttato una quantità enorme di cose. Soprattutto ho buttato i miei progetti. Che noia, che lagna. Ho gettato centinaia di pagine di diario, progetti, sogni... Come si fa a muoversi leggeri e liberi se si deve seguire lo schema, spesso irreale, dei tuoi stessi progetti? 

Come si fa a far entrare un progetto che richiede una vita di tempo in quella che è la mia quotidianità con i suoi di tempi. Non va bene. O dedichi il tuo tempo alla tua quotidianità, o abbracci subito il tuo progetto. Non riescono a convivere, non c'è il tempo. Uno dei due diventa zavorra, non sarò mai felice. Ho scelto. Tanto, se ho un sogno vero, quello ritorna. Non devo neppure pensarci, c'è una parte del mio cervello che lo farà per me, ma io sono libero. Non penso a ciò che sarà, né m'importa. Provo piacere nel pulire, gettare, sistemare, tagliare, incollare, montare, cucinare, sperimentare, e tutto così... divertente.


A volte in vacanza non mi divertivo. Mi sforzavo di divertirmi. Mi sforzavo di riposarmi. 


Tutto sforzo, niente gioia. Quest'anno sta andando bene, rimane una settimana, ma l'importante è che il giardino venga ripulito dalle erbacce, quello nel mio cuore, nel mio stomaco, nella mente. Dopo, starò in vacanza anche nel quotidiano.

Non devo più cercare, non ne ho bisogno. Non devo pensare a come fare. Non ho timore del tempo che scorre, anzi mi diverte quella clessidra con sempre meno granelli dentro. Mi divertono le mie rughe davanti allo specchio. Mi diverte vedere la quantità incredibile di fallimenti collezionati senza che questo abbia cambiato più di tanto la mia voglia di vivere, di divertirmi, il mio patrimonio finanziario per ciò che mi serve davvero, mi diverto a vedere come, per quanto io faccia, io possa in realtà incidere ben poco su me stesso, quando mi lascio andare è tutto a posto, va tutto bene.


Mi diverto a rileggere i miei post. 


L’ultimo, quello sulla dama, mi sembra una delle cose più sensate che abbia mai scritto. Non perché sia la verità, ma perché è esattamente il modo in cui io ottengo successi. E’ la mia verità. E il mio modo di riuscire, di essere, di gioire ed era lì da sempre. Adesso posso abbandonare gli altri modi, non m’interessano, saranno ottimi ma su di me non funzionano. La verità non è un hamburger di Mc Donald's, tutti con lo stesso sapore. Ho dovuto scoprire qual è il cibo che mi nutre davvero. Ho dovuto osservare. Se osservo, l’illusione scompare. Scomparsa l’illusione rimane la realtà, quella vera. Non è così scontato trovarla, molti si perdono nei propri sogni.

Solo una cosa mi ha stupito: vedere quanto io riesca a ridere e di gusto davanti ad un buon film comico. Credo che ne guarderò molti di più, ridere farà anche venire le rughe ma è troppo bello! Anzi, vado subito!!!

Ciao a tutti!

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martedì 9 agosto 2011

SAPERLO DA SEMPRE





"Io credo che le istituzioni bancarie siano più pericolose per le nostre libertà di quanto non lo siano gli eserciti permanenti.

Se il popolo americano permetterà mai alle banche private di controllare l'emissione del denaro, dapprima attraverso l'inflazione e poi con la deflazione, le banche e le compagnie che nasceranno intorno alle banche priveranno il popolo dei suoi beni finché i loro figli si ritroveranno senza neanche una casa sul continente che i loro padri hanno conquistato. "


Thomas Jefferson (1743 – 1826), uomo politico americano, terzo Presidente degli Stati Uniti d'America.


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