Ci sono due modi per cambiare la nostra vita: uno è cambiare il nostro modo di vivere, la realtà che ci circonda; l'altro è intervenire su quel magico, microscopico, interruttore bioelettrico nascosto nei meandri della nostra mente, che cambia la realtà in un clic.

domenica 18 settembre 2011

CAMMINO SULL'ACQUA - PARTE TERZA





"Rinnovatevi rinnovando i vostri pensieri"

San Paolo


Monaco e novizio attraversavano il torrente, Sul greto la giovane piangeva perché nel passaggio le si sarebbe sporcato il bel vestito, doveva andare alla festa. Il monaco la prese in braccio e attraversò con lei.

Avete preso in braccio la ragazza, noi monaci non dovremmo evitarlo? chiese ore dopo il novizio, turbato. L'ho presa e l'ho deposta - rispose distratto il monaco - tu la stai ancora portando?


Il novizio ammutolì: la sua mente aveva creato il problema e lo stava trattenendo.

Il monaco aveva già lasciato andare l'episodio, non ve n'era più traccia.


Non posso evitare la burocrazia, problemi, ansie, bollette, nemici, amici, familiari, carte della pensione, contributi, call center, traffico, elettrauto. Ogni giorno, impossibile in questo mondo. I sogni di fuga verso una realtà bucolica sono pura illusione, marketing consumistico, invece di prodotti vengono vendute idee tarocche. Ho visto i guru del vivere meglio, naturale: hanno anche loro auto, commercialista, avvocato, appuntamenti, cellulare che squilla, portatile che ribolle, internet più veloce della luce; il 730, l'IRPEF, IRAP, la partita IVA, la TV a schermo piatto che se ti metti di lato neanche la vedi, lo stereo; Enel, Telecom, tassa sulla spazzatura, e guai se salti una scadenza. Come il resto dell'umanità, quella più ricca del pianeta almeno. Centimetro più, centimetro meno, siamo lì.

Mio zio vive lontano, in una casa sul mare, senza traffico, impegni, problemi di soldi. Ha le stesse rogne. Ufficio tecnico comunale, ICI, esami medici, code, acqua, luce, gas, telefono, errori nelle pensioni, casa che richiede manutenzione, ladri innamorati delle case sul mare, discariche abusive nei posti più isolati, falde acquifere così inquinate che i pesci nascono già con i tatuaggi sulle branchie. Per il resto è un posto da cartolina. Viaggia e spende perché è meglio un esame medico in una grande città con strutture e mezzi piuttosto che in un avamposto sul mare: la vita agreste è bella ma la pelle è solo una.

Ogni giorno mi confronto non con una o due ma almeno tre incombenze, che si accumulano, si accumulano e non hanno alcuna voglia di essere smaltite o di evitarmi, anzi pressano. Questo è ciò che è. Non esiste fuga se non nella fantasia degli sceneggiatori TV e dei venditori di tappeti. Robinson Crusoe aveva un chiodo fisso e non era quello di godersi la natura (e i cannibali). Eppure... Eppure il monaco era sereno. Non si oppose, non si turbò, si mise al servizio. Prese la ragazza e poi la lasciò andare, proseguendo il suo cammino.

Prese la bolletta e la lasciò andare. La lite col capo e la lasciò andare. La fila alla posta e la lasciò andare. Non rifiutò di prenderle, non cercò di trattenerle. Avrebbe potuto sollevarne cinquanta di ragazze e aiutarle ad attraversare il torrente, tutta la mattina, e continuare ad essere sereno il pomeriggio. Perché le lasciava andare. Non cercava di sfuggire, di cambiare monastero andando in un posto isolato e composto da soli uomini (solo mare, solo gente simpatica, solo lavoro gratificante, solo, solo...).


Restava sereno perché non pensava che ciò che era, che sentiva, potesse dipendere da ciò che gli gravitava intorno.

Prendeva e lasciava andare.


La pratica al comune, il condono, il mutuo, i documenti, l'appuntamento, la fila per il ticket. Il monaco prendeva e lasciava andare. Non rimaneva niente nelle sue mani. Non aveva bisogno di cambiare il suo mondo, di cambiare strada per non essere turbato dalla ragazza. Tutta fatica inutile. Poteva vivere e coltivare la sua mente, la sua pace, prendendo e lasciando andare. Non c'è bisogno di liberarsi di niente quando prendi e lasci andare, né di cambiare niente, sei già arrivato. Arrivarono a destinazione in tempo, il monaco sereno, il novizio turbato.


Se prendo e lascio andare la vita non pesa niente.

Non devo cambiare niente, gettare niente perché tutto... si dissolve da solo.

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8 commenti:

  1. E già, ma quello era un monaco, uno che già aveva un livello di illuminazione superiore alla media, infatti il novizio non capisce.
    E' difficile, noi siamo come tanti novizi, troppo legati alla realtà del mondo per riuscire a trascedere a non lasciarci contaminare da lui. E' veramente difficile. Buona serata. Renato

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  2. # Renato,

    una buona domanda sarebbe questa: "perchè è difficile?". Se esplori la risposta si può giungere a conclusioni sorprendenti. Nient'affatto scontate.

    Per quanto riguarda il novizio: occorre distinguere tra "novizio" e "ripetente". Ovvero: "non mi sono mai posto il problema e scopro qualcosa" (novizio); "mi sono posto il problema ma sono sempre al punto di partenza" (ripetente). Essere novizi è normale, è bene in un certo senso; essere "ripetenti" può richiedere il "cambiare scuola" se continuo a non superare l'anno.

    Ciao e buona serata

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  3. E' un pensiero stupendo, ed evidentemente io sono ancora talmente indietro che non arriverò mai se continuo a pensarla così. Però: io non vedo il distacco e il lasciarsi scivolare via le cose come SEMPRE una cosa positiva. Ora, nel caso del mutuo e delle bollette ok, ma anche lì: lasciar scivolare significa che devo lavorare come un mulo lo stesso e far finta di niente (che è quello che mi dice anche la mia banca??), "essere distaccato"? Forse confondo i piani ed ho frainteso tutto, ma è spesso a questo punto che mi fermo!
    LaStancaSylvie

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  4. Ciao Sylvie,

    ho iniziato a scrivere una possibile risposta alla tua domanda qui:

    http://exodusclic.blogspot.com/2011/02/limbroglio-parte-prima.html

    poi la serie di post ha preso una strada un po' diversa e ho sempre in mente di chiudere il ciclo de "l'imbroglio".

    In sintesi:

    "lasciar scivolare significa che devo lavorare come un mulo lo stesso e far finta di niente?"

    ti poni questa domanda perchè sei convinta che tutto dipenda dalle decisioni del tuo, chiamiamolo così per comodità "io cosciente". Quindi temi che non prendendo decisioni (creazione del pensiero, della scelta) tutto proseguirà su di un binario statico, predefinito. Nel post evidenzio questo: "e se in realtà "tu" non avessi mai preso decisioni?". Ovvero se tu avessi finora, e anche domani, solo "reagito" a ciò che ti circonda, e le tue non fossero "decisioni", ma "cosmesi" di qualcosa che è stato attuato in te ad un livello molto più profondo di quanto tu creda, e poi razionalizzato in una forma che ti desse l'illusione della decisione razionale, di una scelta del tuo "io cosciente" appunto? (vedi post a quest'ora del mattino sai... :-)

    Se così fosse non hai da preoccuparti, succederà quanto deve succedere: quella parte di te di sistema operativo che si muove e agisce poi dandoti l'illusione che sia "io cosciente" a decidere, continuerà a muoversi in sintonia con l'ambiente e poi ti farà credere che il tutto è decisione "razionale". Cosa puoi fare? Darle fiducia e non paralizzarla. Ha una saggezza molto superiore di "io cosciente". E' sopravvissuta per migliaia di anni in condizioni avverse. "Io cosciente" non riesce neppure a vivere serenamente in condizioni favorevoli.

    Ergo: ponendoti la domanda hai creato il problema. SE "prendi e lasci andare", ma sul serio, avrai liberato energie che ti guideranno ove il tuo cuore desidera in maniera naturale. Senza sforzo. Ma forse non nel modo in cui "io cosciente" desidera. Devi fidarti di te stessa, di quella parte di te, con cui probabilmente non sei in contatto, ma che è lì e che nelle condizioni di "blocco" prende il comando e risolve.

    Prima o poi la termino quella serie di post :-)

    Ciao!

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  5. Dimenticavo:

    io sul lavoro "prendo e lascio andare". Facendo finta, naturalmente, di essere oberato dal lavoro. (Leggi a questo proposito il libro che ti ho consigliato sull'ultimo post "come evitare di darsi la zappa sui piedi e avere successo"). Bene, finisco subito, non sono mai carico "come un mulo", perchè ho notato che nel tipo di azienda iper-strutturata in cui lavoro, "prendere e lasciar andare" è una strategia migliore di "non fare, semplificare, etc...". Non ci sono discussioni, riunioni, roba varia, dicendo sempre sì non si perde tempo. Prendo l'incarico, impiego cinque minuti, fingo che ci voglia un giorno intero, non spiego a nessuno come ho fatto. Divento l'unico in grado di svolgere quel lavoro. Il merito non mi viene riconosciuto (aihmè le aziende sono così) ma nessuno mi viene tra le scatole e sono spaventati se gli dico: "io ho fatto così, però sono pronto a seguire le Vs. disposizioni". Certo ci vuole saggezza, furbizia. Però sono molto più leggero.

    PEr me "prendere e lasciar andare" (cinque minuti, davvero, faccio solo ciò che mi è pertinente) è una strategia migliore di "rifiutarsi di prendere".


    Il concetto di "essere distaccato è un po' diverso. Mentre attraverso il torrente con la ragazza in braccio devo essere pienamente presente e consapevole, altrimenti l'acqua ci porta via entrambi. Dopo devo lasciarla andare. Il distacco, come in uno specchio, avviene quando l'immagine si è spostata via. Mentre sto di fronte allo specchio, attraverso il torrente, in quei cinque minuti, devo essere pienamente compenetrato con ciò che sto facendo. Solo il tempo necessario, non di più. Dopo "lascio andare".

    Ri-Ciao.

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  6. Credo che la grossa sfida stia nel lasciare andare veramente, profondamente. Non dirlo, ma esserlo, sentirlo. Sono assolutamente d'accordo con te: non esiste un luogo, un lavoro, un gruppo ideale, privo di "problemi" ... e chi ce lo fa credere ci imbroglia.

    P.s. Il gatto poi?

    Buona giornata

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  7. Storia interessante, condivido il pensiero di Emanuela.

    a presto

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  8. Stupendo post.
    Però ora mi guardo le mani e qualcosa è rimasto intrappolato, cerco di scrollarmelo di dosso, ma non sempre ci riesco. Non sono un monaco e nemmeno un novizio, mi giro verso la ragazza che non vuole attraversare il fiume e le dico delicatamente più avanti c'è un ponte. Non sempre davanti a noi c'è la risposta a tutto.
    Un salutone.

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