Ci sono due modi per cambiare la nostra vita: uno è cambiare il nostro modo di vivere, la realtà che ci circonda; l'altro è intervenire su quel magico, microscopico, interruttore bioelettrico nascosto nei meandri della nostra mente, che cambia la realtà in un clic.

giovedì 23 giugno 2011

CAMMINO SULL'ACQUA - PARTE PRIMA




Devi sempre evitare di lamentarti, anche nella vita quotidiana.

Hagakure, libro I, passo 140


Sforzi, volontà, impegno, studio, dialogo, scambio di idee, opinioni, cultura, informazioni, per trovare una via d’uscita a questa vita alienante. Prima cresco, poi decresco, investo, accumulo, de-cumulo, compro anzi no le cose le costruisco da solo, voglio vivere con meno e non rinunciare a niente, e se non è coerente fa niente, tanto in questo ambiente in cui non si ragiona su niente, piena di gente saccente ed impertinente, qualunque ‘azzata ti venga in mente, verrà creduta scientemente, da qualcuno che vuole strapparsi il dente, di una vita insoddisfacente.


Immancabilmente, il guru dormiente, sparerà la ‘oglionata demente, e tanta gente, penserà di vedere finalmente, della vita la sorgente. E guai a dirgli “indossa una lente, per vedere chiaramente”, perché la gente, ci crede fortemente, e continua alacremente, ad affondare disperatamente, in un mare indifferente.

Oggetti, pensieri, preoccupazioni, impegni, insoddisfazione, senso di vuoto crescono, si moltiplicano, divorano tempo, spazio, vita, la marea di cui sono consapevole e non so arrestare. Provo, riprovo, m’impegno, stanco, non vengo a capo, non voglio ammetterlo, deve pur esserci una via d’uscita, deve esserci. Non cederò. La marea avanza e io ci sto dentro, qualunque cosa faccia, ci sto dentro, eppure so di persone che ne sono uscite, devono esserci, l’hanno detto loro che ne sono uscite, l’hanno pure scritto! Perché io non riesco? Perché non trovo tempo, energia, concentrazione, per realizzare davvero i miei sogni?

E’ tutto lì, evidente. La marea non si nasconde, non fugge, si dirige verso di me, la vedo arrivare calma, ed io impotente non posso contrastarla, mi illudo soltanto di poterlo fare. Mi illudo che un giorno sarò libero dalla marea, un giorno, seguendo il piano, il caso, la speranza, il lavoro quotidiano, andrà tutto bene. Per oggi intanto la marea mi ha raggiunto, per oggi posso solo sperare nel riposo necessario, per affrontare domani di nuovo la marea. Domani proverò di nuovo a svuotare il mare. Posso farlo. L’ha detto il guru. Quello che scrive sul giornale, compare in tv, ha la pagina sul web, domina le opinioni, si ribella a quello che domina le opinioni. L’ha detto lui. Se pianifico tutto io svuoterò il mio mare e sarò libero.


Questo modello è follia.


Il guru disse che occorre avere di più per godere di più. Poi che occorre avere di meno per godere di più. Disse che era difficile e occorreva impegnarsi, poi che era facile ma occorreva impegnarsi, oggi che è facile ma bisogna non complicare, basta gettare tutto e tutto ritorna con gli interessi, che in fondo è tutto facile ma gli altri non vedono, ma il guru porterà la fiaccola di Prometeo e salverà gli uomini grazie al fuoco della sua conoscenza, lui dirà, perché lui sa, perché lui è riuscito, lui ha capito, è stato mandato, ha molto viaggiato, ha conosciuto e contattato, lavorato e meditato, si è liberato, al nuovo stadio innalzato, la minchia mia ha scassato!

In fondo è facile, dice il guru, basta avere di più e godere di più ma questo avendo di meno per godere di più. Cose in contraddizione e senza capo né coda, che uno è costretto a stargli dietro per cercare di capire ove non c’è niente da capire dato che sono una serie di ‘azzate messe in fila. E io mi metto in fila affinché il guru mi illumini, spieghi il suo pensiero e la risposta, quella che mi permetterà di evolvere dalla forma di crisalide e finalmente essere libero, finalmente, seguendolo e aderendo a quel pensiero assurdo, io saprò.


Tranquillità è saper mandare tutti i guru a fare in c…


Non è facile rinunciare al serbatoio di illusioni, a basso costo, per rimanere soli di fronte alla vita, ad alto costo. Il guru ti entra in testa. Il guru propone. Propone idee, cosa c’è di più innocente? Idee semplici, così semplici che sembra assurdo non averci pensato da soli. Come mai? Ancora più semplice: non funzionano. Solleticano l’orecchio, la fantasia, i sensi, la speranza, hanno tutte le qualità tranne una: la messa in pratica. Nella messa in pratica crollano miseramente. Il guru adora i tempi lunghi, le lunghe preparazioni, i lunghi progetti. Più i tempi sono lunghi, più sarà difficile valutare se un’idea funziona oppure no, se un progetto si può realizzare, se si sarebbe realizzato anche senza il guru.


Con il guru puoi fare soltanto le cose che avresti fatto anche senza il guru. Nient’altro.


Il guru lo sa, e ti dice che non è lì per insegnarti nulla, ma per proporti un’esperienza. Se va bene è merito suo che ti ha proposto l’esperienza, se va male o non se ne fa nulla lui non c’entra niente perché sin dall’inizio ti ha detto che non era lì per insegnarti qualcosa. Il guru gioca sul sicuro. Comunque vada non può perdere. E’ come il libro di investimenti che sulla prima pagina riporta il declino di responsabilità. Azz. Che coraggio, che certezza! Ma alla fine il guru moderno, il guru sociale, quello che ha capito mentre gli altri sono ignoranti, pone sempre lo stesso discorso perché in un epoca fondamentalmente atea e materialista non saprebbe che altro dire: di più e di meno. La sua penetrante visione della vita è tutta qua. Quantità. Accumulazione e de-cumulazione. Sono la stessa cosa, non intaccano la marea, ma suonano bene. Fare, avere, progettare, comprare, gettare, riutilizzare, di più o di meno, sono la stessa cosa perché sono quantità diverse della stessa sostanza. Lo stesso schema vitale, che riteniamo fallimentare, solo invertito a secondo dei periodi. Se siamo stufi di accumulare gettiamo e se siamo troppo vuoti acquisiamo. La stessa strada percorsa da nord verso sud o da sud verso nord come se cambiasse qualcosa. Al guru basta indicare destra (gettare) se si è andati troppo a sinistra (accumulare) e viceversa. E il discepolo, tutto contento, cresce, decresce, lavora di più o si rilassa di più, viaggia di più o a chilometro zero, vive con più tecnologia o con più natura, inquina di più o di meno, a secondo dei periodi, convinto che questo significhi “libertà” mentre il termine giusto è “schizofrenia”.

Din-don, din.don, din-don, un po’ di anni capitalista un po’ di anni comunista, un po’ accumulo un po’ de-cumulo, un po’ lavoro un po’ sto’ in vacanza, un po’ compro un po’ costruisco con le mie mani, più amici meno amici, più impegni più tempo libero, consumo di più consumo di meno. Per ottenere il controllo sociale basta portare la gente ad un punto di rottura e poi invertire la rotta quando è stanca o sul punto di esplodere. Dopo diversi anni fai la stessa cosa in senso inverso. Saranno passati anni, non se ne accorgerà nessuno che non c’è niente di nuovo. La solita, vecchia zuppa, ha sempre un buon sapore, il sapore del conosciuto, che si è solo dimenticato. In realtà è sempre la stessa strada di prima, percorsa in senso inverso, su e giù, su e giù, in galera eri e in galera adesso stai un po’ di più.

“Ma no, le cose cambieranno appena avrò aumentato diminuito, spostato, cambiato, più mare e montagna, meno mare e montagna, più lavoro e reddito, meno lavoro e reddito, più tempo e amici, meno tempo e amici, vedrai come le cose cambieranno!”. Di più e di meno, di più e di meno, una bella passeggiata nella cella fa sempre bene.


Se è illusione perché persiste?


Perché per andare su e giù da quella strada si impiega una vita intera. Chi ha la fortuna di andare su e giù in un attimo si accorge del vuoto che trova, che non riesce a colmare. Chi deve aspettare anni prima di percorrere la strada no. Vive lunghi anni di illusioni e brevi sprazzi di realtà; che non riconosce neppure come tali, tanto sono abbelliti da sogni, speranze, attese, o rovinati da delusioni, paure, angosce. Si vuole raggiungere un punto della strada e forse da quel punto, alcuni anni prima si è usciti. Si pensa che stavolta sarà diverso, che la strada è cambiata, io sono cambiato, i tempi sono cambiati. La strada è lì, che si prende gioco di me. Sempre la stessa strada, ti convince che non è vero.


La marea non dipende dalla quantità.


La vita è marea. Onde di trenta metri che non mi accorgo di affrontare perché galleggio come un tappo di sughero e la mia mente è serena. Se per un attimo smetto di galleggiare, di camminare sopra le acque, annaspo, soffoco, affondo, entro nell’ansia e nel terrore. Nel mentre mi convinco che va tutto bene e che fa tutto parte del mio piano. Come disse il tipo che cadde dal grattacielo: “trentaseiesimo piano e ancora  tutto va bene…” Devo solo galleggiare. Se so nuotare il mare non mi fa paura. Non è una questione di quantità, di tonnellate di acqua. Se so nuotare, di più o di meno, poco cambia.


Devo galleggiare, non svuotare il mare! Devo camminare sull’acqua!


Anni fa realizzavo tante cose, adesso non riesco. Sono vecchio, stanco, è più difficile? Eppure la vita era difficile anche allora. Però anni fa galleggiavo, sapevo nuotare. Non è aumentato (solo) il carico di lavoro, è che non sto nuotando, galleggiando. Annaspo. E mentre annaspo mi aggrappo a cose, oggetti, persone. Li tengo stretti sperando mi aiutino a non affogare. Li porto giù con me. Le persone si allontanano. Vogliono nuotare con me, ma quando vado giù, percepiscono il pericolo, sono disposte ad aiutarmi, non a morire. Ed è lì che si va: non mi stanno tenendo a distanza, hanno solo paura di morire. Andare a fondo con me che mi tengo aggrappato a loro.


Non si tratta di essere più leggeri o pesanti, di più o di meno, crescita o decrescita, tecnologia o natura, ma di galleggiare sulle onde della vita. Camminare sulle acque.


Che pesi cento chili o quaranta, non ha importanza. Ambizioso manager o convinto vagabondo  cambia pochissimo. Peso o leggerezza non dipendono dal numero di cose che ho o non ho. Ma dalla capacità di galleggiare, nuotare, camminare sull’acqua. E permettere agli altri di nuotare al mio fianco, senza affondarli. Senza annoiarli. Per imparare a farlo una vita non basta.

Consumare di più o di meno, avere più tempo o meno, più relazioni o meno, più valori etici o meno: l’acqua, il mare è sempre quello. C’è n’è in abbondanza. Se ne tolgo un po’ non cambia niente, se ne aggiungo idem. E di svuotare quel mare non se ne parla. Il mare è la vita, svuotarlo non posso. Se cambio mare è lo stesso, se vado al fiume è lo stesso, al lago è lo stesso: affogherò comunque se non so galleggiare. Ma l’illusione che sia possibile svuotare il mare è dura a morire: che sia utile togliere o mettere un po’ d’acqua.




C’è chi è convinto che avendo meno cose starà meglio; avendone di più starà meglio; pensando di meno starà meglio,  pensando di più starà meglio.

Perdono tempo tutti.


Continua…

martedì 21 giugno 2011

LE MIE COLLEGHE




Dedicato a chi pensa di vivere nel peggior ambiente di lavoro possibile.


L’espressione più dolce delle mie colleghe è quella del pitbull.

L'incredibile Hulk quando perde il controllo si trasforma nelle mie colleghe.

Ho creduto per anni di soffrire le allucinazioni: invece no, è che dopo le 17.00 il trucco delle mie colleghe non tiene più.

Alle mie colleghe è apparso l'angelo Gabriele, le ha guardate e ha detto: “Merda, ho sbagliato…!”
  
Le mie colleghe mi hanno frustato con la corda della Veneziana... dopo aver constatato che era troppo corta per impiccarmici.
 
Alle mie colleghe daranno il premio nobel per la pace… dei sensi.

Nell’incubo sono su una scialuppa con le colleghe: mi butto tra gli squali per salvarmi.
 
Per avere energia infinita basta attaccare una dinamo alla lingua delle mie colleghe.

Nel mio ufficio ci sono armi di distruzione di massa. Viventi.
  
I teppisti che si imbatterono nelle mie colleghe consegnarono orologi e portafogli.

Il leone della Metro Goldwin Mayer ruggisce meno bene delle mie colleghe.

La mia collega ha frustato un vigile con le sue labbra siliconate.

A Guantanamo torturano i prigionieri proiettando le foto delle mie colleghe.

La mia collega è uscita dalla torta alla festa per il suo amico ma sono riusciti a ricacciarla dentro.

La natura offre i mezzi per sopravvivere: i mariti delle mie colleghe sono sordi.
  
I Cinema fanno entrare gratis le mie colleghe perché col solo film horror non spaventi più nessuno.

Dopo aver rovinato due paia di forbici il parrucchiere ha sistemato i capelli delle mie colleghe con il tranciacavi da giardino.

Catturate dai Talebani, torturarono le mie colleghe affinché tacessero.

“Stanco di vivere?”: cartello che accoglie i visitatori nell’ufficio delle mie colleghe.

Il battito d'ali di una farfalla in Cina causa un tornado in Florida, dopo anni. Uno starnuto delle mie colleghe pure, dopo pochi minuti.

Ho messo le foto delle colleghe nella busta detrazioni del 730 e mi hanno rimborsato 50.000 €.

L'uomo Ragno è super perché morso da un ragno radioativo… Il quale era normale prima di essere morso dalle mie colleghe.

Ogni tanto le mie colleghe cercano di uscire dalla cripta e di comportarsi come se fossero vive.

Le mie colleghe hanno iniziato la dieta quando le loro Geox sono morte soffocate.

Col fondotinta delle mie colleghe posso stuccare le pareti di casa.
 
Cosa Nostra paga il pizzo alle mie colleghe.

E' il terremoto o le mie colleghe che fanno le scale?
  
A mensa il piatto non piacque alle mie colleghe. Dissero: “lo finiamo…?”. Non era riferito al piatto, fecero fuori il cuoco.
 
Il problema nel mio ufficio non è quello di esasperare gli animi, ma di resuscitarli.

Il mio ufficio e il Cimitero Monumentale hanno la stessa architettura.
  
Prima che vi si bagnassero le mie colleghe il mar morto era vivo.

Le mie colleghe sono precoci da sempre: dieci minuti dopo la nascita erano già infuriate.

La crema antirughe delle mie colleghe è testata sui rinoceronti.
  
Neanche l’oppio rende le mie colleghe sopportabili.

La sala rianimazione dell’ospedale ha ospiti più vispi delle mie colleghe.
  
Non c'e' niente nelle mie colleghe che non si possa curare con una motosega affilata.

Nel contratto di lavoro delle mie colleghe è incluso il 41 bis, carcere duro.

Le mie colleghe mi mettono di buon umore: le guardo e mi viene da ridere.

L’esposizione alle mie colleghe causa mutazioni, si diventa scemi.
  
Le mie colleghe mi accusano di scarsa collaborazione quando non resto fermo mentre mi boxano.
  
Il Centro Studi Preistorici chiama spesso le mie colleghe per le visite di controllo.
 
Risvegliati dalla magia, gli zombie arrivarono da Haiti, videro le mie colleghe ed esclamarono: “Sorelle, anche Voi qui?”

Lo sceicco ha mostrato ha offerto un lavoro alle mie colleghe, buttafuori nell’harem.

Come tintura per i capelli le mie colleghe usano la vernice per l’edilizia.

Le mie colleghe sono euro zero, non catalizzate e possono uscire solo con la tessera ecopass.

Tanto sono incazzate le mie colleghe, che quando camminano per l’ufficio le scarpe gli sprizzano scintille.

Da giovani, nell’antica India, le mie colleghe erano monache di clausura e nel tempo libero hanno scritto il Kamasutra, per disperazione.

E se paracadutassimo le mie colleghe in Barein?

L’azienda ha detto che se uccido una collega chiudono un occhio, per due mi danno un premio.

Il 30% di quello che dicono le mie colleghe è comprensibile.

Al beauty center per truccare il viso alle mie colleghe chiamano il panettiere.

Le mie colleghe sono OGM.

Corre voce che le mie colleghe siano state fotografate dallo yeti.
  
I guerriglieri colombiani rapirono le mie colleghe, poi pagarono un riscatto per poterle restituire.

Le mie colleghe non hanno mai simulato l’orgasmo. I mariti sì.

Dopo anni di esposizione alle mie colleghe sono certo di essere sterile.

Non credo alla sfiga ma le antenate delle mie colleghe erano imbarcate sul Titanic.

Si diventa uomini solo dopo aver passato sei mesi con le mie colleghe.

Anche le Vs. colleghe si acconciano i capelli col fertilizzante?

Amo le mie colleghe come le zanzare. In fede, RAID.
 
Le mie colleghe le definisco cordialmente: “la Mandria Assassina”.

La mia collega canta ogni giorno “quante cose che non sai di me…”. Mi tocca rispondere, cantando: “E non potrebbe fottermene di meno…”

Dalle pupille dilatate e dallo sguardo affamato delle colleghe il lunedì mattina capisco come non è andato il sesso nel week end.

Le mie colleghe vogliono andare al circo. Secondo me la gente potrebbe venire a vederle anche qui.

Per addormentarmi la sera non conto più le pecore, ripenso ai discorsi delle mie colleghe…

Grazie alle acconciature delle mie colleghe, lo stereo prende anche Radio Taiwan.

Il trattamento antirughe delle mie colleghe consiste in una mano di stucco.
 
Il povero cane passava tranquillo per i fatti suoi quando le mie colleghe l’hanno azzannato.

Le mie colleghe si sono vaccinate ma è morto il vaccino.
 
Mi guardò, languida, e disse: “Prendimi un te alla macchinetta!”. Sedotto, ammaliato, risposi: “Crepa!”

Tutti nella vita sono dott. Jekyll e, a momenti, Mr. Hyde. Le mie colleghe solo Hyde.
  
Posso scaricare le colleghe dalle tasse?

Le donne nascono per dare la vita, le colleghe per succhiartela via.

Le mie colleghe hanno partecipato a tutte le puntate di Quark sui fossili.

Sono al museo delle cere o le mie colleghe si truccano?

I cavalieri antichi per amore di una damigella uccidevano i draghi. Quando hanno conosciuto le antenate delle mie colleghe hanno smesso.
 
Ore 9.00: versi terrificanti, atroci, disumani! E' il risveglio di Nosferatu o le colleghe che sbadigliano?

Il pappagallo delle mie colleghe ammazza gli altri uccelli ripetendo i discorsi sentiti: gli fa esplodere il cervello.
 
Al check up il medico mi ha trovato tracce di neuroni sopravvissuti all’esposizione alle colleghe.
 
Tuthankamen portava meno gioielli delle mie colleghe, e anche adesso ha un aspetto più florido.

Il ranocchio ha rinunciato a ridiventare principe pur di non essere baciato dalle mie colleghe.

Abbiamo le iene in ufficio o sono le colleghe che ridono?

Un dialogo disteso con le mie colleghe inizia così: “ti avviso, stronzo…”

Ho trovato il modo di ottimizzare i tempi di lavoro in team con le colleghe: le faccio fuori.
  
Le mie colleghe si amano come gli Highlander: alla fine ne resterà soltanto una.
 
Le mie colleghe hanno superato la data di scadenza.

Il principe che incontrò le mie colleghe da azzurro che era sbiancò.
 
Il Windows delle mie colleghe si è suicidato.

A metà pomeriggio la mia collega era sfinita ma un attacco di odio l’ha rianimata.

La voce registrata delle mie colleghe è brevettabile come antifurto.

Le mie colleghe sono state promosse seguito minaccia di strip tease.


Prima che vi sbattessero le mie colleghe la torre di Pisa era dritta.

Le mie colleghe sono classificate Maschi Alfa.

Le mie colleghe mi accusano di non rispettare la LORO dieta.

La linea genetica recente delle mie colleghe include diverse tribù di oranghi.

Le mie colleghe risolvono i dissidi con tornei di braccio di ferro.

Le mie colleghe masticano regolarmente tabacco.

Il dietista delle mie colleghe è in terapia per recuperare l’autostima,

L’Azienda è stata costretta a richiedere il porto d’armi per la lingua delle mie colleghe.
 

Le mie colleghe sono invidiose di qualunque cosa respiri.

Non ho parlato con le mie colleghe per tre mesi: non volevo interromperle.

Gli abbracci delle mie colleghe ricordano le strette del Grizzly.

Dio perdona, le colleghe uccidono.


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