Per quanto assurdo io cerchi di rendere il fumetto non sono in grado di competere con quello che la gente sperimenta sul posto di lavoro.
Scott Adams (scrittore, fumettista, consulente aziendale).
Il mio primo obiettivo: sul lavoro.
Entrare ogni mattina 45 minuti prima. Fare lo stronzo con due stronze. Creare inefficienza.
Spiegazione: sono obiettivi strategici. Lo scopo è di vivere la routine nel miglior modo possibile e di preservarla. Tutti vogliono gettare la loro, io alla mia sono affezionato. Mi piace. Mi diverto. Vedo lontano. Ovvero comprendo che è lei a creare un flusso di reddito che mi permette di progredire, cambiare, fare le stesse cose con meno fatica, divertirmi di più. Che dire, sono felicemente conservatore.
Non che manchino i problemi, il senso di vuoto a volte. Però comprendo che non diviene dal lavoro che svolgo, dalle aspirazioni frustrate, dal mio contratto da precario… Il vuoto ce l’ho dentro. La paura è il mio nemico, non il lavoro. La routine è anzi colei che mi protegge da un mondo che non è lì pronto a farmi felice se cambio il mio modo di essere e di lavorare.
Il posto di lavoro non è lì per opprimermi. E’ al mio servizio. Assicura il flusso di reddito necessario a soddisfare il mio piacere di vivere. Ma non è lì che mi realizzo, affatto. Fornisce solo i mezzi. Se poi non sono in grado di realizzarmi fuori, non è colpa del lavoro. Il lavoro è quello che è: maledizione data ad Adamo. Inutile aspettarsi la felicità in esso. Non è lì per quello, non è suo compito, come già sapevano anche gli antichi greci. Il lavoro è roba da schiavi, si sa. Ma può essere accettato? Fuori dal lavoro è possibile essere felici grazie all’accettazione di esso?
Scompongo e spiego il mio primo obiettivo. Lo considero unico (lavoro) anche se composto da tre componenti facilmente accessibili (mi piace vincere facile).
Entrare 45 minuti prima (orario flessibile). Perché? Entro prima, esco prima, mi godo il sole e la bella giornata, vado al parco, a correre, respiro. L’estate è bella, mi rallegra, mi rende felice. E poi, dopo le 16.30 la mia concentrazione decresce, meglio uscire presto. Gli ultimi trenta minuti saranno dedicati alla decompressione (cazzeggio strategico) per vivere sereno il resto della giornata.
Fare lo stronzo con due stronze. Perché? Ci sono persone che sono negative. E’ vero, si dovrebbero ignorare. Ma non basta. Loro ti stanno addosso, ovunque. Allora occorre porre la scure alla radice ed eliminare il problema. Magari è difficile quando si vive in un open space e si deve “far squadra” per soddisfare i superiori. Cosa conta di più la mia serenità o l’opinione del superiore? Non mercanteggio, taglio. Rispondo alle domande con un grugnito. Se è qualcosa che so, spiego, solo una volta, la seconda sbuffo. Voce ferma. Altrimenti rispondo “non lo so, chiedi al capo”.
"Non tratto con gli stronzi. Motivo: la vita è breve."
Dal libro “Il metodo antistronzi”
Saluto, non scambio altre parole, non mi mostro ostile ma non nascondo il disprezzo, chiamo per cognome e mai per nome. L’ho già fatto, funziona sempre. E’ difficile romperti le ball quando fai sentire tutto il tuo disprezzo. E’ come se togliessi la barriera di “buone maniere”. Se qualcuno (che vuoi tenere alla larga) interloquisce con te in presenza di altri, tutti sentiranno il tuo disprezzo. E questo non piace. Ci vuole carattere e un po’ di rischio ma i risultati sono garantiti. Ho scelto due stronze appunto. Liberandomi di loro il sole splenderà un po’ di più.
Creare inefficienza.
Nelle aziende siamo numeri. Le aziende tagliano i posti di lavoro. L’utilità di una persona non viene riconosciuta, a meno di relazioni particolari. Si parla di sistema premiante. Forse a livello di principio come può essere una regola concordata coi sindacati o un CCNL. In realtà, fuori dagli schemi non esistiamo. Ognuno pensa ai suoi interessi non ai tuoi. Devi cavartela da solo.
Meglio vanno le cose più diventi sostituibile. Meglio il sistema aziendale è oliato, meno è importante il singolo. Più l’informazione è condivisa, meno potere ha il singolo. Possono cacciarti e sostituirti, disprezzarti. Anche se tieni tu in piedi la baracca nessuno se ne accorge, perché con te appostato non ci sono mai problemi. Tu risolvi tutto, sei ovunque, copri i buchi del sistema. Così nessuno vede i buchi, le inefficienze del processo da un milione di euro, che non è perfetto, sei tu che lo fai andare, col tuo lavoro. Che nessuno più conosce, né riconosce. Ricevi vaghi apprezzamenti mentre il tuo capo pensa già ad altro, al prossimo impegno, alla sua promozione, ai suoi appuntamenti.
Perché tutto questo? Perché hai creato efficienza.
Sei un ottimo lavoratore ma un pessimo imprenditore di te stesso. Se tu aprissi un’azienda fallirebbe poco tempo dopo. Faresti arricchire gli altri e impoverire te stesso. Come forse fai adesso. Crea inefficienza. E’ facile. Moralmente ineccepibile in quanto non dovrai organizzare alcun sabotaggio, nessun gesto riprovevole, anzi riceverai maggiori apprezzamenti.
Come fare? Come un militare: esegui gli ordini. Esegui gli ordini e basta.
Non giudicare l’operato dei capi. Non prenderti responsabilità non tue. Non sentirti coinvolto nel gioco dei soldi se non entrano nelle tue tasche. Raggiungi i risultati ma non spiegare come fai, non divulgare i tuoi metodi.
Naturalmente devi farlo solo in un azienda che presenta le caratteristiche di cui ho parlato. Se sei in un ambito in cui il tuo valore viene riconosciuto, tu sei una persona e non un numero e l’intraprendenza viene davvero premiata, beato te, non farlo. Ma se ti trovi invischiato in una qualche forma burocratica, allora devi farlo: esegui gli ordini e basta.
Cosa succederà?
I gerarchi nazisti erano una manica di folli, depravati, lussuriosi, abituati al lusso e alla bella vita, qualcuno drogato. Eppure la macchina militare e di persecuzione anti-ebraica era efficiente e implacabile. Come mai? Perché lo zelo tedesco copriva tutte le pecche. Ogni singolo individuo non si limitava a svolgere il suo compito, ma copriva col suo lavoro tutte le sbavature, le imperfezioni, i buchi di responsabilità. Ognuno ci metteva del suo.
E’ così che funzionano davvero le organizzazioni: il piano non conta niente. Se hai gente preparata, motivata, pronta al sacrificio, qualunque straccio di piano avrà successo. Se la gente non è motivata e si limita ad eseguire gli ordini, basterà una responsabilità non ben definita per inceppare il sistema. Bene, fai inceppare il sistema. Fai solo il tuo, segui le procedure, segui gli ordini, di sempre di sì al tuo capo, non contraddirlo mai. Digli sempre lo farò subito, anche se ti accorgi che ne uscirà fuori un disastro.
Il mondo è un’assurda impresa gigantesca, popolata da gente che sgobba ogni minuto della sua vita per razionalizzare le stupidaggini che è costretta a fare.
Scott Adams
Fai in modo che davanti al grosso problema, tu sia cercato per metterlo a posto. Solo in quel caso tu sarai necessario, ci si accorgerà che tu sei uno stronzo utile piuttosto che uno stronzo inutile. Alla fine, nelle organizzazioni, per i capi, sarai comunque uno stronzo lavativo che “se sei sotto di lui e non sopra qualche ragione ci sarà”. Loro sono lì per merito, tu sei lì perché lì puoi sperare di arrivare. E’ il pensiero corrente. Che condividiamo un po’ tutti, se non altro nell’indifferenza in cui vediamo laureati rumeni fare i lavori più sporchi e mal retribuiti. Potrà dispiacerci e ce ne dimentichiamo un attimo dopo, presi dai nostri problemi.
Per il tuo capo è lo stesso: è preso dai suoi bisogni, non dai tuoi.
Sei tu che devi ricordargli che sei utile. Come? Generando inefficienza. Segui le disposizioni e lascia che gli errori si manifestino. Il tuo capo per paradosso ti apprezzerà di più: a nessuno piace essere messo sull’avviso che la sua idea non è una buona idea; a nessuno piace il ritardo nell’applicare le proprie decisioni, anche le più folli.
Una grande industria automobilistica sfornava prodotti funzionali ma non all’altezza, non di qualità elevata insomma. Inoltre il reparto marketing rispondeva unicamente alla casa madre e non teneva conto del mercato locale. Un manager, direttore marketing della Spagna si permise di dirlo. Licenziato.
Un altro era fedelissimo della casa madre, un ex militare che non capiva niente di auto, di marketing, di mercato. Non era laureato, aveva modi rozzi, approvava tutto quello che proveniva dall’alto, sorvegliava la minima interpretazione di dissenso riguardo la politica globale dell’azienda e l’applicazione della sua visione ai vari mercati nazionali. Non era stimato, ma utile. L’azienda andava male. Lui venne promosso.
E’ questo il mondo in cui viviamo. Se non vuoi uscirne, e non vuoi impazzire, ti basterà non opporti alle sue regole. Dare a Cesare quello che è di Cesare, e tenersi il resto, Dio, sé stessi. Non c’è bisogno di vendersi, basta che rinunci alle tue opinioni, riconoscendole per quello che sono nell’ambito della Grande Organizzazione: inutili, non richieste, non necessarie. Anche quando vengono espressamente richieste, in realtà si vuole approvazione. Se invece si chiedono in modo sincero pareri, suggerimenti, opinioni, allora è peggio di peggio!
"Sul lavoro ho poche idee e nessuna che funzioni.
Ma se avessi delle buone idee il merito andrebbe comunque al mio capo."
Exodus
Prima di dare un contributo, accertati di averne un vantaggio. Altrimenti fingi soltanto di darlo, ma tieni le carte in mano tu. Sii imprenditore di te stesso e non servo. Altrimenti gioca sul sicuro ed esegui gli ordini. Lasceranno lì i problemi aspettando che qualcuno li risolva. E’ questo il loro gioco: “lascia lì e vedrai che qualcuno di quegli esseri che si trovano sotto risolverà il problema, non riusciranno a lasciarlo lì. La paura di quello che può succedere si impadronirà di loro e qualcuno risolverà quelle cose di cui ci prendiamo il merito ma di cui noi stessi non comprendiamo granchè. A quel punto noi sapremo quale asino possiamo caricare e tutto andrà a posto: quel lavoro lo assegneremo a lui”. Questo pensano.
"L’asino che lavora è sempre carico."
Proverbio
Per diventare capi nelle grandi organizzazioni occorre essere stronzi e far lavorare gli altri. Occorre avere sangue freddo. Spesso il sangue freddo consiste nel non fare niente e lasciare che le cose si risolvano da sole. E se non si risolvono, trovare la scappatoia adatta per giustificarsi, scaricare la responsabilità su altri uffici. In un sistema burocratizzato non è difficile, il lavoro viene così ripartito che diventa impossibile attribuire una precisa responsabilità ad un unico centro.
Anche tu dovrai avere sangue freddo e carattere per fare ciò che viene richiesto: trovare il pacco in mezzo alla stanza e lasciarlo lì. Non risolvere problemi, non prendersi responsabilità, fare il tuo. Sembra facile? Sei sicuro? Sicuro che lanciarsi a risolvere problemi premi di più che non farlo?
Attenzione: per me è importante svolgere un lavoro onesto. Onesto vuol dire fare bene quello che mi si chiede di fare. Se mi concentro su quello, in qualunque organizzazione, sarò un elemento utile e apprezzato. Deve anche essere un lavoro moralmente ineccepibile, altrimenti non dormirei la notte e dovrei cambiarlo.
La verità è che il modello di scambio industriale moderno non diverge da quello medioevale dello “scambio minimo”: il signorotto assegnava al contadino e alla sua famiglia quel minimo che gli bastava per vivere (e non doversi quindi cercare altra manodopera). Il contadino garantiva al signorotto il minimo possibile del suo lavoro. Su questa base, entrambi davano il minimo e rimaneva a ciascuno molto tempo per dedicarsi il signorotto ai lussi del suo rango, il contadino ad un po' di pesca e di caccia che integrassero la sua dieta, o a quello che la stagione e il suo contatto con la natura gli suggeriva.
Non esisteva il concetto della conservazione moderna in quanto non se ne possedevano i mezzi tecnici né della rivendita del surplus ai mercati, in quanto l'epoca capitalista sarebbe arrivata in seguito. Ognuno produceva ciò che gli serviva e si dedicava ad altro.
Oggi, nell'ambito del lavoro, a meno di non seguire un capo carismatico ed illuminato, il processo dello “scambio minimo” si ripete. In una situazione di scambio equo, i capi concedono il minimo a cui sono tenuti, il dipendente cerca di fare del suo meglio per dare il minimo facendolo sembrare il massimo. Quindi, se non state lavorando per un trascinatore di folle come Mao Tze Tung o Gandhi, lasciate perdere e fate come il contadino medioevale. Sta poi ad ognuno trovare il giusto equilibrio tra quello che riceve e quello che da. Solo in questo modo non proverà l'amarezza di sentirsi derubato, l'umiliazione. Non illudetevi, lo scambio industriale salario-lavoro è questo.
L’efficienza distrugge posti di lavoro, l’inefficienza li crea.
Se tutto fosse semplice ed efficiente i manager sostituirebbero le persone, il costo numero uno, con un pulsante da premere.
Ripeto l’obiettivo:
Entrare ogni mattina 45 minuti prima. Fare lo stronzo con due stronze. Creare inefficienza.
Caratteristiche dell’obiettivo:
Applicabilità: semplice. Valore aggiunto: alto. Grado di soddisfazione una volta raggiunto: medio-alto. Tempo: 1 mese.
Misurabilità: semplice. Le entrate al lavoro vengono registrate, farò una media per vedere se sono entrato 45 minuti prima. Ogni volta che trasgredisco all’essere stronzo con le stronze lo segno, non devo superare 4 volte al mese (rivolgere la parola senza essere interpellato è già trasgressione). Ogni volta che segnalo qualcosa di non richiesto, svolgo un compito non mio, m’impegno in un affare non richiesto è una trasgressione al mio generare inefficienza, non devo superare 4 volte al mese.
Risorse necessarie per raggiungerlo: molto semplici da reperire. Indispensabili però carattere, volontà, indifferenza al sistema, andare a letto 45 minuti prima o rinviare attività mattutine alla sera. E se posso disporre dell’attenzione di Patty ed Alberto, la mia concentrazione aumenterà, rendendo tutto ancora più semplice. Cosa ne dite, riuscirò a centrare l’obiettivo?
“Formatore è è uno che ti consiglia di fare qualunque cosa non venga fatta attualmente.
È difficile trovarne uno che ti consiglia di mantenere le cose come stanno e di smetterla di sprecare tempo e soldi con i Formatori.”
Exodus




