Ci sono due modi per cambiare la nostra vita: uno è cambiare il nostro modo di vivere, la realtà che ci circonda; l'altro è intervenire su quel magico, microscopico, interruttore bioelettrico nascosto nei meandri della nostra mente, che cambia la realtà in un clic.

martedì 19 giugno 2012

L'INDIVIDUO IN UN'EPOCA TRISTE CHE SI CREDE GLORIOSA


Viviamo un epoca individuale. E' un'epoca triste che si crede gloriosa, e si crede gloriosa perché non si accetta sé stessi come parte di un tutto, occorre sentirsi diversi, superiori, assoluti, portatori di una verità che altri non hanno. Ricordo quand'ero bambino ed eravamo tutti uguali, eravamo tanti e ci scambiavamo i vestiti, andavamo tutti a messa e non si sgarrava, le madri controllavano.


E' un epoca di individui e non di gruppi, è un'epoca triste che si vede gloriosa.


C'erano poche idee e sempre quelle, e funzionavano! Si costruiva una vita con esse, un futuro, una famiglia. L'individualità c'era ma il senso del dovere di più. Inutile negarlo, non eravamo liberi come adesso. Liberi di distruggersi oggi, di restare single senza rimpianti, di farsi un cicchetto in più ma da soli, prima gli anziani bevevano ma in compagnia, mai da soli.


L'individuo "libero", in un epoca triste che si illude gloriosa.


L'individuo che afferma sé stesso, che non coopera, che non collabora, che non ha bisogno. L'individuo che non ama il sistema in cui vive, non comprendendo che non è diverso, diviso, dal sistema in cui vive. L'individuo che non può tornare indietro perché a vivere insieme, in comunione, si impara da bambini e se non l'hai fatto, se questa società ti ha permesso di non vivere questa esperienza, magari in uno stato di bisogno, non riesci più a farlo, ad accettarlo. 

Occorrerà una nuova generazione, magari cresciuta altrove, in posti in cui la solidarietà e l'amore dello stare insieme, il bisogno di stare insieme, supera il bisogno di sentirsi diversi, autonomi, importanti. Per questa generazione è troppo tardi, non accetta, neanche i legami familiari tengono più, i matrimoni non vengono salvati, questa generazione dovrà inventarsi un modo diverso di vivere, ma sarà triste perché non ci saranno più gli stessi legami, quelli che avevo da bambino.

Se non c'è questa solidarietà è impossibile costruire, è impossibile tener insieme non solo le famiglie, ma la stessa nazione Italia, perché una parte ricca e produttiva dovrebbe mantenerne un'altra arretrata e così diversa da sé, se prima non si ricrea un'idea di solidarietà ormai perduta?


L'individuo solo in un'epoca triste che si crede gloriosa.


Così solo, così bisognoso di quella considerazione che un tempo non costava niente, bastava compiere il proprio dovere (che brutta parola oggi!) per essere "qualcuno", non il più grande, non il migliore, solo qualcuno, parte di un tutto. Oggi si fa tutto anche solo per "esistere", per non essere distrattamente dimenticati, abbandonati.

Il degrado morale del sistema mondiale, l'individuo così ricco, così potente, così privo di legami, pronto ad assurgere al ruolo di Dio. Un dio solo.


L'individuo illuso in un epoca triste che si dipinge gloriosa.   


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4 commenti:

  1. Credo che il collasso della famiglia sia molto importante per spiegare quello che hai scritto. Forse non è l'unico elemento ma è importante.
    Tempo fa teorizzavo con altre persone che secondo me almeno un genitore (ma io penso alla donna) dovrebbe lavorare fuori casa massimo mezza giornata. Meglio se non lavora proprio fuori casa.
    Un genitore dovrebbe seguire la famiglia, soprattutto i figli, la loro educazione, la scuola, il gioco, semplicemnte stare insieme. Secondo me quello che manca agli adolescenti oggi è la presenza della madre o del padre a casa, nel quotidiano.
    A cosa serve che tua madre o tuo padre ti chiedano alle otto di sera come è andata la giornata, cosa hai fatto, e magari ti facciano pure la ramanzina per i voti scarsi se non c'è una condivisione del tempo e delle esperienze quotidiane.
    La famiglia decade perchè i pilastri della famiglia sono fuori casa undici ore al giorno, se va bene, quando sono presenti sono stanchi e magari pure stressati, nel fine settimana devono fare mille altre cose e cercano di ritagliare comunque (bontà loro) dello spazio per i figli. E non mi si venga a dire che non conta QUANTO tempo ma la QUALITA' del tempo. Certo che conta la qualità, ma cosa me ne faccio di mezz'ora di qualità al giorno???
    Alcune donne al sentire questa teoria mi hanno guardato male. "Perchè non può farlo il padre?" Fate voi, basta che ci sia qualcuno che segue i ragazzi, che non li lasci soli. Tra le altre cose se molta gente fa il part-time lavora più gente, vedi "lavorare meno = lavorare tutti" Ciao Renato

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    1. Beh quello che scrivi è tutto corretto e la presenza della madre è un elemento che rientra in tutti i trattati che ho letto, almeno nei primi tre anni del bambino, ma di più, di più...

      Però non c'è solo questo, altrimenti le famiglie si sarebbero estinte molto tempo fa visto che le donne hanno sempre lavorato. Le donne della mia famiglia allevavano le sorelline più piccole come fossero figlie mentre le madri lavoravano.

      Io con le donne non amo parlare di questi tempi in quanto so che è inutile se non hanno la percezione di certe cose non riusciranno ad acquistarla ad un'età adulta è un sentimento, un apprendimento che si vive già da bambine, se una generazione "salta" non riesce a tornare indietro, verrebbe più facile prendersi una laurea a quarant'anni.

      A meno di forti esperienze religiose, esistenziali, certo, come San Paolo folgorato in un secondo, ma secondo me non ha senso tormentare le donne con cose che ormai le sono sfuggite e non recuperano più. quel modello per loro è andato, anche se lo comprendessero intellettualmente nella realtà delle cose sarebbe inapplicabile, quindi inutile.

      Però ci sono anche esempi contrari, una donna di quarant'anni dell'aziend ain cui lavoro ha avuto un bambino che il suo compagno, non la vedo da più di due, forse ormai tre perché vuole stare accanto al bambino. Ha una patologia che le permette di appartenere alle categorie protette e quindi pur non guadagnando non sta perdendo il posto di lavoro. Mai mi sarei aspettato una cosa del genere da una donna come lei chic e mondana, eppure è successo. E nessuno gli ha detto di farlo. Quindi inutile parlarne, le donne sanno ciò che devono fare se possono e vogliono.

      Cmq io non credo che sia una questione di tempo, si può passare tutta la vita insieme senza qualità, stufandosi e non vedendo l'ora di andarsene. Credo invece che sia invece una questione di Dio all'interno di una famiglia. Per un motivo semplice: senza Dio, specialmente oggi, una famiglia non ce la fa a tenersi unita. Tenersi untia non vuol dire stare insieme, vuol dire che ognuno accetta il posto che Dio gli ha dato. L'uomo fa l'uomo, la donna fa la donna e i figli fanno i figli. E oggi i ruoli sono saltati perché senza Dio che fa l'arbitro saltano. Il portiere va in attacco, il mediano non si sposta più dall'area avversaria, il goleador invece di segnare ripiega un po' in difesa un po' a centrocampo; tutto è fluido, tutto è morbido, io francamente non so cosa tenga insieme oggi le famiglie non credenti, quale motivo? Perché i genitori sono tanto buoni e i figli obbedienti? Non è così, credo non lo sia mai stato, non esistono famiglie perfette. Nn basta avere un ordine, occorre una ragione valida per quell'ordine. Altrimenti, rispettato o no, l'ordine salta.

      E' responsabilità di tutti se c'è il degrado, la la colpa non è questo o quel comportamento, ma l'aver eliminato Dio portando avanti la propria vita senza di lui. E' ovvio che si inseguirà sempre una felicità illusoria senza mai raggiungerla, è solo Lui che ne ha le chiavi. L'uomo ha la libertà, ma quello che cerca non si trova in essa.

      Se una famiglia prega insieme, ma lo fa sul serio, stabilisce un orario e a quell'ora si prega e si ringrazia insieme, quello è tempo di qualità. Se poi il padre arriva a benedire i figli davanti a Dio, quelli si sciolgono, quale figlio non vorrebbe sentirsi dire esplicitamente di essere una benedizione per i genitori? Quanto può essere riconoscente? E' abbastanza tempo di qualità questo?

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  2. Le famiglie di cui parli, quelle che riservano a Dio un posto fondamentale, purtroppo ne ho viste poche.
    Mi è capitato al contrario di trovare in una famiglia di atei la nascita di una fede profonda in un elemento.
    In che modo i genitori possono far appassionare i figli? basta l'esempio? Si sente dire sempre più spesso che i giovani frequentano la comunità solo per la compagnia, per gli amici. Della struttura portante di quella comunità, che è una famiglia allargata, spesso si dimenticano. Alla fine è un "club" come un altro... Ciao Renato

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    1. Da una statistica svolta in questi giorni in Italia, dicono che sia rappresentativa (mah...), questo tipo di famiglie, credenti e praticanti, sono meno del 30%, a mio avviso anche meno, forse molto meno.

      In compenso, in Cina, ad esempio, ci sono milioni di famiglie cattoliche che vivono in clandestinità e celebrano liturgie in casa. E in molti paesi islamici la minoranza cristiana celebra regolarmente in casa perché non ha spazi fuori.

      Sono certo che il trend proseguirà, queste famiglie saranno sempre meno in Italia, come del resto in Europa, (e sempre più nei paesi di nuova cristianizzazione), ma non è una gara all'ammasso, non ha importanza il numero esiguo, è importante che chi mette in pratica queste cose ottenga i risultati di cui parlo e mantenga unita la propria famiglia, la propria realtà spirituale anche nell'inevitabile devastazione sociale e spirituale cui il resto del mondo andrà incontro.

      Cmq il bisogno di "connettività" è un bisogno fondamentale dell'essere umano, è sicuramente un "club", anche le amicizie lo sono, gli amici di caffé lo sono, è nella natura dell'uomo. Il problema è quello di comprendere se è un "buon" club, che porta alla vita, oppure un "pessimo" club che ti porta ad odiare tutto quello che ti circonda.

      Il primo salmo della raccolta di Salomone, proprio il primo, parla di scegliersi il club giusto e stare lontano da quelli sbagliati.

      Per far appassionare i figli basta molto meno dell'esempio, perché i bambini guardano i genitori e assorbono tutto. Non occorre far niente, i figli sono il riflesso di ciò che sono i genitori, anche nelle parti più luminose ed oscure. E quelle parti si tramandano per generazioni. Ma questa è un'altra storia...

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