Ci sono due modi per cambiare la nostra vita: uno è cambiare il nostro modo di vivere, la realtà che ci circonda; l'altro è intervenire su quel magico, microscopico, interruttore bioelettrico nascosto nei meandri della nostra mente, che cambia la realtà in un clic.

giovedì 11 luglio 2013

ESTERO


Posto alcuni commenti a un bell'articolo sull'ormai necessità di emigrare che troverete al seguente link:


Vi consiglio di leggerlo. Scusate gli errori, è stato scritto tutto di getto, senza badare troppo alla forma :-)


"Beh, tutto vero.

Però forse è anche vero il contrario. Ricordo anni fa l’esperienza di tanti giovani entusiasti partiti per la Spagna, a fare le stesse cose che facevano in Italia, stesso precariato, stesso salario appena dignitoso, ma pieni di entusiasmo, di voglia di vivere e di speranza. Adesso la Spagna ha uno dei tassi giovanili di disoccupazioni più alti d’Europa, non so se quei giovani siano ancora lì o se abbiano cambiato aria, se hanno ancora tutta quella intrepida fiducia nel futuro e nel paese che li ha accolti… Ma forse tutto il mondo è paese e l’atteggiamento psicologico personale, individuale è molto più importante di quello di una collettività a cui i media ti dicono di appartenere, ma che in realtà è una costruzione mediatica.

Io non sono l’Italia, alla fine sono la mia casa, il mio giardino, i miei gatti, la mia busta paga, il mio precariato, le mie gioie e i miei dolori. Se li globalizzo pensando al resto del paese sto vivendo una vita virtuale. E questo penso sia valido sia a Londra, che Madrid o Milano. Si guarda molto “fuori”. E’ giusto. Serve a sopravvivere. Ma senza il necessario equilibrio diventa fuorviante. Per esperienza so che si può essere un povero sfigato in mezzo alla ricchezza e un fortunato riccone in mezzo alla povertà. Occorre molto discernimento e la capacità di sfuggire ai modelli sociologici. Il modello non guarda chi sei, anzi cerca di appiattirti per contabilizzarti meglio. Io forse non sono mai stato bene come adesso. Non vuol dire che le cose siano messe benissimo, ma che c’è stato un tempo in cui erano ancora peggio."


"mia madre, padre, nonno, nonna, tutta la famiglia insomma siamo stati emigrati e siamo cresciuti da emigrati. 2500 km. All’inizio senza conoscere la lingua, anni ’60. mia madre 18 anni, mia nonna più di 40, mia zia a scuola piccola senza capire niente, sempre a piangere. Sono sopravvissute e hanno prosperato, forse non come avrebbero potuto, tanti sbagli, ma non hanno mai chiesto nulla a nessuno Stato. 3 giorni e due notti in treno per tornare in sicilia per le vacanze

Io ho il mio orticello, emigrato a “soli” 1600 km circa. Mi trovo bene.

Sono molto limitato, non riesco neppure a concepire che una persona non voglia sacrificarsi uscendo dai propri confini, è questa la vita. Detto questo, parlando dell’orticello. Il problema non è l’orticello, il problema è non gravare sugli altri, sullo Stato. Così si finisce sul gravare sugli altri con la pretesa di uscire dall’”orticello”. L’orto è sacrosanto, permette di organizzarsi e vivere. Il problema, oggi, non è tanto “aiutare gli altri”, ma smetterla di pesare sugli altri con tutte le funzioni e i “diritti” sociali che questo comporta.

C’è una visione distorta della realtà economica, e c’è pure una distorsione della spesa e degli investimenti, lunga storia, ho svolto una tesi di laurea di 500 pagine sui sistemi di sicurezza sociale. Diciamo che se ognuno avesse il proprio “orticello” e lo coltivasse con cura non chiedendo aiuti alla collettività ormai esausta, le risorse disponibili basterebbero per tutti. Per chi ha bisogno davvero.

A proposito: mio padre è andato in pensione con un lavoro precario. Ha maturato i contributi grazie al lavoro svolto in gioventù in Francia. La “crisi” dell’occupazione in realtà in Italia c’è sempre stata, solo che adesso ha investito anche il centro-nord italia. E’ come la crisi del ’29 negli USA di cui ci si accorse solo quando la povertà finì di colpire solo i neri. La cui condizione non cambiò. Erano poveri, poveri rimasero, e nessuno se ne preoccupava. In Italia è lo stesso. Il sud è sempre emigrato all’estero, ove estero è anche il nord. Il problema vero si presenta quando non c’è più dove emigrare."


"Non si può aspettare che altri “facciano” (ciò che sarebbe giusto, onesto, proficuo, etc….). Non è così la vita. E’ interessante il commento del lettore in questa pagina, parla della Germania, terra di approdo di tanti emigrati del sud Italia e non solo. Mio zio che ha costruito una vita laggiù mi racconta che c’erano immigrati italiani che sfruttavano il generoso (una volta) welfare tedesco facendosi pagare anche l’affitto e le bollette della luce. Altri, sempre immigrati, che si rivoltavano a questo modo di fare e pensavano ad “arricchire” col loro lavoro il paese che li ospitava invece di sfruttarlo. Chi è intelligente, chi scemo? boh… Fatto sta che una parte produceva, l’altra dilapidava. Ora, non parliamo dei governanti, guardiamo al Paese, quello vero, fatto di gente che ha arricchito sé stessa e gli altri e di chi altresì continua a divorare risorse. Magari legalmente e magari senza sapere che non è cosa buona dato che è cosa diffusa.

Però si parte da lì. Dimostra qualcosa che ho sempre saputo: c’è una parte della popolazione che “attende” dallo Stato. E altri che non attendono, chiudono baracca e burattini e partono. E quando arrivano, probabilmente, dato che oggi partono i migliori e non i peggiori, non sfrutteranno lo stato di approdo ma lo arricchiranno. e se tutti facessero così nel proprio paese saremmo noi la Svizzera o la Londra in cui si recano i giovani. E non esistono politici e potenti più onesti del popolo che governano, e oggi l’asticella media dei valori è posta troppo in basso. Il politico non è il primo a smettere di approfittare, è l’ultimo. L’ultimo di una catena di approfittatori. Altri stati più virtuosi non hanno politici migliori, hanno una popolazione più intollerante, meno accondiscendente ai maneggi e alle ruberie. Probabilmente perché anche più severi con loro stessi rispetto all’italico furbastro."


"Rispetto la tua opinione, che naturalmente sarebbe auspicabile divenisse realtà, ma non credo proprio sia così. Cmq, il costo del lavoro italiano è alto perché ci sono valanghe di pensioni e pochi lavoratori, in generale molto welfare e poco lavoro. e sprechi a non finire. E evasione fiscale e contributiva a non finire. E un nord con le sue regioni tra le più ricche d’Europa e il Sud che ha le regioni tra le più povere d’Europa. E non c’è soluzione a questo perché il Paese può crescere quanto vuole, ma se c’è una voragine a sud che assorbe tutto non riesce cmq ad assicurare un livello di benessere diffuso. O si agisce al sud (ma è chiaramente impossibile ottenere qualcosa) oppure non si riuscirà comunque. La “fame” di soldi dipende da scelte che nel breve periodo “arricchiscono”, nel lungo periodo “impoveriscono”, come né “la cicala e la formica”. Che abbiamo una classe politica inutile e sprecona è risaputo, ma questa è. E non migliorerà. Se a uno non piace fa prima ad andarsene che a cambiare l’Italia: andarsene lo fa in un ora, cambiare l’Italia non riesce. Non siamo d’accordo penso perché sono una persona molto concreta, vedendo la struttura italiana non penso affatto che possa essere cambiata e la vita è una sola, si fa una scelta decisa e si agisce. Inutile aspettarsi aiuti, anche dalla politica, soprattutto dalla politica. non voto da dodici anni infatti, e mai una volta che mi sia pentito, anzi.

Per quanto riguarda il “non specificato aiuto”. Posso specificarlo eccome. Però si dovrebbe credere che lo Stato, i partiti, i politici, sprecano e gettano soldi per ottenere consenso politico e territoriale. Però magari uno non ci crede che questo accade. Magari uno non crede che c’è chi non ha niente e chi è letteralmente coperto di soldi (“gli amici" per dirla in maniera volgare e a volte semplicemente i fortunati). Mi fermo qui. Cmq rispetto chi ancora crede nella politica e nelle istituzioni, nella loro capacità di creare un sistema equo, io non ci credo e agisco di conseguenza, in un certo senso “come se lo stato non esistesse”. La vita è una guerra, non ci sono arbitri che regolano una situazione, c’è solo fortuna troppo spesso, e nient’altro, se non sei fortunato è meglio andarsene. Conosco persone che stanno programmando un trasferimento nel Mozambico, dico, il Mozambico, e che gli dici a questi: aspetta che lo Stato faccia qualcosa? No, gli dici “non aspettarti niente da nessuno e vai”. Se poi qualcosa arriva bene, ma tu vai… Vai e vivrai. Rimani e fai lo schiavo."


"Mia nonna è andata in Francia dopo i 40, con tre bambine, appena arrivata gli è venuta la depressione che non l’ha mai più abbandonata. Mia zia bambina è andata lì e piangeva sempre perché non conosceva la lingua. Poi, nel tempo, è diventata la segretaria dell’Amministratore delegato di una multinazionale italiana in Francia. Certo è meglio andarci da bambini e dipende dal carattere che hai. Alcuni non ne escono, soprattutto donne ho visto: quando lasciano tutto per ricominciare ad una certa età, finiscono col disprezzare quello che hanno lasciato (il Paese che li ha costretti ad andarsene) ma al tempo stesso entrano in depressione cronica.

E tante altre storie che ho vissuto sulla mia pelle.

Bene. col senno di poi posso dire una cosa: meglio andarsene in un posto non tuo ma promettente e curarti la depressione magari assistito da un servizio sanitario efficiente nella nuova nazione piuttosto che andartene e poi tornare indietro. Se vai e torni indietro la depressione rimane comunque e ti ritrovi nello stesso brodo di prima. Tu CREDI che sia cambiato qualcosa e che sia il momento di tornare. In realtà non è cambiato niente e passi dalla padella alla brace. Mai voltarsi indietro, mai. Possono esserci eccezioni, vero, ma riguardano i grandi successi personali, le grandi avventure, etc… Tornare sì ma come turisti e non lasciare mai il paese estero che ti ha garantito prosperità. Lo dico per esperienza personale e familiare: andarsene e divenire parte del luogo in cui vai a vivere, integrarsi e costruire lì qualcosa di nuovo. Poi con gli aerei low cost se uno vuole va a ritrovare la famiglia in meno tempo di quanto impiego io a sbrigare una pratica amministrativa a Milano centro, garantito.

Per non parlare di Skype, vedo le NONNE che comprano il PC per vedere OGNI GIORNO i nipotini, ooohhh! prima ste’ cose non potevi farle neppure se la famiglia di tuo figlio abitava a cinquanta km!!!! Le distanze si sono abbattute, la paura è culturale! Mondo boia, da Milano arrivo prima in Polonia che in Sicilia, occorre uscire dall’immobilismo: come si produce ormai per l’estero occorre “istruire per l’estero” il “made in Italy non deve riguardare solo i prodotti, ma soprattutto le PERSONE, siamo in troppi in Italia per un paese che non crescerà comunque, che è morto ma anche per motivi naturali, siamo 50 milioni, ohhh!!!! Ci sono paesi che hanno potenzialità di crescita che l’Italia non ha più, non aspettiamo di trasferire il mondo in Italia, usciamo noi verso il mondo!!!! E’ più facile spostare una persona VERSO L’ESTERNO che spostare Un’intera ECONOMIA verso l’interno!!!!!

Ho fatto un anno di militare con appena il necessario per sopravvivere a 1780 km da dove abitavo, oggi il militare non c’è più, dovrebbero rimetterlo: tutti i giovani devono uscire dall’Italia per almeno un anno, devono andarsene come obbligo, un anno, non avranno più freddo, fatica e umiliazioni di quelle che si subivano nella naia, in balia di teste di Caxx…. dopo ste’ cose le dimentiche, anzi ci ripensi divertito, allora fuori per un anno, che vada bene o vada male deve divenire un obbligo, poi magari alcuni rientrano e altri trovano quello che gli piace, ma almeno hanno conosciuto qualcosa di diverso, magari migliore, ma sono cose che rimangono per la vita, devono andarsene tutti e tutte, un anno di “servizio estero” come fanno i mormoni (due anni), rientrano più ricchi e se non rientrano è meglio per loro!

“Fuga di cervelli”? Ma stiamo scherzando? Anche se metà dei giovani in gamba va via, quelli che rimangono sono più che sufficienti per rendere l’Italia un paradiso se solo ne avessero la possibilità, devono andarsene perché ci sono TROPPI cervelli, TROPPI laureati, TROPPI impiegati, TROPPE persone che parlano due-tre lingue e non si riesce ad assicurargli un lavoro dignitoso in relazione a ciò che sanno fare. Militare, servizio estero, un anno, anche se non vogliono, neanch’io volevo ed è stata dura, ma è così che si vive! Ai tempi non c’era il cellulare con skype o il wi-fi all’autogrill o nelle librerie che telefoni gratis e vedi pure papa e mamma sul telefono, c’erano cabine telefoniche con le monete mentre fuori era buio e tutte le 4.500 lire al gg che mi davano che andavano via così.

L’Italia è viziata? Se vuole più di questo sicuramente sì. Solo che non se ne accorge. Pensa sia normale. L’Italia si è costruita così. Con le sofferenze prima che con le opportunità. E posso assicurare che allora, inizio anni 90 non era più onesta di oggi, anzi, le caserme erano luoghi di furto, spreco, contrabbando, sopraffazione, e spesso violenza. Ogni tanto si suicidava qualcuno. E il paese cresceva lo stesso. Oggi si sta meglio eppure il paese crepa. Nessuno ti obbliga ad andartene di casa. Si preferisce oggi o gli anni 50-60-70-80? Si preferisce ieri? OK, ci si sacrifichi come ieri allora."

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3 commenti:

  1. Buffo. L'altro ieri, nella mia solita puntatina alla libreria Feltrinelli, incappo in un curioso librino. Cosa mi attira? La carta, gialla, come quella che avvolgeva la crescia che mio padre mi comprava dal fornaio. Non andavo nemmeno a scuola. Poi il titolo, bellissimo: Nessuno lo farà al posto tuo. Letto in mezz'ora, piacevole, smonta gran parte dei luoghi comuni sui quali si è attorcigliato questo paese che si morde la coda.

    http://www.marcoboschini.it/2013/nessuno-lo-fara-al-posto-tuo/

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    1. Anzitutto mi scuso per gli innumerevoli errori, credo d'aver scritto tutto in meno di cinque minuti e l'ho lasciato andare come veniva veniva. Ho commesso errore agghiaccianti :-).

      Grazie per la dritta, vado a vedere il libro. ciao!

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    2. Non si preoccupi, sono abituata a guardare più la sostanza che l'apparenza. Gli errori non li ho proprio notati. Forse perché non mi serviva notarli. Mica correggo i compiti.

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