Ci sono due modi per cambiare la nostra vita: uno è cambiare il nostro modo di vivere, la realtà che ci circonda; l'altro è intervenire su quel magico, microscopico, interruttore bioelettrico nascosto nei meandri della nostra mente, che cambia la realtà in un clic.

sabato 14 aprile 2012

Decrescita 1

Seguito allo spunto di Sting sulla pubblicato qui:

http://sting10.wordpress.com/2012/04/12/cose-la-realta-crescita-o-decrescita/#comment-45

ho scritto un commento che riporto, e un nuovo post che pubblicherò oggi o domani.



Ciao,

beh posso dire che della “decrescita” non si parla in quanto, semplicemente, in economia non esiste. E’ un concetto nato al di fuori, ma in concreto non c’è niente e non ci può essere. A meno che, non venga legato ad un altro concetto, che è la redistribuzione. Prima di “decrescere” occorrerebbe una società più equa, in cui la ricchezza globale (PIL) decresce, ma a me non manca niente in quanto c’è più equità nella distribuzione stessa. Ma se tale equità venisse raggiunta non staremmo neanche qui a parlare di decrescita. Ergo, è un concetto che rimane sulla carta dal punto di vista delle intenzioni (programmazione), ma nella pratica, essendo noi già in recessione, la “decrescita” è già in atto.

Ma non si parla di serate al night, iphone o altro, la decrescita non è questo. Quella in atto è il taglio ai servizi essenziali. Oggi ho partecipato ad una riunione, sono stati esposti alcuni principi di politica sanitaria e la revisione del LEA, livello essenziale dei servizi sanitari offerti al cittadino. Ci sono tagli. Il PIL diminuirà. Le aziende sanitarie taglieranno il loro personale in quanto il personale diventa inutile quando, anche volendo, lo Stato non ti permette di raggiungere certi livelli di fatturato. E’ già decrescita. Accompagnata da disoccupazione e sanità a pagamento.

Non si può scegliere la decrescita. Si può fare solo in presenza di redistribuzione dei redditi dalle fasce ricche alle povere. Ma questo non c’è. Se la decrescita arriva ci saranno più tasse. Vedi IMU. Ma è decrescita questa. Del PIL.

La produzione italiana è già orientata all’export. Si da per scontato che gli italiani non hanno e non avranno i soldi per assorbirla. E molte aziende si trasferiscono all’estero. Producono nella repubblica Ceca. La Stock, storica azienda è stata appena venduta. Noi siamo nella decrescita. Ma non in quella che fa comodo a noi. Perchè se noi decresciamo, il nostro vicino vuole crescere eccome e può assorbire tutta la nostra produzione, tutte le opere che noi non vogliamo realizzare, è disposto a sporcare i suoi cieli, come noi, a respirare piombo, come noi, è disposto a tutto pur di ottenere tre pasti caldi al giorno. Non parliamo dell’assistenza sanitaria, ferie, pensioni, assegni maternità e congedi parentali. Per avere queste cose il vicino sarebbe disposto a infilare la testa nella ciminiera e sniffare ossidi tutto il giorno.

Noi consumiamo comunque perchè vogliamo presidi sanitari, farmaci, medici, strade, scuole, mezzi pubblici, acqua nei rubinetti, gas che circola nelle condutture, sicurezza, malattia pagata, pensioni, lì sono i costi, mastodontici, inarrestabili, non nell’Iphone o nei mobili IKEA. Ma nessuno vuole rinunciare né sarebbe giusto. Solo che per avere questo il PIL deve crescere. In alternativa i ricchi dovrebbero un po’ finanziare i poveri. Ma non credo che questo avverrà.

Teniamo la decrescita come concetto personale, l’unico ambito in cui abbia qualche ragione di essere e qualche speranza di successo, e subiamo la “decrescita” economica e sociale che inevitabilmente ci toglierà qualche opportunità e qualche prospettiva, senza per questo rendere, per sé stessa, la nostra vita migliore di ieri.

(Continua...)

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