Ci sono due modi per cambiare la nostra vita: uno è cambiare il nostro modo di vivere, la realtà che ci circonda; l'altro è intervenire su quel magico, microscopico, interruttore bioelettrico nascosto nei meandri della nostra mente, che cambia la realtà in un clic.

mercoledì 29 settembre 2010

VIVERE SENZA SFORZO - PARTE QUARTA



Perché non riusciamo nonostante gli sforzi?

Perché ci hanno detto che saremmo riusciti. E ci siamo sforzati. Abbiamo ottenuto. Era ciò che speravamo? abbiamo ottenuto qualcosa di diverso? Non abbiamo ottenuto? O abbiamo ottenuto ma avremmo ottenuto anche senza tutto questo “sforzo di vivere”. Viviamo in “ciò che è” o in “ciò che non è” (vorremmo che fosse)?

E’ possibile che ci sia un inganno alla base? L’inganno dello sforzo? E qual è questo inganno? Non ci hanno forse spiegato che lo sforzo è concentrazione su quello che è necessario fare? Ma è davvero così?


Lo sforzo è distrazione da ciò che è.

Jiddu Krisnamurti


Lo sforzo non è attenzione. E’ distrazione. Distrazione da “ciò che è”. Distogliere lo sguardo, non voler vedere, accettare, illudersi. Serrare i pugni, negare la realtà. E’ impossibile vivere e lavorare sulla realtà tramite l’Azione se prima non si accetta la realtà, entrando e vivendo completamente in essa. A quel punto lo sforzo scompare; non ha motivo di essere, sei entrato nella vita vera, non devi sforzarti, solo agire. E l’Azione non presuppone lo sforzo di vivere. L’Azione presuppone il gesto di vivere. Senza sforzo. Lo sforzo è psicologico, non fisico, non ha motivo in un sano processo vitale.

Nel momento in cui prendo coscienza della mia distrazione e accetto ciò che è, la lotta cessa. Il conflitto svanisce. La distrazione, origine dello sforzo per ritrovare la strada, si incarna nello spirito, e sussiste fintanto che, psicologicamente, coltivo il desiderio di trasformare ciò che è in ciò che non è.

Come sanare la ferita della distrazione, e quindi il conflitto tra “ciò che è” e “ciò che non è”? Semplice, basta prestare attenzione. Troppo semplice?  L'abbiamo mai sperimentato, davvero?


Se ho fatto qualche scoperta di valore, ciò è dovuto più ad un'attenzione paziente che a qualsiasi altro talento.

Isaac Newton


Segue nel prossimo post.

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giovedì 23 settembre 2010

VIVERE SENZA SFORZO - PARTE TERZA





















Lo sforzo può portare felicità?

Ma cos'è lo sforzo?


Lo sforzo è lotta per cambiare ciò che è in ciò che non è.

Jiddu Krishnamurti


Ciò che vorremmo che fosse, diventasse. Ci sforziamo per non affrontare ciò che è,  trasformarlo, allontanarcene.

Funziona? Si potrà mai trasformare "ciò che è" in "ciò che non è"?

E ciò che non è esiste? Esisterà mai? Sarà come ce lo aspettiamo o un suo simulacro?

Con “sforzo” ci riferiamo ad una lotta di natura psicologica, non ad uno sforzo tecnico, pratico, che può alla fine essere compiuto in maniera fluida e con mente serena, non fosse per la tensione mentale che accompagna impropriamente l'azione stessa.

Ci riferiamo alla mente, a ciò che vede, e non accetta.

Quella lotta psicologica che finisce sempre per prevalere sulla questione tecnica. Il problema tecnico viene risolto, grazie alla scienza, all’ingegno, le risorse. Ma lotta e conflitto psicologico vanificano tutto. La nostra vita, la struttura stessa della realtà umana, della Società, viene indebolita, crepata, disgregata fino a rendere il problema pratico irrilevante, sommerso da dubbi, paure, angosce, egoismi. La mente si affatica, snervata, irrequieta. La Società, seppur ricca di risorse, diventa avida, ingiusta, invivibile.


Dio fece la vita semplice e l'uomo la rende complicata.

Charles Lindberg


Ma fermiamoci su “ciò che non è”. Stiamo dando credito a “ciò che non è”? Nei nostri gesti, pensieri, azioni, sforzi, rendiamoci conto che stiamo sacrificando “ciò che è “, vero, reale, tangibile, misurabile, in favore di “ciò che non è”, illusione, progetto, non misurabile, non sperimentabile, non vero. Forse un giorno potrebbe diventarlo, ma oggi non è.

Abbiamo forse timore che senza sforzo costante noi perderemo “ciò che non è”?

E come si fa a perdere “ciò che non è?”

Come si fa a sacrificarsi per “ciò che non è”? Perché invece non vivere e sacrificarsi  per “ciò che è”? Eppure siamo continuamente spinti in un futuro che è solo proiezione del nostro passato, le sue frustrazioni, la voglia di realizzarsi, negata, i sogni che lottano strenuamente per non far affiorare la realtà, che non è sogno, non è illusione, non è progetto, è “ciò che è”.

Ogni giorno compiamo una scelta, viviamo nel futuro, cerchiamo di afferrare “ciò che non è”, perdendo per sempre “ciò che è”. Abbiamo perso “ciò che è” e “ciò che non è” non sarà mai. Perché ciò che sarebbe potuto essere non dipende dallo “sforzo”. Dipende da altro, tra cui l'Azione. E l’azione è efficace solo se stai vivendo “ciò che è”, non se stai vivendo “ciò che non è”. 

Ma qual è “l’inganno dello sforzo”? Perché le cose non riescono nonostante la nostra  espressione di volontà?

Al prossimo post


Ho sognato che andavo in Paradiso e facevo le stesse cose che faccio adesso.

Tu invece andavi all’inferno... e anche tu facevi le stesse cose che fai adesso.

Un saggio anonimo

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lunedì 13 settembre 2010

VIVERE SENZA SFORZO - PARTE SECONDA





La vita è quello che ti capita mentre stai facendo altri progetti.

John Lennon


Pensiamo che la felicità possa esistere anche per noi? Pensiamo di poterla raggiungere coi nostri sforzi? E come altrimenti? Arriverà da sola?

Felicità, gioia, appagamento del vivere si ottengono col desiderio di tali cose, e la relativa lotta? Lo desidero, combatto, ottengo? Magari non ottengo tutto ma buona parte sì? Oppure in misura inferiore, ma è sempre meglio di niente, meglio che lasciarsi andare e non ottenere nulla? Pensiamo questo?

Ma il desiderio di una vita felice cos'è, come si manifesta?

Forse col desiderio di una data persona, oggetto, esperienza? Ma ottenutala sono felice? Quanto sono felice, per quanto tempo? Per un po', per molto, niente? Avrò bisogno di altre esperienze per continuare ad essere felice? Aggiungerò altri desideri a desideri, lotte a lotte, sforzi a sforzi? So che non sarò felice ma farò questo passo perché devo fare un passo per volta? E' la risposta?

Forse è meglio non pensarci e agire per vedere se poi sono davvero felice? Io agisco, poi se va va, altrimenti mi rimetterò ad agire, e se ancora non va lo rifarò ancora, e ancora, e ancora... Lotterò. Non so se andrà bene, ma lotterò.


La gente cerca la felicità come un ubriaco cerca casa sua: non riesce a trovarla ma sa che esiste.

Voltaire


Soddisfa il desiderio e ne verranno altri. Soddisfalo e in breve proverai l'amaro gusto della routine, del vuoto, del gesto ormai privo di senso. Aggiungi altri desideri, ed altri ancora, insieme a sforzi incessanti per non perdere ciò che hai gustato.

Una scala che non porta da nessuna parte. Ma, dato che non porta da nessuna parte, qual'è la differenza tra chi sceglie di salirla e chi no? Uno dei due arriverà da qualche parte? Sarà felice al di là dell'apparenza di essere felice? Forse è felice chi più finge di essere felice?

Ma se è così non vale forse la pena, invece di soddisfarli, di controllare i desideri, sopprimerli addirittura? Ma non è lotta, sforzo costante anche questo? Conflitto, rimpianto, vuoto di “non essere”, non riuscire?

La nostra vita consiste in una serie di concessioni o rinunce ai desideri? E’ tutto qui? In entrambi i casi ciò può apportare felicità? Oggi, domani, un giorno, ciò apporterà felicità? Oppure siamo così disillusi da essere disposti a vivere senza felicità, sapendo che dobbiamo solo sforzarci, illuderci, di essere felici? E poi non pensarci o l'illusione crollerà. E noi non vogliamo che crolli, vogliamo che resti lì.


Strappa all'uomo comune le illusioni e con lo stesso colpo gli strappi anche la felicità.

Henrik Ibsen


Lottiamo con le nostre passioni, per soddisfarle o reprimerle. Sfuggiamo il senso di vuoto, di inutilità, di spreco delle nostre giornate, la mancanza di significato, la routine alienante. Ci affanniamo nella speranza di trovare felicità, un senso di pace, amore.

Ma possono queste cose nascere dal conflitto, dallo sforzo che mettiamo in essere? Che sia lotta per realizzare il desiderio o per rinunciarvi, cambia qualcosa? Non è sempre lotta con noi stessi e il mondo che ci circonda?

E perché mai lo sforzo dovrebbe portarti felicità?


Al prossimo post


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mercoledì 8 settembre 2010

VIVERE SENZA SFORZO - PARTE PRIMA


La vita è sforzo. Volontà applicata all’esistenza. E' così?

La nostra vita sociale, economica, (cosiddetta) spirituale, consiste in una serie di azioni per produrre risultati. Senza risultati ha senso la nostra azione? Fosse anche il concederci riposo, ma l'azione deve avere un risultato. E' così?

E riteniamo che in ciò il nostro impegno, il nostro sforzo sia indispensabile, essenziale. Quante azioni concepiamo senza che la volontà sia indirizzata al raggiungere un fine? Senza “sforzo”? Molte, poche, nessuna? Forse ormai tutta la nostra vita è uno sforzo?

Ci spinge il desiderio di conseguire un risultato, di essere, diventare, ottenere?

Se non ci impegniamo in qualcosa temiamo di ristagnare?

Abbiamo un’idea del fine che ci sforziamo di raggiungere e lo sforzo applicato diventa una costante della nostra vita.

Vogliamo trasformare, correggerci, migliorare, diventare, ottenere, compiamo sforzi, siamo abituati agli sforzi, viviamo di sforzi, ci sentiremmo perduti se non compissimo sforzi, anche vani e velleitari, ma dobbiamo provare e riprovare, e se non riusciamo tentare ancora e ancora.

Tale strategia è intelligente, efficace? Oppure è un frutto del proprio ego, ma nulla più?

Lo sforzo è necessario? Parlo dello sforzo psicologico, la tensione costante, quotidiana, non dell’energia impressa, ad esempio, per alzare un peso o controllare il volante di un auto. Parlo della tensione mentale, l’attenzione incessante, la “motivazione”.

Attraverso lo sforzo si realizza la felicità, la pace? Allora chi compie più sforzi dovrebbe essere più felice? Più sforzi, più felicità e più pace. Oppure è il contrario? Più sforzi più infelicità? Oppure esiste una via di mezzo, di volta in volta decidiamo noi dove termina lo sforzo? Ma decidiamo davvero?

Abbiamo appena detto che la vita è sforzo, attenzione verso un risultato. Se tutta la vita è finalizzata ad un qualche obiettivo dell'azione ciò vuol dire che in realtà non sappiamo fermare lo sforzo. Sappiamo solo variare l'obiettivo dello sforzo, ma in realtà sarà sempre presente. Quindi non sappiamo fermarci. Non siamo in equilibrio in quanto l'obiettivo, qualunque esso sia, sarà sempre lì, in quell'attimo infinitesimale, al centro della nostra mente. 

Allora siamo sempre sotto sforzo. Così si realizza più felicità e pace? Vogliamo provare a fare ancora più sforzi per vedere se diventiamo più felici? Forse non ci crediamo eppure continuiamo a sforzarci. Perché?


Si fa l'abitudine a tutto, anche al continuo peggioramento di ciò che già era ai limiti della sopportazione.

J. M. Coetzee


Generando più sforzi non genereremo forse maggiori conflitti, confusione, infelicità?

Sforzandosi la felicità arriverà mai?

Ma senza sforzo potremo mai essere felici?


Al prossimo post

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