Ci sono due modi per cambiare la nostra vita: uno è cambiare il nostro modo di vivere, la realtà che ci circonda; l'altro è intervenire su quel magico, microscopico, interruttore bioelettrico nascosto nei meandri della nostra mente, che cambia la realtà in un clic.

mercoledì 5 ottobre 2011

SQUILIBRIO PREVEDIBILE




Queste riflessioni nascono dal divertente post di Sesto Rasi, che Vi invito a leggere prima di continuare, altrimenti non si comprende il resto. L’articolo nasce come commento che volevo lasciare, però mi sono accorto che era troppo lungo e nella pagina non sarebbe entrato, ho la mano veloce :-).




Ecco l’originario commento:

“Io mi sono affaticato solo a leggere la tua quantità di attività. E ho bisogno di più di nove ore di sonno al giorno. Spesso mi concedo sieste tardo-pomeridiane di più di un'ora. Sarà che ho raggiunto i 41, ma non è che a trenta spaccassi il mondo.

La teoria dello squilibrio prevedibile, più tardi definita come sistema 80/20 di Pareto però è la rappresentazione di un fenomeno presente in natura, non di uno sforzo consapevole. Infatti l’autore studiò la distribuzione dei redditi in diverse epoche e ricavò che, in qualunque epoca studiata, la stragrande maggioranza delle risorse era detenuta da pochi gruppi di persone. Poi andò nel suo giardino e si accorse che pochi alberi fornivano la stragrande maggioranza dei frutti. Ecco il sistema definito poi 80/20.

Si accorse che in natura le distribuzioni non sono omogenee ma irregolari. E che tale irregolarità è prevedibile. Quindi, prima ancora che "un mezzo per raggiungere", lo studio di Pareto può essere utilizzato come una "profezia con basi scientifiche". Non è chiaro del perché in natura vi sia questo tipo di allocazione squilibrata.

Sul versante economico, ad esempio, è risaputo che l'Italia ha quattro-cinque regioni che producono PIL e tutte le altre che lo divorano. All'interno di tali regioni solo alcune aree sono altamente produttive. E che in queste regioni produttive lo squilibrio dei redditi è altissimo. La popolazione è concentrata in alcune zone con picchi spaventosi. La produzione agricola idem. E così via...

Nel tuo caso, data la giornata che descrivi, è interessante notare, sempre per il teorema letto in senso inverso in quanto è di una flessibilità sconcertante, che se tu riducessi (se ne avessi voglia) dell'80% il tuo volume di attività, perderesti al massimo il 20% del tuo piacere di vivere. Probabilmente molto meno. Sono numeri enormi ma è facile notare che da soli mangiare, dormire, muoversi in libertà, essere sani, avere rapporti affettivi gratificanti, pensare liberamente, rendono già più dell'80% del piacere di vivere, il restante per quanto possa sembrare importante copre a malapena il 20 residuo. Molto meno credo. Ci arrabattiamo per una briciola del totale di soddisfazione vitale considerandolo il centro del nostro mondo. Dovremmo invece puntare sull'80% per massimizzare il nostro risultato in termini di piacere di vivere. Così, una maggiore attenzione a:


Mangiare, dormire, muoversi in libertà, essere sani e avere rapporti affettivi gratificanti, pensare in libertà...


è l'investimento tecnicamente più produttivo in termini di felicità vitale.

L'attenzione a queste attività dovrebbe essere al centro di tutto perché... per quanto possiamo dedicarci ad altre attività, coltivare altri sogni, la "resa" sarà sempre inferiore al raccolto che otteniamo da queste semplici azioni principali.


Qualunque cosa facciamo, comunque lo facciamo, per quanto ci sforziamo, otterremo ben poco rispetto a ciò che può essere ottenuto da queste attività centrali.


Davvero interessante è che queste attività, per essere portate ad un livello più alto di resa vitale, non richiedono grossi investimenti. Mangiare meglio, dormire di più, muoversi, curarsi, intrattenere rapporti, anche con un animale domestico di cui prendersi cura, fermarsi a pensare, a pregare, non richiedono spropositi di tempo ma la consapevolezza di essere cose veramente importanti. Che è lì il centro, il focus. Che fuori da ciò, vi sono solo le briciole. Già il solo tempo trascorso per svago davanti ad internet, che non so quanto soddisfazione vitale possa dare ma di certo meno delle attività che ho citato prima, basterebbe a massimizzare la soddisfazione vitale negli altri campi."


Ringrazio Sesto Rasi per il post da cui ho tratto spunto (anche se non ho mai capito che 'azz di pseudonimo sia il suo!) aggiungo che il teorema di Pareto è molto più di questo, può rivelare delle realtà davvero incredibili, la più divertente delle quali, per me, in questo momento, è la semplice constatazione che essendo il piacere di coppia per l'80% concentrato nel 20% del tempo, alcune coppie storiche decidono di convivere solo nel week end. Da quel 20% di stare insieme ricavano l'80% delle soddisfazioni e poche rogne. Ma c'è molto altro (oh se c'è!) e posso invitarvi ad uno studio, o se vi va potremmo riparlarne.


Buona serata a tutti.

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12 commenti:

  1. Interessante, non conosco Pareto, ma queste sue teorie mi sembrano interessanti! E' disarmante constatare quanto quella "briciola" di cui tu parli riusciamo a considerarla come una pagnotta da 5 kg ... e non ci accorgiamo che non ci sfama ... forse perchè è solo una briciola??

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  2. # Emanuela:

    no, è che non ha sostanza, non perchè è briciola. Abbiamo un corpo, un anima che è più intelligente di noi (mente illusoria) e cerca la SOSTANZA.

    Cmq, se qualcuno perde la salute, gli affetti, non può più mangiare, dormire, il danno è incalcolabile, è lì che ci si accorge dove stava davvero la pagnotta.

    A proposito di briciola: m'hanno fregato la gattina da sotto gli occhi. Stamani sembrava fatta, adorabile cucciola di nove mesi abbandonata in un giardino condominiale, mi hanno detto che me la davano, poi la ragazza che abita in quel condominio ha scritto ad un'altra e ha saputo che in questi giorni che era via l'avevano già adottata.

    Beata lei, io ci sono rimasto un po' malo, avevo fatto l'idea.

    Pazienza, non era il momento, ma stamani continuo a pensarci lo stesso. Ho ancora molta strada da fare prima di trovare l'opportuno distacco, il "lasciar scorrere"! :-)

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  3. leggo spesso i tuoi commenti nei blog che frequento e ti trovo molto nitido, forse un po' troppo: proprio per questo ti rimando ad un mio post di giugno, "la rana e lo scorpione":

    http://wwwsestorasi.splinder.com/archive/2011-06

    molto spesso sappiamo come sarebbe opportuno fare (e non fare); molto meno spesso ci comportiamo di conseguenza...figurati il primo anno dopo aver mollato una consuetudine pluridecennale come il posto fisso: si crea un vuoto nella giornata che è come spingere una bacinella vuota nell'acqua: il liquido circostante tende immediatamente a riempirla tutta. In più vedi veramente com'è.
    sesto rasi (che non significa niente. è uno pseudonimo formato in uno dei modi più soliti, ma ormai mi ci sono affezionato)

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  4. # Sesto,

    letto il post.

    si in effetti la mia sicurezza e perentorietà nelle cose che affronto non è fatta per attirare simpatie, non potrò mai fare il politico né guidare torme di gente. Ma sono così da sempre e questo ti viene rimproverato. Ricordo che venivo considerato intollerante e poco flessibile anche da ragazzo, perché non avevo dubbi di sorta sulle cose che avevo esplorato. per me una volta che ho dedicato tempo a capire è tutto chiaro, altrimenti preferisco solo chiedere. Però una volta che è chiaro, è "la fine del pensiero", ho chiarito, passo ad altro, non mi lascio fuorviare da ipotesi che ho già provato non tengono in piedi. Socialmente è una mancanza, le persone desiderano che chi parla con loro, almeno un poco si dimostri d'accordo con ciò che pensano, lo interpretano come un segno di rispetto, di approvazione. Potrei fingere, riuscirei anche bene, ma non reggo a lungo, mi annoierei e tutto il bello della compagnia svanirebbe.

    Per un lungo periodo avere già le risposte mi ha fatto sentire a disagio, ad esempio non riesco a partecipare ad una conversazione condita di banalità già affrontate mille volte, quando le risposte a tutto quel chiacchiericcio sono ovvie e evidenti e a volte non esistono, occorre solo accettare le cose. E stop, fine del pensiero, reset. No, si tende a tornare un milione di volte sullo stesso argomento. Ho scoperto una neuropsichiatra francese che ha risolto nei suoi libri molte delle mie domande sul perché esistono queste dinamiche e sul perché io non sono mai riuscito a viverle. Una volta chiarito, imparato, stop, fine del pensiero.

    Immagina nel corso di una riunione, un confronto, uno che prende la parola, esamina la cosa da tutti i punti di vista, trova le soluzioni, anticipa le domande e smonta le obiezioni prima che altri possano aprire bocca. Mica diranno "bravo che analisi profonda", no, è semplicemente un antipatico, arrogante e troppo sicuro di sé. Se poi ha successo (non è il mio caso) diventa un guru, l'esempio classico è Steve Jobs, che oggi è venuto a mancare, ma che si comportava nel modo che ho descritto amplificato XXX volte. Ma era sicuro del fatto suo, "vedeva" le cose. Non era certo popolare ma le cose andavano spessissimo nel modo in cui aveva previsto. All'inizio non sempre, dopo gli opportuni fallimenti e le correzioni, quasi sempre.

    (segue)

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  5. (seguito)

    Il fatto è che ognuno di noi può essere in pace solo se si esprime, se è "ciò che è". Ed essere me stesso, riesce a farmi sentire felice a farmi ridere. Saranno le endorfine, non lo so, ma mi sento davvero bene. E poi ho scoperto che l'approvazione degli altri uomini mi annoia, e alla fine se uno è onesto, se ha qualcosa dentro, alla fine annoia tutti, si preferisce un avversario capace piuttosto che degli adulatori disprezzabili. Annoiano, non è bello.

    Cmq dicevo che per lungo tempo mi sono sentito "non a posto" e cercavo di far finta di avere dei dubbi, di lasciare opportunità aperte pur di essere socialmente meglio inserito. Non che non lo sia, affatto, ma spesso mi sento dire: "cosa sto a discutere con te che hai già tutte le risposte?". E lo so che è indisponente, e a volte mi dispiace, ma cosa devo fare, fingere di non averle? Metterle in dubbio quando mi sono accorto che su di me funzionano a meraviglia? Posso solo sperare che il mio amico trovi le sue risposte.

    Un bel giorno ascolto una trasmissione radiofonica in cui si metteva a confronto il personaggio che ammiro di più, Gesù Cristo con altri saggi dell'umanità come Budda, Lao-tse, Confucio ed altri. E si faceva notare che mentre questi personaggi ponevano domande, interessanti, profonde, coerenti, Gesù aveva solo risposte. Una risposta vivente. Una sicurezza che scardinava credenze millenarie, altro che suscitare antipatie, quello demoliva tutto quello che gli si parava davanti senza permettere repliche, era così e basta. Con una sicurezza che impressionava le folle e faceva impazzire il potere del tempo. In nome di che cosa? Di sé stesso. E delle sue opere. E' stata una liberazione, ho capito che non dovevo affatto vergognarmi se per molte cose ho già le risposte e non ne cerco altre, non servono approfondimenti, il "pensiero è finito". Reset, prossimo punto, specchio vuoto senza strascichi di pensieri precedenti. Come scrivi "essere nitidi" vuol dire essere capaci di "tagliare", abbandonare il pensiero una volta che ha esaurito la sua utilità pratica, non tornarci su. Certo deve prima esserci un "pensiero" che non sia un accozzaglia di schemi trasmessi, che sia stato approfondito, ma una volta che mi ha servito, che l'ho utilizzato, che l'ho esaurito, lo butto via. Diciamo che non affondo la rana col pungiglione ma la caccio a pedate in quel posto: devo continuare la navigazione e gli ostacoli mi sono d'impaccio.

    Ehmmm... così come Gesù, mi aspetto di far incavolare molta gente, non perché gli vado contro, ma in quanto capace di non interessarmi al loro pensiero se lo reputo inutile, bypassarlo, come fece il Maestro. E questa cosa quanto fa incaxxare!

    Però incontri anche persone che ti permettono di porti nuove domande, di scoprire cose che ti erano passate davanti senza vederle ed esaminarle e quelle persone diventano importanti, belle, mai noiose, né comprendi il valore.

    Dovremmo fare una gara a chi scrive di più, anche tu sei messo bene.

    Ciao.

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  6. Mi sono letto il primo post ma il secondo di sesto rasi lo lascio a domani!
    Dopo una giornata non male ....Ale, mio figlio, ha scoperto la voce :-) o meglio le urla, durante il viaggio di rientro da Scapezzano a Milano!
    In ultimo appena arrivati a casa abbiamo scoperto che il babbo di mia moglie è stato ricoverato per un malore....
    Fortunatamente la situazione è rientrata alle 20,00 con la dimissione dal pronto soccorso del babbo.
    Non ostante ciò mi sono letto i vostri post e commenti! Il principio di Pareto è una bomba per tutto ma è pur sempre un metodo, oggi affermo che è più importante la visione (intesa come realizzazione di se) che deve essere ben definita! Poi i metodi sono vari e differenti ma portano sempre li, alla visione! Se ottieni un risultato, un'obiettivo, sei realizzato? E poi?
    Ba, sono cotto vado a nanna buona serata Blogger!
    Live simply take it easy
    Alberto

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  7. "Se ottieni un risultato, un'obiettivo, sei realizzato? E poi?"

    E poi lascio che scorra via senza cercare di trattenerlo :-)

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  8. mmm... troppo lungo exodus, alle ortiche l'eleganza e ti rimando ad un altro mio post (3 giugno, quello prima della rana), in cui parlo dell'H-SEO (la H l'ho inventata io). Magari una risposta te la darò nel prossimo articolo, in cui parlerò di john coltrane e di te...cosa c'azzeccate? appunto...
    ciao
    sr

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  9. Sì, ho letto il post, hai ragione.

    O meglio hai ragione in quanto sei lo specchio di un tempo attuale in cui tutti hanno poco tempo "da perdere". Anche tu hai poco tempo da "perdere", eppure sei più "libero" di tante altre persone.

    Ma vedi a me non importa questo perché, come dice Dylan Dog in un bel fumetto, mentre sulla tomba di un amico defunto discorre amabilmente con lui: "Non preoccuparti, parliamo pure… Io ho tutto il tempo del mondo". Per scrivere cose lunghissime, per leggerle. Io lo comprendo che gli altri non hanno tempo. comprendo che nell'ottocento gli scrivani venivano pagati a parola e quindi sfornavano i feuilleton, mentre oggi si cerca di rispettare il tempo dell'altro, che ne ha poco.

    Lo so che non c'entra niente il downschifting, il tempo, il lavoro, non c'entra niente perchè è una questione di lasciarsi andare e concentrazione che si ha o non si ha, che si lavori o non si lavori, che si sia ricchi o poveri, non c'entra niente.

    come disse il pinguino:

    Non importa se cammino piano, purché io non mi fermi.

    Lo so che dovremmo essere sintetici, talmente sintetici da non dire niente. Ed è vero che Churchill era un lettore sintetico e scrittore prolisso, basta leggere la sua "storia della seconda guerra mondiale".

    Ma, vedi, io ho tutto il tempo del mondo. Lo so che altri non ce l'hanno e spesso non riescono a seguire la mia camminata da pinguino, ma che importa, non ho... bisogno della loro attenzione. Certo mi fa piacere, sono onorato, contento, ma non ho bisogno... Così posso esprimermi coi miei ritmi. Ho scoperto una cosa nel mondo del lavoro: non cercare di ottenere un lavoro a tutti i costi, barando, magari non fa per te e ti chiudi in una trappola.

    Lo stesso per la comunicazione: non cercare di ottenere la comunicazione a tutti i costi. Anzi scrivi come ti viene e lascia che solo due tre persone ti seguano. Quelle due-tre persone avranno orecchio per la tua "musica", la sentiranno, comprenderanno, tu sentirai la loro, il resto buttalo via.

    L'aforisma sulla comunicazione credo che ne riprenda uno di Emerson... che ho gettato via, diceva:

    La parola è potere: parla per persuadere, per convertire, o per costringere.

    Ma il punto è che io non voglio influenzare il comportamento di altri, non ho interesse, non ne ho... bisogno. La ricerca di sé è bella perché arrivi ad un punto in cui comunque sia il tuo vicino, a te sta bene lo stesso, in quanto non dipendi da lui.

    Io sono arrivato oltre, non è una bella cosa forse, ma io davvero spero di non trovare nessuno che mi segua, si interessi, etc, perché quando è così sono costretto a fare un "balzo di qualità", a cercare oltre le normali conversazioni, convenzioni, comunicazioni, e scopri che sì, in fondo gli uomini annoiano, non è poi sta' gran perdita, sono rari i momenti davvero esaltanti di comunicazione umana valevole e alla fine non c'è poi tutto sto' bisogno... e a quel punto ti interessi davvero per cercare di conoscere Dio.


    Però la triste verità è che non succede neanche quello. Gli uomini sono talmente soli e hanno talmente bisogno, che alla fine, qualcuno, molti, infiniti che ti vengono a cercare per parlare, prendere un caffè o alleviare la propria solitudine ci sono sempre, soprattutto se tu sei uno che l’accetta così com’è e che ha tutto il tempo del mondo.

    E non sono neanche un doxshifter!

    Ciao.

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  10. se noti le citazioni in HSEO spazzano quattro secoli. e siamo così da sempre, prima ancora dei 2500 anni di cui conosciamo di più: finiti, limitati.
    Tutti, tu compreso, alla faccia dello specchio dei tempi.

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  11. Finiti, limitati e mortali. E siamo così da sempre.

    Per un credente però questa vita è solo l'antipasto di un'eternità. Non è neanche il primo tempo, ti puoi divertire con essa, il bello viene dopo.

    Non occorre affrettarsi, ciò che verrà è già preparato, l'importante è che io lo accetti.

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  12. io sono una via di mezzo tra te (il riposino pomeridiano non so cosa sia!) e l'attivissimo Sesto Rasi (non potrei infilare nella mia giornata anche uno strumento da imparare o una lingua da perfezionare) e mi piace che un commento ti abbia suggerito un intero post. P.S. grazie per il voto!!!

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