Ci sono due modi per cambiare la nostra vita: uno è cambiare il nostro modo di vivere, la realtà che ci circonda; l'altro è intervenire su quel magico, microscopico, interruttore bioelettrico nascosto nei meandri della nostra mente, che cambia la realtà in un clic.

martedì 23 agosto 2011

RIDERE!





Non aggiorno il mio blog da un po' per un motivo: in questo periodo vedo le cose con tanta chiarezza e lucidità che mi chiedo "che bisogno c'è di parlarne? E' tutto così evidente, magnifico, semplice".


Come ho scritto in un post precedente: si parla sempre delle cose che non funzionano. 


Le cose che funzionano si apprezzano e si va avanti, tutto diventa fluido, si passa ad altro.


E' come se avessi tutte le risposte e quindi non ho più domande. Certo, avere risposte non vuol dire essere arrivati. E' come essere allenati e pronti alla sfida e dover salire sul ring. Ma finché ho solo domande, senza risposte, finché mi chiedo "come fare", allora non se ne parla neanche di salire sul vero ring, combattere la vera battaglia, affrontare la vera partita. Fino ad allora posso solo navigare a vista, senza essere mai sicuro se ciò che sto facendo sia davvero la cosa giusta. Mi batto e ribatto, ma non so se questo sia il vero senso.

Adesso credo di non avere più domande. O meglio, se torneranno spero di ricordare che non ci sono nuove risposte, è solo che "qualcosa non sta funzionando". Ma nella mia testa, non in altri posti, è tutto lì. Perché adesso non ho domande e sto bene. Se tornano le domande vuol dire che ho smesso di stare bene, non accetto più le risposte. Come se le risposte potessero cambiare nel tempo.

Non sto cercando soluzioni. So cosa fare. Mi sento leggero. Non ho dubbi. Credo di poter iniziare a giocare la partita giusta. Molti muoiono senza sceglierla la partita giusta. Sono molto felice.


Il problema delle vacanze è che se uno era stronzo prima di andarci quando torna sarà ancora stronzo.


Se ero fuori di testa prima, non saranno le vacanze a mettermi a posto. Non sarà l'esperienza dell'"uscire", ammesso che ci riesca, per qualche giorno o settimana a cambiare le cose. Anzi, le vacanze potrebbero impedirmi di cambiare le cose. Potrebbero distrarmi. Mare, sole, natura, amici, tutte cose meravigliose. Anche la TV, l'informazione, la cultura, potrebbero essere cose meravigliose. 

Ma se ho una malattia quello che voglio è curarmi, non fingere che non ci sia. Non ho bisogno di evadere, ma di combattere per me stesso. Se vado in vacanza, esco fuori da "me", consapevole che quando torno ritrovo ciò che ho lasciato, e se quello che stavo lasciando non mi rendeva felice, allora sto sbagliando tutto.


Le mie vacanze le sto trascorrendo lavorando nella mia nuova casa. Nello stesso posto in cui vivo ogni giorno.


Sono molto felice. Vedo un senso. Non "tornerò" ritrovando ciò che avevo lasciato. Ritroverò invece una specie di prateria libera, ove ho buttato una quantità enorme di cose. Soprattutto ho buttato i miei progetti. Che noia, che lagna. Ho gettato centinaia di pagine di diario, progetti, sogni... Come si fa a muoversi leggeri e liberi se si deve seguire lo schema, spesso irreale, dei tuoi stessi progetti? 

Come si fa a far entrare un progetto che richiede una vita di tempo in quella che è la mia quotidianità con i suoi di tempi. Non va bene. O dedichi il tuo tempo alla tua quotidianità, o abbracci subito il tuo progetto. Non riescono a convivere, non c'è il tempo. Uno dei due diventa zavorra, non sarò mai felice. Ho scelto. Tanto, se ho un sogno vero, quello ritorna. Non devo neppure pensarci, c'è una parte del mio cervello che lo farà per me, ma io sono libero. Non penso a ciò che sarà, né m'importa. Provo piacere nel pulire, gettare, sistemare, tagliare, incollare, montare, cucinare, sperimentare, e tutto così... divertente.


A volte in vacanza non mi divertivo. Mi sforzavo di divertirmi. Mi sforzavo di riposarmi. 


Tutto sforzo, niente gioia. Quest'anno sta andando bene, rimane una settimana, ma l'importante è che il giardino venga ripulito dalle erbacce, quello nel mio cuore, nel mio stomaco, nella mente. Dopo, starò in vacanza anche nel quotidiano.

Non devo più cercare, non ne ho bisogno. Non devo pensare a come fare. Non ho timore del tempo che scorre, anzi mi diverte quella clessidra con sempre meno granelli dentro. Mi divertono le mie rughe davanti allo specchio. Mi diverte vedere la quantità incredibile di fallimenti collezionati senza che questo abbia cambiato più di tanto la mia voglia di vivere, di divertirmi, il mio patrimonio finanziario per ciò che mi serve davvero, mi diverto a vedere come, per quanto io faccia, io possa in realtà incidere ben poco su me stesso, quando mi lascio andare è tutto a posto, va tutto bene.


Mi diverto a rileggere i miei post. 


L’ultimo, quello sulla dama, mi sembra una delle cose più sensate che abbia mai scritto. Non perché sia la verità, ma perché è esattamente il modo in cui io ottengo successi. E’ la mia verità. E il mio modo di riuscire, di essere, di gioire ed era lì da sempre. Adesso posso abbandonare gli altri modi, non m’interessano, saranno ottimi ma su di me non funzionano. La verità non è un hamburger di Mc Donald's, tutti con lo stesso sapore. Ho dovuto scoprire qual è il cibo che mi nutre davvero. Ho dovuto osservare. Se osservo, l’illusione scompare. Scomparsa l’illusione rimane la realtà, quella vera. Non è così scontato trovarla, molti si perdono nei propri sogni.

Solo una cosa mi ha stupito: vedere quanto io riesca a ridere e di gusto davanti ad un buon film comico. Credo che ne guarderò molti di più, ridere farà anche venire le rughe ma è troppo bello! Anzi, vado subito!!!

Ciao a tutti!

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16 commenti:

  1. Ok vado a leggere il pezzo della dama, nel frattempo mi sono gustato questo, e se devo dirla tutta, il retrogusto di soddisfazione ha invaso le mie papille mentali...ci sono le papille nel cervello?
    Mi son rivisto in questo post, insieme al giardino che idealizzo in un bell'orto, in quella fravaglia di pensieri che si cerca di sopir in vacanza. Qualche tempo fa, feci questo ragionamento, poi mi son perso, tra una domanda e l'altra...e ho scritto che l'esser felici mi limita, non mi fa andare oltre. Un traguardo per molti si è tramutato in una fase di stallo, forse è dovuto al fatto che questo è uno stato che ci appartiene dentro, un po' come quel sorriso che sin dall'infanzia cercavano di sopirmi perchè non era consono...oggi rido di gusto e vorrei che lo facessero in molti.
    Un salutone :-)

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  2. Ottimo post. Condivido, ridere è importante, anzi importantissimo. Prendere una posizione lo è altrettanto ma con leggerezza, senza rabbia.

    Ciao e buona visione e tante belle grasse risate

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  3. bene caro Exo... sono davvero felice con te!
    Io questa pace l'ho avuta ed è passata, tante domande affollano la mia mente che non vuol sapere di tacere!
    Vado o non vado? Faccio o non faccio? Vivo o non vivo?
    Non posso dire che il mio sia un brutto periodo anzi, ma non sento nulla, nessuna emozione e nessun sapore... ed è incredibile nessun dolore! Ho visto un telefilm oggi è mi son divertita, ho riso.. ma poi spenta la tele... non sento nulla e mi chiedo.. ma è tutta qua la mia vita? Ho sistemato la casa con gioa ed emozione, ora è a posto e... e nulla!

    Oggi ho scritto un post che è l'opposto del tuo dove la paura di volere di più mi paralizza e mi chiedo se sia giusto... che casino che ho nella testa!

    Comunque mi rende felice la tua felicità e ti auguro davvero di stare sempre così!!

    Un abbraccio!
    :-)

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  4. I am:

    proprio tu che ami Jiddu Krishnamurti parli di prendere posizione. Ma la "posizione", nella visione di K., che per molti aspetti condivido, presuppone che ci sia una "fissità". Solo se ci sono punti fissi può esserci una posizione. Ecco, i "punti fissi" ci sono senz'altro, ma non sono dove crediamo di trovarli. Credo che appartengano al mondo dello "spirito", poi trasferiti nel mondo "materiale". Descrivo in maniera grossolana, è tutto più complicato di così, è per rendere il senso. Per dire che tutto parte da dentro, un'anima è l'universo intero, contiene già tutto. Ecco, se dovessi prendere una posizione, dovrei cercare le coordinate dentro di me, e so già che molti non le accetterebbero. Solo chi ha consapevolezza di queste "coordinate dentro" potrebbe accettarle. E' un lungo discorso.... :-)

    C'è una frase di Krishnamurti che sta rischiando, e spero riesca, di trasformare la mia vita: "Cammina senza lasciare impronte". Senza lasciare tracce. Nei momenti di lucidità che improvvisamente rischiarano la mia testa e poi cerco di vivere di rendita (:-)), mi sono reso conto che è il contrario di ciò che ci hanno sempre insegnato, e di ciò che la nostra natura (impaurita) ci spinge a fare: noi vogliamo lasciare le tracce invece. Ma operando così, non solo non otteniamo i risultati sperati, ma ci sforziamo ogni giorno fino allo sfinimento. Noi abbiamo il terrore di passare inosservati, essere dimenticati, non incidere sulla nostra realtà, di essere quelli di cui tutti si dimenticano sempre e che nessuno invita mai. Convinti che col nostro impegno potremo evitarlo. Mi rendo conto che non è così. Lungo, lungo, dico solo che un amico di K. disse: "quando stavo con lui, nelle sue passeggiate, mi sembrava di essere solo. Lui si immergeva completamente nell'ambiente". E' l'esatto contrario di quello che succede ogni giorno, degli sforzi che facciamo.

    Ecco, K. aveva preso posizione, praticamente aveva deciso di non prendere posizione in cose che per lui erano una perdita di tempo, ma al tempo stesso esisteva senza provare a farlo, e scompariva. Non era un uomo “importante”, era importante quello che lasciava nelle persone.

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  5. Mark:

    felicità come fase di stallo.. Io credo ce sia perché abbiamo difficoltà a muoverci, dico una parolaccia, in "dipendenza" da ciò che ci circonda, in sintonia se vogliamo metterla sul politically correct, ma alla fine siamo creature che dipendono per tutto dall'esterno. Abbiamo bisogno di aria, cibo, acqua, terra sotto i piedi, vestiti, compagnia, e questo è evidente. Ma ci sono anche energie, cambiamenti, scelte, se "ascoltiamo" questa realtà in cui siamo immersi, se "prestiamo attenzione" e ci "confondiamo" con ciò che ci circonda credo che tutto sarà molto più naturale, vitale. Se la felicità diventa stallo, forse è una comunicazione diretta a noi, si comunica in molti modi e la parola e come l'abbaiare di un cane: è talmente forte che copre tutti gli altri rumori, magari c'è un usignolo che canta in modo soave e non lo sente nessuno. Invece di rallegrarci col canto, ascoltiamo l'abbaiare insopportabile (parola, lettura, internet, chi grida di più vince). Magari lo "stallo" è quel canto. Una comunicazione molto più sottile che vuole indirizzarci, parlarci. Dovremmo far tacere i cani per ascoltare l'usignolo.

    Il cervello ha le papille? Certo che sì, se non le ha manda cmq il suo responso! :-)

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  6. Sara:

    ma io condivido appieno, anch'io so che, sistemata la casa, ci sarà "nulla", passerà il momento. Infatti ho due amici che mi rimproverano aspramente il fatto di non permettere loro di sistemarla in un giorno, loro ne sono in grado eccome, ma a me non piace così! Non devo sistemare la casa subito, devo vivere il processo! Non è una gara, non devo finire subito. Infatti mi sono giocato il loro aiuto :-(. Ma non capiscono... Loro hanno la casa super a posto, poi quando hanno finito escono fuori, cercano qualcosa da fare, girano, fanno altro. Alla fine io impiego il quadruplo del tempo (ahemmm anche di più!), ma quando finisco io ho vissuto quel piacere, loro l'hanno consumato subito e poi sono andati in giro per combattere la loro noia di vivere. Però hanno finito subito. Ecco, è tutto lì: non rimarrà niente cmq. Se mi aspetto di vivere di rendita avendo terminato una cosa, sto sbagliando: nel migliore dei casi mi annoierò, cercherò altro da fare, andrò avanti. E' così che deve essere. Ogni cosa ha il suo tempo. Se mi affretto io "brucio" il tempo del piacere di fare, di vivere. E mi porrò altre domande. E a quel punto sono fregato.

    Mi rimproverano il fatto di cucinare legumi e patate perdendo un sacco di tempo (di ferie!), ma il profumo che sento durante la bollitura sono momenti di vera felicità. Potrei mangiare altro, ma poi cosa faccio: vedo più telefilm, esco fuori per locali, faccio una passeggiata, scrivo di più, provo un secondo lavoro, studio lingue estere... Cosa faccio? Niente preparo la mia cena con calma :-).

    Capisco come ti senti e... beh, ciò che posso dire io non ha molto importanza, devi giocare la tua partita. Quello che ho fatto io è stato osservare i risultati nel mio passato: quando mi sono posto molte domande e quando nessuna, vedere che differenze ci sono state. Beh... ho scoperto che erano sforzi inutili. In realtà non sono solo inutili, sono anche la radice del malessere.

    Per quello che può valere, la frase di Krishnamurti dovresti provarla. Prova a vivere, "camminare senza lasciare impronte", a scomparire. So che spaventa, ma anche nel breve periodo i risultati rischiano di essere sconvolgenti. So quello che dico, ho il brutto vizio di usarmi come cavia, un giorno o l'altro esplodo. Prova a "camminare senza lasciare tracce" anche solo per qualche giorno, o per un giorno soltanto nelle varie esperienze della giornata e ti accorgerai che "tu non sei tu". Ovvero che moltissime delle cose che facciamo non ci appartengono, sono innesti che abbiamo operato su di noi affinché noi "esistessimo, ci fossimo, lasciassimo qualche traccia". Ma non siamo noi. E' apparenza che spacciamo in giro, per esistere. Così esiste qualcos'altro che non siamo noi. Provare, provare, a scrivere mi prendono per matto, ciao :-)!

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  7. Un giorno mi sono detta una cosa: tutto quello che il mondo è lo sono anche io, portatrice di un programma con il quale nasciamo e non possiamo ignorarlo. Quel giorno ho preso posizione, ho detto No, prendo atto di tutto questo ed ho iniziato il lungo percorso di conoscenza di me stessa. Ci sono cose difficili da accettare, quando accadono provo dolore, ma quello che faccio è avere una visione del mondo diversa, vedere le cose come sono, lasciarle andare, ci sto lavorando.... Per quanto riguarda la frase che è di tutti i Maestri di non lasciare traccia del loro passaggio ci sto lavorando.

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  8. I am:

    ma se io vedo le cose come sono, come faccio a dire NO? Dire NO, per me, vorrebbe dire negare la realtà (ciò che è). Se dico NO, anche di fronte all'inferno di questa vita, mi condanno. E sarebbe inutile in quanto non dipende da me. Non parlo, che so, del referendum in cui ho votato NO al nucleare, etc, ma delle cose della vita in cui proprio non posso fare niente (di utile)...

    Come cita la famosa poesia di Marco Aurelio:

    "che io possa cambiare ciò che posso cambiare, accettare ciò che non posso, e comprendere qual'è il caso che mi trovo davanti". Ecco, la terza parte richiede una profonda saggezza, la libertà dall'illusione. Poi posso anche prendere posizione, ma se mi trovo davanti a ciò che non posso cambiare, sarà una sofferenza vana.

    Ciao.

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  9. Oh che bello Exo, un post dove traspare un sorriso. Un sorriso che è alla base della vita , delle nostre giornate. Ho incontrato un gran maestro sulla mia strada.... Alessandro, mio figlio, è un sorriso unico ed è estremamente contagioso quando ti fissa e scoppia in una risata!
    Live simply
    Alberto

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  10. # Alb:

    non fai testo, in questo momento sei drogato di endorfine, questo per dire che il corpo umano è una macchina meravigliosa in grado di inondarci di piacere e felicità in alcuni momenti. Tutto quello che dici risente dell'innamoramento, in questo momento ti giudico incapace di intendere e di volere ai sensi di logica comune, quotidiana e monotona, quella media insomma. Appena rientrato in pieno possesso delle tue facoltà normali, mediamente di routine, mediamente depressive, mediamente ansiose, mediamente "che senso ha la mia vita", riprendo ad ascoltare con la massima serietà e ponderatezza le soluzioni proposte, per adesso ti invidio soltanto.

    Azz... Potresti prorogare con un secondo bimbo, una bambina stavolta, così invece di cercare soluzioni continui a spremere le endorfine!!!! :-)

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  11. Ciao Exo... scusa ma mi sa che mi devi dare altre risposte.. cosa vuol dire "camminare senza lasciare tracce" ?
    Grazie!
    :-)

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  12. # Sara,

    Azz, mi metti in difficoltà... Primo perchè certe parole sono come barzellette: appena le senti se ti entranoi dentro ridi, se ti spiegano la barzelletta capisci il senso ma la risata è svanita. E, in fondo, la vita è tutto uno scherzo.

    Secondo perchè, nel mio caso almeno, quelle parole hanno aperto un universo intero che sto appena iniziando ad esplorare. Ed è, ti assicuro, qualcosa di fantastico, di rivoluzionario, di liberatorio. E' come se portasse via da me decenni di avvelenamento silenzioso. Ma come faccio a spiegarti che ho messo una sonda che mi disintossica? Come un paziente posso dirti che vedo della roba strana che esce fuori da me, dei corpi estranei, pensieri estranei, desideri estranei, tutto quello che doveva fare in modo che io "esistessi", che il mio passaggio su questa vita non fosse vano insomma. Esistere per me e per gli altri, nella storia. Ecco, questo mi ha avvelenato. Ma il processo non riesco a spiegarlo, "come si fa", è stato un attimo vedendo un documentario su Jiddu Krishnamurti, che già conoscevo tra l'altro, ma quella frase, quella proposta di vita mi hanno colpito come un maglio.

    Soprattutto perchè funziona. Che posso dirti: fidati dell'istinto, se queste parole ti dicono qualcosa esplorale, se c'è dentro qualcosa per te verrà fuori. Cercare di non lasciare tracce è quasi rendersi invisibili ovvero indistinguibili da ciò che ti circonda. Un'opera di fusione, rinunciare ad essere distinti. Il problema è che poi nessuno ti vede, visto che tutti lottano per essere visti. Però, in qualche strano modo, ti accorgi che era tutta un'illusione e tutto quel tentativo di esistere, alla fine, porta a nulla di concreto, se non lo fai è lo stesso, i dono della vita (e le pene) arrivano ugualmente, senza sforzo. Prova, prova, prova..........!

    Ciao!

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  13. Ciao Exo. Che bello leggere questo post appena ricollegata la spina! Tanta pace, vera serenità.
    Un abbraccio.

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  14. Ciao Emanuela!

    Pensavo a te ieri e, ruggendo, dicevo che sei una persona a cui il post sarebbe piaciuto ma che non l'aveva ancora letto! Adesso siamo a posto :-)

    Ricollegare la spina? Nooo, lasciamola scollegata, lasciamola così, restare in vacanza anche tornando al lavoro è semplice questione di concentrazione! MOLTA concentrazione!!!

    Sperimento quel famoso verso dell'Hagakure (libro I passo 46):

    "Le questioni gravi vanno trattate con leggerezza. Quelle meno gravi con serietà".

    Ed è quello che mi è successo in queste vacanze e in questo rientro: trattare le vacanze con serietà e il rientro (lavoro) con leggerezza. Serietà non vuol dire noia e altro di simile, vuol dire che le ho trattate come una cosa preziosa e il rientro al lavoro lo sto trattando come uno scherzo poco importante.

    A proposito, riprendendo il tema del post, ho letto che ridere mantiene in salute, e in forma fisica e mentale. Al pari della dieta e del sonno. E ho visto anche che la risata, il ridere deve essere coltivato come un fiore, occorre scegliere con cura i migliori fiori e gettare le erbacce, occorre costruire il proprio giardino del ridere con la stessa cura con cui si arreda una cosa. Ho gettato un sacco di commedie moderne che non fanno affatto ridere e rivisto autori classici, attori dell'epoca d'oro della commedia USA, del teatro cinema italiano come i De Filippo e Antonio De Curtis (Toto), occorre scegliere il meglio, gettare tutto ciò che non fa ridere, tanto c'è troppo di tutto, lasciamo solo il meglio...

    A proposito, nel tuo penultimo post scrivevi "lasciate la Vs. impronta", nei primi commenti di questo post si parla di vivere senza necessità di lasciare la propria impronta, è una bella esperienza di libertà che sto vivendo. sono stato anche ad un pelo dal prendere in casa un cucciolo di gatto, ma me lo hanno soffiato, fa niente, starà meglio con le nuove proprietarie, ma io ero pronto!!!

    E' un piacere ritrovarti in rete, ma continua a comportarti come se tu fossi ancora in vacanza nel bosco... non cambia mica tanto ma si sta meglio!!!

    :-)

    Ciao!

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  15. Ho letto e riletto questo post: proprio bello!
    Dici "E' come se avessi tutte le risposte e quindi non ho più domande" ... questa frase mi pulsa in testa dalla prima volta che l'ho letta. Racchiude moltissimo, un cammino intero giunto a conclusione, una serenità fuori dal comune: c'è una fine a tutte le domande ma questa fine non è una risposta (penso fosse Nisargadatta a dire questo, o forse mi sbaglio ...).
    Ho letto anche i commenti, e riguardo al lasciare la propria impronta ... credo che tutto dipenda da cosa intendiamo per impronta: lo dici anche tu che per Krishnamurti "era importante quello che lasciava nelle persone", anche questo potrebbe essere un impronta.
    Bello, proprio bello!!

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  16. # Emanuela:

    dopo questo commento mi sono misurato e credo di essermi allungato di 30 centimetri, il mio ego non si gonfia, si allunga :-)

    Sì, Krishnamurti letteralmente scompariva (negli incontri informali) e praticamente si fondeva con ciò che gli stava intorno. L'interlocutore diceva che gli sembrava in alcuni momenti di essere solo. Era importante ciò lasciava dentro di loro, una traccia di sè, ma senza cercare di lasciare tracce. Anzi, lui scompariva. Altro che camminare leggero, spariva proprio.

    Stiamo però parlando di un personaggio assolutamente fuori dal comune che aveva rinunciato ad essere il messia di una comunità internazionale di gente ricca, che aveva sciolto il suo stesso ordine per permettere ad ognuno di essere libero da essa, che possedeva capacità paranormali e cercava di ignorarle in quanto capì che non avrebbero offerto alcuna risposta ma solo distrazione, che vedeva chiaramente ciò che ad altri è praticamente impossibile vedere. Le descriveva ma sapeva anche quando fermarsi, per non mandare in confusione. I guru di solito tendono invece a sparare concetti fino a confondere. PEr questo motivo è, a mio avviso, molto più complesso di altri da comprendere. La sua assenza di molti luoghi comuni lascia senza punti di riferimento. E anche lui, a mio avviso, era manchevole in molti punti, ma era molto coerente. Credo non si sia mai "guadagnato da vivere", ma non si è mai risparmiato per portare una luce. E' vissuto in una volontaria castità. Ha esplorato abissi senza speranza del cuore dell'uomo e ne è rimasto sconvolto.

    Credo che la serenità sia una vacanza in cui non devi cercare niente perchè... siamo sempre lì, sei in vacanza, non al lavoro. Il tempo delle domande è il tempo del "lavoro". Quando sei in vacanza è come se andasse tutto a posto, hai il tuo tempo di pace, di sospeso, di senso anche senza fare niente, perchè sei... in vacanza. Ha senso in quel momento riposare, non fare, godere, vivere. Poi fai la partizione tra tempo di vacanza e "di lavoro", e si torna alle domande perchè si reputa che il tempo di pace (vacanza) è finito. E' proprio una partizione mentale e volontaria che facciamo, aiutati dal fatto che c'è l'interruzione di lavoro, ma in quei giorni noi "decidiamo" che non è il tempo delle domande. E, in quei giorni, le domande perdono senso e svaniscono. Si dissolvono rivelando la loro inutilità perchè... in quei giorni non hai bisogno di risposte, sei in vacanza!

    Se riesci a superare la frattura "vacanza/lavoro", non a livello fisico (si deve andare al lavoro) ma a livello spirituale-mentale-di attitudine alla vita, allora non hai bisogno di nuove domande. Sono sempre le stesse e le risposte già trovate sono corrette e più che sufficienti. Naturalmente "è un po' più complicato di così!".

    Ciao :-)

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