Ci sono due modi per cambiare la nostra vita: uno è cambiare il nostro modo di vivere, la realtà che ci circonda; l'altro è intervenire su quel magico, microscopico, interruttore bioelettrico nascosto nei meandri della nostra mente, che cambia la realtà in un clic.

giovedì 10 marzo 2011

L'IMBROGLIO - PARTE TERZA




“Nella vita bisogna  credere in qualcosa: io credo che tra poco mi farò una birra.”

Anonimo


Mente non conosce giusta misura rispetto all'ambiente che la circonda. Sia essa foresta preistorica o comodo appartamento, a mente non importa, funzionerà comunque seguendo il suo programma di sopravvivenza. Attiverà o spegnerà il senso di bisogno, che da origine allo stimolo, che fa muovere corpo. Anche se tutto andasse bene, lo farà sentire insoddisfatto, irrealizzato, impaurito, mancante, bisognoso, gli fornirà nuove visioni, mostrerà nuove opportunità, una moglie più giovane, nuove conquiste, ideali.

Mente attiverà corpo, strappandolo dallo stato di appagamento e serenità possibile, pur di realizzare la sua programmazione. Mente ingannerà sé stessa perché fa parte del suo programma, creerà sé illusorio e giustificherà l'attivismo che altrimenti non avrebbe senso. Mente non riconosce lo stato di quiete continuo, anche se lo vive. Non riesce ad adagiarsi, nella sua natura adagiarsi significa essere vulnerabile, morire. Uno stato di rilassamento continuo di  mente è in realtà sintomo di abbandono, di rinuncia vitale. Chi vive questo stato di apatia, nella realtà dell’essere, non è un uomo in pace, ma uno sconfitto. Mente ha rinunciato ad attivarsi.


“Per entrare nel segreto delle cose devi prima abbandonarti ad esse.”

Simone de Beauvoir


Si avvicina una bella donna, corpo si eccita, si modifica, e meno male! Un pericolo, grido, scappo, combatto, se non reagisco è la fine. Uno sforzo, corpo produce adrenalina e mi permette di sostenerlo. Accetto la reazione, la ritengo giusta, proporzionata, da parte degli organi di corpo.

Ho un problema, sono preoccupato, ansioso, non mi do pace né prendo sonno. Stavolta non accetto la reazione di cervello. Ma non è forse anche questa una reazione, logica, proporzionata da parte di un organo di corpo? Come le braccia che si alzano, senza l'intervento di coscienza, per proteggermi da un avversario, cervello alza la sua barriera di soluzioni possibili. La preoccupazione che mi tiene sveglio è lo stesso meccanismo reattivo in azione. Lo stesso di diecimila anni fa, quando addormentarmi significava essere sorpreso e perire.


“Mente e corpo hanno l’immenso potere di accogliere le cose così come sono, sia piacevoli che spiacevoli.”

Shunryu Suzuki-roshi


Ho voluto assurdamente distinguere mente e corpo, separarli, chiedergli di agire in modo diverso. Voglio che corpo reagisca e mente stia quieta. Ma cervello e corpo sono uno. Cervello è corpo, corpo è cervello. Entrambi seguiranno l'unica logica possibile, quella del corpo, la reattività. Non reattività stupida, ma costruita da mano maestra, intelligenza infusa da chi ha creato il corpo e ha lasciato che per migliaia di anni se ne perfezionassero le funzioni. Intelligenza che io vivo ma non neppure posso sognarmi di comprendere.

Reattività in grado di simulare la propria creatività, di essere talmente consapevole di sé e del proprio bisogno di stimoli da creare l'illusione del sé per permettere a se stessa di stimolarsi, motivarsi, attivarsi. Se avessi coscienza della mia reattività, se riuscissi a dominarla, cesserei di cercare stimoli, sarebbe inutile, l'illusione cadrebbe. Mente stessa ne sarebbe priva. Priva di stimoli non avrebbe mezzi per attivarsi. Mente ha bisogno che io creda di essere creativo. Solo così può attivarmi, farmi lottare, credere, muovere, agire. Mente ha bisogno che l'illusione si protragga.


Non sono costruito per vivere senza l'illusione. Non riuscirei.


Radio senza batteria, auto priva di carburante, frigorifero senza elettricità: un uomo senza l'illusione. Non ho capacità di sopravvivere senza illusione, di accettare la mia natura. Illusione è  spinta alla lotta, al futuro, all'obiettivo vuoto ma che mi permette di incamminarmi. E per mente, fino a che io mi attiverò, non importa per quale motivo, sopravvivenza potrà avvenire. Senza illusione la mia mente, non preparata, vedrà solo la quotidiana battaglia per vivere, per procreare, cercherà ragioni di vita. Inorridirà.


Non sono costruito per vedere la realtà oltre l'illusione di me.


Non voglio conoscere la realtà di questa vita. Voglio denaro, libertà, mare, montagna, donne, bambini, ideali, spiritualità, tutto ciò che la vita può offrire, ma non la verità. Non voglio pensarci. La realtà di questa vita non può interessarmi,  non sarei capace di sopravviverle. Io voglio l'illusione. Voglio vivere felice, amare, riuscire, avere successo. Voglio parlare di politica, economia, sport, amore, bambini, case, cibo, ideali, poesia, guerra, rivoluzione, violenza anche, ma non di me, non di mente. Finché io parlerò e presterò attenzione a ciò che è fuori di me, io sarò al sicuro. Voglio solo che le cose vadano come voglio io. Non sono costruito per vivere nella verità. Non potrei sopportarla.


“L'uomo nasce, soffre e muore.”

Detto zen


Mi credo padrone di corpo, ma corpo mi sfugge, invecchia, si ammala, non è come vorrei. Padrone di mente, e mente procede senza il mio consenso, sceglie lei i pensieri, rifiuta di seguirmi, assistermi. Padrone del mondo e degli altri, ma gli altri mi deludono, vivono, amano, decidono senza di me. Non voglio essere ospite, voglio comandare. Ospite del mio corpo, di mente, della terra su cui cammino, dei miei figli che non mi rispettano, dei genitori che non mi apprezzano, di questa natura che vive e respira senza di me. Voglio comandare, esserci. Voglio cambiare il mondo, il mio mondo.


Ma non riesco. Non è mai come vorrei.


Non voglio soffrire. Ma sofferenza è il meccanismo di sopravvivenza, non l’ostacolo alla sopravvivenza. Sofferenza passerà. A meno che mente stessa non decida di interferire sulla reazione, che è la sofferenza, rimuginando sul dolore, il fallimento, l’onta.  Se non accetto sofferenza il processo reattivo non si concluderà. Potrebbe protrarsi per tutta la vita. Se accetto ciò che è, il mio dolore, fallimento, incapacità, allora la reazione di mente si esaurirà nel tempo stabilito.

Non accettare la reattività, cercare il controllo di ciò che è incontrollabile, non aver fiducia nei meccanismi di corpo, di mente vuol dire obbligarmi alla sofferenza, l’inganno, la delusione finale.


“Si vede solo ciò che si osserva, e si osserva solo ciò che già esiste nella mente.”

Alphonse Bertillon


Continua...

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domenica 6 marzo 2011

L'IMBROGLIO - PARTE SECONDA




In natura niente è deforme, solo l'animo è malvagio.”

William Shakespeare


Abbiamo detto che mente è reattiva, non creativa.

Sono stato offeso, mente ripropone l’episodio, cerco di dimenticare, calmarmi, non riesco. Sono preoccupato, non c'è niente di cui preoccuparmi, ma mente continua a suggerirmi ipotesi, soluzioni, frasi, giustificazioni. Anche di notte, nei sogni. Non c'è motivo, è tutto a posto, non c'è niente per cui essere davvero in ansia, ma lo sono. Devo fare molte cose, il tempo è sufficiente ma temo di non farcela. Sono agitato. Non dovrei ma non riesco a quietarmi.

Cerco di distrarmi, guardo la TV, passeggio, faccio sport, respiro a fondo, medito, bevo, parlo troppo o mi chiudo in me stesso. Cerco di calmarmi. Se mente fosse creativa, cancellerei l’evento, la preoccupazione, ri-creerei l'evento in modo diverso, evocherei pensieri ed emozioni nuove, potrei farlo se mente fosse creativa e fosse mia, ubbidisse. Non riesco. Devo sforzarmi per ottenere un po' di pace, oppure distrarmi, stordirmi.


Perché mente reagisce così, perché non mi ascolta?


Devo elemosinare il ritorno alla calma tramite sforzo, concentrazione, distrazione, respirazione, meditazione, una passeggiata, tentare di far reagire mente in modo diverso, farla calmare, convincerla a quietarsi. Non posso fare di più. Non ubbidisce, reagisce, è stata creata per questo. Non è sotto il mio controllo e non può esserlo.


Se mente obbedisse, la mia specie sarebbe già estinta.


Se mente fosse sotto il mio controllo, il meccanismo di sopravvivenza che essa custodisce verrebbe soffocato. Vivrei tranquillo, appagato, rilassato, felice, soddisfatto dalla vita, da ciò che ho e da ciò che è. Mente mi vuole invece ansioso, preoccupato, ambizioso, mai sazio, mai soddisfatto né contento. Vuole che impieghi le mie energie, forze, capacità nella ricerca di una felicità di cui mostra l'immagine ma a cui non permette l'accesso.


A mente non importa niente della mia felicità. Ciò che conta è la mia sopravvivenza.


Mente vuole tenermi in vita, farmi reagire alle situazioni, all'ambiente, vuole che mi logori di attività e preoccupazioni, di desideri frustrati, di ambizioni e speranze deluse, perché questa è la miglior strategia di sopravvivenza che natura umana possa escogitare. Finché mente avrà questa reazione, in un ambiente, che è ed è sempre stato ostile, prevaricatore, con risorse limitate, con trappole e pericoli sempre in agguato, la mia sopravvivenza potrà avvenire.

A mente non importa se non troverò mai pace, serenità, felicità. Non è programmata per trovarle, ma per indurmi a cercare. Anche se fosse immersa in un mare di queste emozioni, è programmata per tenermi in vita attraverso la stimolazione e la ricerca continua. Tenermi in vita e riprodurmi in un ambiente (originario) in cui non tutti sopravvivono e non tutti si riproducono. Forse i tempi sono cambiati, ma mente no. Lei è quella di diecimila anni fa, è il modello su cui io sono costruito. E' quello che io sono.


Il senso della vita è divertirsi con la vita.”

Milan Kundera


Il meccanismo di negazione della felicità che mi tormenta, di irrequietezza, insoddisfazione, ricerca del senso della vita, in realtà ha permesso da Adamo in poi a tutti i miei antenati di sopravvivere e procreare. Non so se siano mai stati felici, ma posso garantire che sono sopravvissuti e hanno fatto sesso. Mente ha assolto la funzione primaria. Attivando tutti i sensi, le risorse, in continuazione, senza tregua, reagendo sempre, trascinando corpo dove non vorrebbe, ha saputo far fronte ad un ambiente perennemente ostile, pericoloso. Ha permesso che io venissi al mondo, impedendo che la mia linea genetica venisse spazzato via dalla natura avversa già prima della mia nascita.


Se mente fosse creativa, e non reattiva, non avrebbe retto alle sfide della sopravvivenza.


Mente creativa si sarebbe chiesta il perché di una vita come quella originaria, il suo senso. Non avrebbe retto alla sfida del dolore, della morte, la fatica, la privazione. Mente reattiva ha offerto la sopravvivenza. Ma io non accetto, voglio sia diverso. Voglio il controllo su me stesso, sulla realtà in cui vivo, voglio incanalare le mie energie secondo volontà e raggiungere obiettivi, non comprendere mente


Non comprendere, non accettare, è la fonte dello sforzo di vivere, l'incomprensione, il dolore. 


Non è mente causa di sofferenza. Forse non è neppure l’inganno di mente. Sofferenza è non accettare ciò che mente è, illudersi. È il vedere problemi, incapacità, fallimenti, ove in realtà vi sono solo meccanismi che semplicemente non comprendo. È credermi superiore a corpo, che include mente. E' andare contro lo stesso pilota originario che la creazione ha inserito in corpo, in me, che guida e dirige.

Io” sono l'ospite che non ha compreso di esserlo. Corpo è un dono meraviglioso, completo. L'intervento di “me” è spesso solo d'intralcio a corpo e mente, non di aiuto.


Gli uomini discutono, la natura agisce.”

Voltaire



Continua....

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