Ci sono due modi per cambiare la nostra vita: uno è cambiare il nostro modo di vivere, la realtà che ci circonda; l'altro è intervenire su quel magico, microscopico, interruttore bioelettrico nascosto nei meandri della nostra mente, che cambia la realtà in un clic.

lunedì 16 agosto 2010

L'AZIONE - PARTE SECONDA















Si governa il mondo lasciando che le cose seguano il loro corso,

Non si può governare il mondo con l’azione.

Lao Tzu


Nel post precedente abbiamo detto che i tre stati dell'esperienza Attore – Azione - Fine – rappresentano il continuo processo del Diventare (ottenere).

Dunque la mia vita è un processo per diventare qualcosa. Ma questo divenire è sforzo, è sofferenza, non è così? E' una lotta costante: sono questo e voglio diventare (ottenere) quello. C'è l'eterno inizio e mai la fine, l'appagamento, il raggiungimento.

Fermarsi a riflettere può allora essere terribile perché nasce la consapevolezza che qualunque azione intrapresa non sarà mai definitiva, sappiamo dentro di noi che non ci soddisferà né realizzerà mai del tutto, e preferiamo non pensarci. Ma può esserci un'azione “definitiva”, senza sofferenza, senza costante battaglia?

Può esserci azione senza cercare di Diventare (ottenere)?

Se non c'è un Fine nell'azione, non c'è alcun Attore. Perché è l'Azione con un Fine in vista che crea l'Attore, che lo distingue dall'Azione stessa (l'esperienza).

Prendiamo l'arrabbiatura: nel momento in cui siamo arrabbiati, non esiste distinzione tra colui che è arrabbiato e l'esperienza dell'arrabbiatura stessa. Si è tutt'uno. Non appena ne siamo fuori un secondo dopo la sensazione di rabbia, ecco manifestarsi il soggetto che esperisce e l'esperienza:

(Io) sono arrabbiato e cerco di sfogare l'ira;
(Io) sono arrabbiato e cerco di comprimere l'ira;
(Io) sono arrabbiato e cerco di liberarmi dall'ira.

Ecco, abbiamo appena creato Attore – Azione – Fine.

Ma prima eravamo tutt'uno con la nostra esperienza dell'arrabbiatura. Noi viviamo quindi continuamente uno stato dell'esperienza vitale, magari unitario, e ne usciamo sempre fuori, attraverso un processo di scissione: abbiamo preso l'esperienza, l'abbiamo distinta da noi, l'abbiamo etichettata (“arrabbiatura”) e l'abbiamo “registrata” nella nostra memoria. D'ora in poi quella sarà “arrabbiatura”. E, mentalmente, la terremo distinta da noi che la sperimentiamo. E ripetiamo il processo all'infinito, per qualunque esperienza: Attore – Azione – Fine.

Allo stesso modo, possiamo riunire la terza parte, il Fine, alle prime due, evitando la scissione e ridandoci unità?

Può esserci azione senza un fine in vista?

Un'azione siffatta non è un cercare di Diventare (ottenere) quindi non è una lotta. E' un'azione efficace, naturale, ma senza conflitto e senza lotta.

Si può ricostruire un processo in cui Attore – Azione – Fine cessino di essere divisi e ri-fondino i tre stadi dell'esperienza in un tutt'uno, senza dubbi, fratture, incertezze, sofferenza del Diventare?

Al prossimo post

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