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Ci sono due modi per cambiare la nostra vita: uno è cambiare il nostro modo di vivere, la realtà che ci circonda; l'altro è intervenire su quel magico, microscopico, interruttore bioelettrico nascosto nei meandri della nostra mente, che cambia la realtà in un clic.

lunedì 29 dicembre 2014

PELOSI MAESTRI ZEN

Ciao a tutti, allego le foto dei miei maestri di ZEN, spero Vi piacciano, me li ha chiesti Graziana, basta guardarli in azione per buttare via parecchi libri ormai inutili....

E FELICE NUOVO ANNO A TUTTI!!!!!!!






giovedì 11 luglio 2013

ESTERO


Posto alcuni commenti a un bell'articolo sull'ormai necessità di emigrare che troverete al seguente link:


Vi consiglio di leggerlo. Scusate gli errori, è stato scritto tutto di getto, senza badare troppo alla forma :-)


"Beh, tutto vero.

Però forse è anche vero il contrario. Ricordo anni fa l’esperienza di tanti giovani entusiasti partiti per la Spagna, a fare le stesse cose che facevano in Italia, stesso precariato, stesso salario appena dignitoso, ma pieni di entusiasmo, di voglia di vivere e di speranza. Adesso la Spagna ha uno dei tassi giovanili di disoccupazioni più alti d’Europa, non so se quei giovani siano ancora lì o se abbiano cambiato aria, se hanno ancora tutta quella intrepida fiducia nel futuro e nel paese che li ha accolti… Ma forse tutto il mondo è paese e l’atteggiamento psicologico personale, individuale è molto più importante di quello di una collettività a cui i media ti dicono di appartenere, ma che in realtà è una costruzione mediatica.

Io non sono l’Italia, alla fine sono la mia casa, il mio giardino, i miei gatti, la mia busta paga, il mio precariato, le mie gioie e i miei dolori. Se li globalizzo pensando al resto del paese sto vivendo una vita virtuale. E questo penso sia valido sia a Londra, che Madrid o Milano. Si guarda molto “fuori”. E’ giusto. Serve a sopravvivere. Ma senza il necessario equilibrio diventa fuorviante. Per esperienza so che si può essere un povero sfigato in mezzo alla ricchezza e un fortunato riccone in mezzo alla povertà. Occorre molto discernimento e la capacità di sfuggire ai modelli sociologici. Il modello non guarda chi sei, anzi cerca di appiattirti per contabilizzarti meglio. Io forse non sono mai stato bene come adesso. Non vuol dire che le cose siano messe benissimo, ma che c’è stato un tempo in cui erano ancora peggio."


"mia madre, padre, nonno, nonna, tutta la famiglia insomma siamo stati emigrati e siamo cresciuti da emigrati. 2500 km. All’inizio senza conoscere la lingua, anni ’60. mia madre 18 anni, mia nonna più di 40, mia zia a scuola piccola senza capire niente, sempre a piangere. Sono sopravvissute e hanno prosperato, forse non come avrebbero potuto, tanti sbagli, ma non hanno mai chiesto nulla a nessuno Stato. 3 giorni e due notti in treno per tornare in sicilia per le vacanze

Io ho il mio orticello, emigrato a “soli” 1600 km circa. Mi trovo bene.

Sono molto limitato, non riesco neppure a concepire che una persona non voglia sacrificarsi uscendo dai propri confini, è questa la vita. Detto questo, parlando dell’orticello. Il problema non è l’orticello, il problema è non gravare sugli altri, sullo Stato. Così si finisce sul gravare sugli altri con la pretesa di uscire dall’”orticello”. L’orto è sacrosanto, permette di organizzarsi e vivere. Il problema, oggi, non è tanto “aiutare gli altri”, ma smetterla di pesare sugli altri con tutte le funzioni e i “diritti” sociali che questo comporta.

C’è una visione distorta della realtà economica, e c’è pure una distorsione della spesa e degli investimenti, lunga storia, ho svolto una tesi di laurea di 500 pagine sui sistemi di sicurezza sociale. Diciamo che se ognuno avesse il proprio “orticello” e lo coltivasse con cura non chiedendo aiuti alla collettività ormai esausta, le risorse disponibili basterebbero per tutti. Per chi ha bisogno davvero.

A proposito: mio padre è andato in pensione con un lavoro precario. Ha maturato i contributi grazie al lavoro svolto in gioventù in Francia. La “crisi” dell’occupazione in realtà in Italia c’è sempre stata, solo che adesso ha investito anche il centro-nord italia. E’ come la crisi del ’29 negli USA di cui ci si accorse solo quando la povertà finì di colpire solo i neri. La cui condizione non cambiò. Erano poveri, poveri rimasero, e nessuno se ne preoccupava. In Italia è lo stesso. Il sud è sempre emigrato all’estero, ove estero è anche il nord. Il problema vero si presenta quando non c’è più dove emigrare."


"Non si può aspettare che altri “facciano” (ciò che sarebbe giusto, onesto, proficuo, etc….). Non è così la vita. E’ interessante il commento del lettore in questa pagina, parla della Germania, terra di approdo di tanti emigrati del sud Italia e non solo. Mio zio che ha costruito una vita laggiù mi racconta che c’erano immigrati italiani che sfruttavano il generoso (una volta) welfare tedesco facendosi pagare anche l’affitto e le bollette della luce. Altri, sempre immigrati, che si rivoltavano a questo modo di fare e pensavano ad “arricchire” col loro lavoro il paese che li ospitava invece di sfruttarlo. Chi è intelligente, chi scemo? boh… Fatto sta che una parte produceva, l’altra dilapidava. Ora, non parliamo dei governanti, guardiamo al Paese, quello vero, fatto di gente che ha arricchito sé stessa e gli altri e di chi altresì continua a divorare risorse. Magari legalmente e magari senza sapere che non è cosa buona dato che è cosa diffusa.

Però si parte da lì. Dimostra qualcosa che ho sempre saputo: c’è una parte della popolazione che “attende” dallo Stato. E altri che non attendono, chiudono baracca e burattini e partono. E quando arrivano, probabilmente, dato che oggi partono i migliori e non i peggiori, non sfrutteranno lo stato di approdo ma lo arricchiranno. e se tutti facessero così nel proprio paese saremmo noi la Svizzera o la Londra in cui si recano i giovani. E non esistono politici e potenti più onesti del popolo che governano, e oggi l’asticella media dei valori è posta troppo in basso. Il politico non è il primo a smettere di approfittare, è l’ultimo. L’ultimo di una catena di approfittatori. Altri stati più virtuosi non hanno politici migliori, hanno una popolazione più intollerante, meno accondiscendente ai maneggi e alle ruberie. Probabilmente perché anche più severi con loro stessi rispetto all’italico furbastro."


"Rispetto la tua opinione, che naturalmente sarebbe auspicabile divenisse realtà, ma non credo proprio sia così. Cmq, il costo del lavoro italiano è alto perché ci sono valanghe di pensioni e pochi lavoratori, in generale molto welfare e poco lavoro. e sprechi a non finire. E evasione fiscale e contributiva a non finire. E un nord con le sue regioni tra le più ricche d’Europa e il Sud che ha le regioni tra le più povere d’Europa. E non c’è soluzione a questo perché il Paese può crescere quanto vuole, ma se c’è una voragine a sud che assorbe tutto non riesce cmq ad assicurare un livello di benessere diffuso. O si agisce al sud (ma è chiaramente impossibile ottenere qualcosa) oppure non si riuscirà comunque. La “fame” di soldi dipende da scelte che nel breve periodo “arricchiscono”, nel lungo periodo “impoveriscono”, come né “la cicala e la formica”. Che abbiamo una classe politica inutile e sprecona è risaputo, ma questa è. E non migliorerà. Se a uno non piace fa prima ad andarsene che a cambiare l’Italia: andarsene lo fa in un ora, cambiare l’Italia non riesce. Non siamo d’accordo penso perché sono una persona molto concreta, vedendo la struttura italiana non penso affatto che possa essere cambiata e la vita è una sola, si fa una scelta decisa e si agisce. Inutile aspettarsi aiuti, anche dalla politica, soprattutto dalla politica. non voto da dodici anni infatti, e mai una volta che mi sia pentito, anzi.

Per quanto riguarda il “non specificato aiuto”. Posso specificarlo eccome. Però si dovrebbe credere che lo Stato, i partiti, i politici, sprecano e gettano soldi per ottenere consenso politico e territoriale. Però magari uno non ci crede che questo accade. Magari uno non crede che c’è chi non ha niente e chi è letteralmente coperto di soldi (“gli amici" per dirla in maniera volgare e a volte semplicemente i fortunati). Mi fermo qui. Cmq rispetto chi ancora crede nella politica e nelle istituzioni, nella loro capacità di creare un sistema equo, io non ci credo e agisco di conseguenza, in un certo senso “come se lo stato non esistesse”. La vita è una guerra, non ci sono arbitri che regolano una situazione, c’è solo fortuna troppo spesso, e nient’altro, se non sei fortunato è meglio andarsene. Conosco persone che stanno programmando un trasferimento nel Mozambico, dico, il Mozambico, e che gli dici a questi: aspetta che lo Stato faccia qualcosa? No, gli dici “non aspettarti niente da nessuno e vai”. Se poi qualcosa arriva bene, ma tu vai… Vai e vivrai. Rimani e fai lo schiavo."


"Mia nonna è andata in Francia dopo i 40, con tre bambine, appena arrivata gli è venuta la depressione che non l’ha mai più abbandonata. Mia zia bambina è andata lì e piangeva sempre perché non conosceva la lingua. Poi, nel tempo, è diventata la segretaria dell’Amministratore delegato di una multinazionale italiana in Francia. Certo è meglio andarci da bambini e dipende dal carattere che hai. Alcuni non ne escono, soprattutto donne ho visto: quando lasciano tutto per ricominciare ad una certa età, finiscono col disprezzare quello che hanno lasciato (il Paese che li ha costretti ad andarsene) ma al tempo stesso entrano in depressione cronica.

E tante altre storie che ho vissuto sulla mia pelle.

Bene. col senno di poi posso dire una cosa: meglio andarsene in un posto non tuo ma promettente e curarti la depressione magari assistito da un servizio sanitario efficiente nella nuova nazione piuttosto che andartene e poi tornare indietro. Se vai e torni indietro la depressione rimane comunque e ti ritrovi nello stesso brodo di prima. Tu CREDI che sia cambiato qualcosa e che sia il momento di tornare. In realtà non è cambiato niente e passi dalla padella alla brace. Mai voltarsi indietro, mai. Possono esserci eccezioni, vero, ma riguardano i grandi successi personali, le grandi avventure, etc… Tornare sì ma come turisti e non lasciare mai il paese estero che ti ha garantito prosperità. Lo dico per esperienza personale e familiare: andarsene e divenire parte del luogo in cui vai a vivere, integrarsi e costruire lì qualcosa di nuovo. Poi con gli aerei low cost se uno vuole va a ritrovare la famiglia in meno tempo di quanto impiego io a sbrigare una pratica amministrativa a Milano centro, garantito.

Per non parlare di Skype, vedo le NONNE che comprano il PC per vedere OGNI GIORNO i nipotini, ooohhh! prima ste’ cose non potevi farle neppure se la famiglia di tuo figlio abitava a cinquanta km!!!! Le distanze si sono abbattute, la paura è culturale! Mondo boia, da Milano arrivo prima in Polonia che in Sicilia, occorre uscire dall’immobilismo: come si produce ormai per l’estero occorre “istruire per l’estero” il “made in Italy non deve riguardare solo i prodotti, ma soprattutto le PERSONE, siamo in troppi in Italia per un paese che non crescerà comunque, che è morto ma anche per motivi naturali, siamo 50 milioni, ohhh!!!! Ci sono paesi che hanno potenzialità di crescita che l’Italia non ha più, non aspettiamo di trasferire il mondo in Italia, usciamo noi verso il mondo!!!! E’ più facile spostare una persona VERSO L’ESTERNO che spostare Un’intera ECONOMIA verso l’interno!!!!!

Ho fatto un anno di militare con appena il necessario per sopravvivere a 1780 km da dove abitavo, oggi il militare non c’è più, dovrebbero rimetterlo: tutti i giovani devono uscire dall’Italia per almeno un anno, devono andarsene come obbligo, un anno, non avranno più freddo, fatica e umiliazioni di quelle che si subivano nella naia, in balia di teste di Caxx…. dopo ste’ cose le dimentiche, anzi ci ripensi divertito, allora fuori per un anno, che vada bene o vada male deve divenire un obbligo, poi magari alcuni rientrano e altri trovano quello che gli piace, ma almeno hanno conosciuto qualcosa di diverso, magari migliore, ma sono cose che rimangono per la vita, devono andarsene tutti e tutte, un anno di “servizio estero” come fanno i mormoni (due anni), rientrano più ricchi e se non rientrano è meglio per loro!

“Fuga di cervelli”? Ma stiamo scherzando? Anche se metà dei giovani in gamba va via, quelli che rimangono sono più che sufficienti per rendere l’Italia un paradiso se solo ne avessero la possibilità, devono andarsene perché ci sono TROPPI cervelli, TROPPI laureati, TROPPI impiegati, TROPPE persone che parlano due-tre lingue e non si riesce ad assicurargli un lavoro dignitoso in relazione a ciò che sanno fare. Militare, servizio estero, un anno, anche se non vogliono, neanch’io volevo ed è stata dura, ma è così che si vive! Ai tempi non c’era il cellulare con skype o il wi-fi all’autogrill o nelle librerie che telefoni gratis e vedi pure papa e mamma sul telefono, c’erano cabine telefoniche con le monete mentre fuori era buio e tutte le 4.500 lire al gg che mi davano che andavano via così.

L’Italia è viziata? Se vuole più di questo sicuramente sì. Solo che non se ne accorge. Pensa sia normale. L’Italia si è costruita così. Con le sofferenze prima che con le opportunità. E posso assicurare che allora, inizio anni 90 non era più onesta di oggi, anzi, le caserme erano luoghi di furto, spreco, contrabbando, sopraffazione, e spesso violenza. Ogni tanto si suicidava qualcuno. E il paese cresceva lo stesso. Oggi si sta meglio eppure il paese crepa. Nessuno ti obbliga ad andartene di casa. Si preferisce oggi o gli anni 50-60-70-80? Si preferisce ieri? OK, ci si sacrifichi come ieri allora."

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lunedì 17 giugno 2013

LETTERA A UN AMICO SUGLI AUTORI CHE VOGLIONO CAMBIARE IL MONDO


Ho omesso i nome degli autori in questione, non ha importanza...

"Ciao,

Ti dico secondo me dove sta l’errore che commettono i XXX ma in generale chiunque voglia aprire una “nuova coscienza” nell’umanità, portare a galla tesori sepolti, etc…

OK

Sono sinceramente convinti che il mondo e le persone starebbero meglio se fossero “evolute”, aperte, con una coscienza più ampia, etc… Verissimo. Il mondo starebbe meglio, non ci sarebbero guerre, povertà, sopraffazione, etc….

Il problema è che, ciò che queste persone vogliono creare, in realtà esiste già. Ovvero, se ci si incontra tra persone evolute non si pensa alla guerra, si pensa a costruire qualcosa insieme, ad aiutarsi, a mischiarsi, senza conflitti. Non ha importanza se uno è musulmano, cristiano o ateo, non dico che abbiano tutti ragione riguardo all’interpretazione della vita, ma si vive lo stesso in pace, prosperità, armonia. La parola tolleranza non ha più senso perché non ci sono conflitti.

Quindi, non serve cambiare la testa, le credenze e tutto il resto per ottenere un mondo in pace e giustizia, se si incontrano persone evolute è fatta, accade.

Il problema è che non si può trasformare la maggioranza dell’umanità, che è scimmia, in persone evolute. Anche se sveli verità a destra e a manca, chi è scimmia rimane scimmia e che sia ateo, XXX-iano, XXX-gliano, Cristiano o Musulmano, tra scimmie la guerra è e sarà sempre all’ordine del giorno, ogni giorno. Quindi tutti i discorsi sulla “verità vi farà liberi” ove si intenda un mondo come proposto dagli autori, pace giustizia e libertà, è un emerita fesseria.

“La verità vi farà liberi” ha senso, in termini cristiani, quando ti liberi da queste illusioni e abbracci l’infinito, la trascendenza di una vita bella, nonostante questo mondo faccia schifo. Ma il mondo non lo trasformi e non trasformi le persone da scimmie a evolute anche se gli dici questo o quello. Diverso è il caso di salvargli l’anima e di farle vivere felici nonostante siano scimmie e nonostante facciano guerra, ma è un altro tema. Non c’è in questo la pace sulla terra o la liberazione sociale dalla schiavitù, come la intendono i XXX, la scoperta di questo o di quello.

Riassumendo:

·         se il mondo fosse abitato da soli evoluti quello che hanno in mente è già realizzato;
·         se il mondo è popolato da scimmie non sarà con le loro verità che cambia qualcosa;
·         se il mondo è composto, com’è, da pochi evoluti e molte scimmie, basta una scimmia la quale se non prontamente isolata è in grado di rovinare un campo faticosamente coltivato.

In realtà la maggioranza è scimmia.

Ecco perché ci si è sempre illusi che con la scoperta di nuove verità l’uomo si sarebbe innalzato e invece è più scimmia, prevaricatore, ambizioso, violento, lussurioso, ladro, immorale dentro e stra-morale fuori, di prima.

Ecco perché appena sento questi autori, non ci posso fare nulla, sbadiglio, non c’è alcuna evoluzione tranne il cercare di far incontrare persone evolute sperando che le scimmie non rovinino tutto, e quasi sempre ci riescono.

Saluti."

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venerdì 17 maggio 2013

DUE RIME...


C'è chi tutto ha avuto e tutto ha gettato
e chi poco ha ricevuto ma tutto ha apprezzato
chi era nell'abbondanza, povero è divenuto
e chi nella povertà si è arricchito

Non so com'è stato, nessuno l'ha capito
ma guardando indietro tutto s'è rivelato
nessuno se n'è accorto, nessuno l'ha capito
e oggi rido e dimentico il passato.

E' il cuor contento
che genera l'arricchimento
che porta il divertimento
che vince il tormento
che fa cantare nel vento

Anche quando cadendo
nel mare oscuro in movimento
sembra finito il momento
del riso e del godimento
e rimane solo lo spavento

E' il cuor contento
che lascio gridare
perché d'esser triste
in mezzo al mare
proprio non lo vuole accettare

Del mondo intero si vuole beffare! 
Ride, canta, balla e manda tutti a c...!


"Chi non stima la vita, non la merita"

Leonardo da Vinci 

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domenica 7 aprile 2013

TEMPO, SPAZIO E VIAGGI INFINITI


Ho scritto un (lungo) commento a questo bel post:

http://miostilelibero.com/2013/04/05/energia-del-tempo/

lo riporto qui, scusate gli errori, ho scritto molto di fretta e senza rivedere :-(, ma mi rendo conto che ormai il 90% delle cose è teatro, il 10% sostanza, e ormai sono troppo vecchio per il teatro:

"Il tempo è un veicolo. Contrariamente a ciò che percepiamo non è lineare. Probabilmente è giustapposto. Non è lui che scorre, siamo noi a viaggiare, viaggia la nostra… chiamiamola anima. Solo che non si muove lungo una retta, ma attraverso… immaginiamo migliaia di fogli disegnati, facendoli scorrere rapidamente uno dopo l’altro otteniamo un cartone animato. In realtà ogni foglio è fisso, è la nostra azione del farli scorrere che fa sembrare tutto in movimento. E’ il viaggio che crea il (nostro) tempo, non il tempo che domina il nostro viaggio.

Nella fisica quantistica è un fatto teorico assodato, e anche Einstein presentava il tempo come una curva. La nostra limitata percezione lo indica come una freccia in avanti. In realtà è come se ci muovessimo di lato, decidendo in ogni attimo quale disegno far scorrere, spostandoci per le scale o con l’ascensore per esempio.

In questo senso la stessa morte del corpo fisico non è la fine del viaggio, perché il viaggio continua con le stesse modalità e probabilmente negli stessi luoghi fisici, ma in uno “strato” che i nostri sensi umani non colgono. Un po’ come i suoni presenti uditi dagli animali ma non dagli uomini, presenti in contemporanea. Cambia la forma ma il viaggio dell’anima continua. Spostandosi ancora di lato, facendo scorrere i fogli, decidendo quale foglio proiettare, quale tipo di attimo vivere, in quale modo. Probabilmente il tempo non scorre… noi scorriamo, decidendo dove andare."

"Da un punto di vista teologico, l’inferno è assenza di Dio. Ma per definizione non può esserci un posto in cui Dio è assente, altrimenti non sarebbe Dio. E’ quindi probabile che in quel “posto” incontrato durante il viaggio dell’anima, Dio sia presente ma che i sensi non lo colgano. E quel luogo quindi può essere ovunque. Può essere che nel viaggio di un’anima essa stazioni in un posto (eterno, spiego perché) in cui non riesce a cogliere Dio che pure è lì presente.

Il luogo fisico in cui si trova un’anima in viaggio potrebbe benissimo essere casa sua. O il parco pubblico. O meglio ciò che a noi appare “casa nostra” o il “parco pubblico”, di cui cogliamo solo alcuni aspetti.

(Non siamo in grado infatti di sentire tutti gli odori di quel luogo, percepirne le energie, i campi elettromagnetici, elettrici, biologici e tanto altro che non conosciamo tutti nello stesso punto, di cui noi vediamo solo la parte grossolana).

Probabilmente privi di un corpo grossolano, ciò che percepiamo in questa vita come “inferno” o “paradiso” potrebbe essere enormemente amplificato, come un misuratore di onde sismiche che oscilla alla minima vibrazione invece di sentire solo scosse molto intense come nel caso del corpo umano.

Questo tempo di “inferno” potrebbe essere “eterno” (parlando di tempo) in quanto solo con il corpo fisico riusciamo a “imparare a scoprire Dio”, seppur grossolanamente. Se non l’abbiamo fatto in questa fase del viaggio, nella successiva potremmo non averne semplicemente i mezzi, non aver imparato “come si fa”. Insomma, potremmo non esserne capaci e basta, non vederLo così come in questo stadio che viviamo adesso per quanto ci sforziamo non riusciamo a scorgere gli ultravioletti, che sono tuttavia sempre qui presenti, o le radiazioni, idem.

Lo spazio, il luogo di inferno o paradiso quindi potremmo essere determinati non da un diverso spazio fisico, ma dalla diversa capacità di “noi” di interagire con il medesimo spazio fisico. In soldoni: non veniamo mandati all’inferno, non veniamo mandati proprio da nessuna parte, è solo che siamo terribilmente incapaci di vedere la bellezza e questo ad un livello di percezione molto maggiore di adesso. E’ come se venisse uno che cominciasse a battere il gong proprio vicino al nostro orecchio per l’eternità insomma. Non abbiamo imparato come farlo smettere e ormai è troppo tardi.

Il tempo in tutto questo non è altro che la nostra scelta ovvero “dove decidiamo di andare”, destra o sinistra, sopra o sotto, ma incontriamo tutta una serie di spazi fissi, di “porte” infinite che attraversiamo e questo lo chiamiamo “tempo”. Esse non scorrono, il tempo non scorre, siamo noi a decidere verso dove scorrere. E’ una questione di prospettiva, naturalmente, il passeggero di una nave vede un paesaggio che muta davanti a sé ma dato il movimento relativamente lento un bambino passeggero che si fida più del suo istinto che della logica inculcata, penserà che il mondo si sposta. Un adulto penserà che si muove la nave. Ma dovrà fidarsi del ragionamento perché sulla nave sembra proprio che il mondo si sposti.

Per il tempo è uguale. Un passeggero penserà di stare fermo (“anima” in viaggio) e che il tempo scorra. E un altro potrà pensare che in realtà il mondo è fermo (strati di tempo) e che è la nave in viaggio che si sposta (anima).

Sono solo esempi per spiegarmi meglio.

Ma se ammettiamo che è l’anima ad essere in viaggio e che in realtà la moltitudine infinita di dimensioni che attraversiamo (tempi) è statica, allora comprendiamo anche il meccanismo di ciò che chiamiamo “destino”. E perfino di “destino eterno”. E riusciamo a conciliare il concetto, non so di “libero arbitrio” con quello di “predestinazione”.

Entrambi sono guidati da un fattore tempo come si intende a livello grossolano e sembrano pertanto inconciliabili: “un giorno (tempo) accadrà questo sicuramente oppure posso impedire che accada? Un giorno sarò lì anche se non voglio esserci? Allora come la mettiamo?”

In realtà si conciliano molto semplicemente se assumiamo che, viaggiando l’anima attraverso una serie di dimensioni sostanzialmente statiche, esiste già quel luogo, quella situazione, quel risultato, quella “salvezza”, che speriamo di raggiungere un giorno, esiste con un n° per cento di probabilità, ma esiste già. Solo che noi dobbiamo indirizzare il nostro viaggio attraversando quelle dimensioni statiche opportune per raggiungere ciò che già è preparato (con n. per cento di probabilità di incontrare quella dimensione). Naturalmente se ciò esiste già (predestinazione) ma scegliamo di attraversare “porte” diverse, allora è probabile che noi non incontreremo quella situazione, anche se essa esiste già (con n. per cento di probabilità, che crescono a mano a mano che si attraversano gli strati opportuni). Potrebbe anche non succedere.

Mi fermo qui, era solo per dire che noi abbiamo una visione dello spazio e del tempo del passeggero della nave, che vede il mondo cambiare davanti ai suoi occhi e non è molto consapevole del proprio movimento. Il passeggero del treno invece, sente il movimento sotto di sé e avrà la percezione opposta: comprende che è lui a muoversi, non il mondo (spazio e tempo) attorno a sé. Per lui il mondo, spazio e tempo, è statico.

Se si diventa consapevoli del proprio viaggio la percezione del tempo e dello spazio cambia radicalmente."

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mercoledì 3 aprile 2013

Lettori fissi

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