Ci sono due modi per cambiare la nostra vita: uno è cambiare il nostro modo di vivere, la realtà che ci circonda; l'altro è intervenire su quel magico, microscopico, interruttore bioelettrico nascosto nei meandri della nostra mente, che cambia la realtà in un clic.

venerdì 6 maggio 2011

NON-OBIETTIVI - PARTE TERZA



Per quanto assurdo io cerchi di rendere il fumetto non sono in grado di competere con quello che la gente sperimenta sul posto di lavoro.

Scott Adams (scrittore, fumettista, consulente aziendale).


Il mio primo obiettivo: sul lavoro.


Entrare ogni mattina 45 minuti prima. Fare lo stronzo con due stronze. Creare inefficienza.


Spiegazione: sono obiettivi strategici. Lo scopo è di vivere la routine nel miglior modo possibile e di preservarla. Tutti vogliono gettare la loro, io alla mia sono affezionato. Mi piace. Mi diverto. Vedo lontano. Ovvero comprendo che è lei a creare un flusso di reddito che mi permette di progredire, cambiare, fare le stesse cose con meno fatica, divertirmi di più. Che dire, sono felicemente conservatore.

Non che manchino i problemi, il senso di vuoto a volte. Però comprendo che non diviene dal lavoro che svolgo, dalle aspirazioni frustrate, dal mio contratto da precario… Il vuoto ce l’ho dentro. La paura è il mio nemico, non il lavoro. La routine è anzi colei che mi protegge da un mondo che non è lì pronto a farmi felice se cambio il mio modo di essere e di lavorare.

Il posto di lavoro non è lì per opprimermi. E’ al mio servizio. Assicura il flusso di reddito necessario a soddisfare il mio piacere di vivere. Ma non è lì che mi realizzo, affatto. Fornisce solo i mezzi. Se poi non sono in grado di realizzarmi fuori, non è colpa del lavoro. Il lavoro è quello che è: maledizione data ad Adamo. Inutile aspettarsi la felicità in esso. Non è lì per quello, non è suo compito, come già sapevano anche gli antichi greci. Il lavoro è roba da schiavi, si sa. Ma può essere accettato? Fuori dal lavoro è possibile essere felici grazie all’accettazione di esso?

Scompongo e spiego il mio primo obiettivo. Lo considero unico (lavoro) anche se composto da tre componenti facilmente accessibili (mi piace vincere facile).

Entrare 45 minuti prima (orario flessibile). Perché? Entro prima, esco prima, mi godo il sole e la bella giornata, vado al parco, a correre, respiro. L’estate è bella, mi rallegra, mi rende felice. E poi, dopo le 16.30 la mia concentrazione decresce, meglio uscire presto. Gli ultimi trenta minuti saranno dedicati alla decompressione (cazzeggio strategico) per vivere sereno il resto della giornata.


Fare lo stronzo con due stronze. Perché? Ci sono persone che sono negative. E’ vero, si dovrebbero ignorare. Ma non basta. Loro ti stanno addosso, ovunque. Allora occorre porre la scure alla radice ed eliminare il problema. Magari è difficile quando si vive in un open space e si deve “far squadra” per soddisfare i superiori. Cosa conta di più la mia serenità o l’opinione del superiore? Non mercanteggio, taglio. Rispondo alle domande con un grugnito. Se è qualcosa che so, spiego, solo una volta, la seconda sbuffo. Voce ferma. Altrimenti rispondo “non lo so, chiedi al capo”.


"Non tratto con gli stronzi. Motivo: la vita è breve."

Dal libro “Il metodo antistronzi”


Saluto, non scambio altre parole, non mi mostro ostile ma non nascondo il disprezzo, chiamo per cognome e mai per nome. L’ho già fatto, funziona sempre. E’ difficile romperti le ball quando fai sentire tutto il tuo disprezzo. E’ come se togliessi la barriera di “buone maniere”. Se qualcuno (che vuoi tenere alla larga) interloquisce con te in presenza di altri, tutti sentiranno il tuo disprezzo. E questo non piace. Ci vuole carattere e un po’ di rischio ma i risultati sono garantiti. Ho scelto due stronze appunto. Liberandomi di loro il sole splenderà un po’ di più.


Creare inefficienza.


Nelle aziende siamo numeri. Le aziende tagliano i posti di lavoro. L’utilità di una persona non viene riconosciuta, a meno di relazioni particolari. Si parla di sistema premiante. Forse a livello di principio come può essere una regola concordata coi sindacati o un CCNL. In realtà, fuori dagli schemi non esistiamo. Ognuno pensa ai suoi interessi non ai tuoi. Devi cavartela da solo.

Meglio vanno le cose più diventi sostituibile. Meglio il sistema aziendale è oliato, meno è importante il singolo. Più l’informazione è condivisa, meno potere ha il singolo. Possono cacciarti e sostituirti, disprezzarti. Anche se tieni tu in piedi la baracca nessuno se ne accorge, perché con te appostato non ci sono mai problemi. Tu risolvi tutto, sei ovunque, copri i buchi del sistema. Così nessuno vede i buchi, le inefficienze del processo da un milione di euro, che non è perfetto, sei tu che lo fai andare, col tuo lavoro. Che nessuno più conosce, né riconosce. Ricevi vaghi apprezzamenti mentre il tuo capo pensa già ad altro, al prossimo impegno, alla sua promozione, ai suoi appuntamenti.


Perché tutto questo? Perché hai creato efficienza.


Sei un ottimo lavoratore ma un pessimo imprenditore di te stesso. Se tu aprissi un’azienda fallirebbe poco tempo dopo. Faresti arricchire gli altri e impoverire te stesso. Come forse fai adesso. Crea inefficienza. E’ facile. Moralmente ineccepibile in quanto non dovrai organizzare alcun sabotaggio, nessun gesto riprovevole, anzi riceverai maggiori apprezzamenti.


Come fare? Come un militare: esegui gli ordini. Esegui gli ordini e basta.

Non giudicare l’operato dei capi. Non prenderti responsabilità non tue. Non sentirti coinvolto nel gioco dei soldi se non entrano nelle tue tasche. Raggiungi i risultati ma non spiegare come fai, non divulgare i tuoi metodi. 


Naturalmente devi farlo solo in un azienda che presenta le caratteristiche di cui ho parlato. Se sei in un ambito in cui il tuo valore viene riconosciuto, tu sei una persona e non un numero e l’intraprendenza viene davvero premiata, beato te, non farlo. Ma se ti trovi invischiato in una qualche forma burocratica, allora devi farlo: esegui gli ordini e basta.

Cosa succederà?

I gerarchi nazisti erano una manica di folli, depravati, lussuriosi, abituati al lusso e alla bella vita, qualcuno drogato. Eppure la macchina militare e di persecuzione anti-ebraica era efficiente e implacabile. Come mai? Perché lo zelo tedesco copriva tutte le pecche. Ogni singolo individuo non si limitava a svolgere il suo compito, ma copriva col suo lavoro tutte le sbavature, le imperfezioni, i buchi di responsabilità. Ognuno ci metteva del suo.

E’ così che funzionano davvero le organizzazioni: il piano non conta niente. Se hai gente preparata, motivata, pronta al sacrificio, qualunque straccio di piano avrà successo. Se la gente non è motivata e si limita ad eseguire gli ordini, basterà una responsabilità non ben definita per inceppare il sistema. Bene, fai inceppare il sistema. Fai solo il tuo, segui le procedure, segui gli ordini, di sempre di sì al tuo capo, non contraddirlo mai. Digli sempre lo farò subito, anche se ti accorgi che ne uscirà fuori un disastro.


Il mondo è un’assurda impresa gigantesca, popolata da gente che sgobba ogni minuto della sua vita per razionalizzare le stupidaggini che è costretta a fare.

Scott Adams


Fai in modo che davanti al grosso problema, tu sia cercato per metterlo a posto. Solo in quel caso tu sarai necessario, ci si accorgerà che tu sei uno stronzo utile piuttosto che uno stronzo inutile. Alla fine, nelle organizzazioni, per i capi, sarai comunque uno stronzo lavativo che “se sei sotto di lui e non sopra qualche ragione ci sarà”. Loro sono lì per merito, tu sei lì perché lì puoi sperare di arrivare. E’ il pensiero corrente. Che condividiamo un po’ tutti, se non altro nell’indifferenza in cui vediamo laureati rumeni fare i lavori più sporchi e mal retribuiti. Potrà dispiacerci e ce ne dimentichiamo un attimo dopo, presi dai nostri problemi.


Per il tuo capo è lo stesso: è preso dai suoi bisogni, non dai tuoi.


Sei tu che devi ricordargli che sei utile. Come? Generando inefficienza. Segui le disposizioni e lascia che gli errori si manifestino. Il tuo capo per paradosso ti apprezzerà di più: a nessuno piace essere messo sull’avviso che la sua idea non è una buona idea; a nessuno piace il ritardo nell’applicare le proprie decisioni, anche le più folli.

Una grande industria automobilistica sfornava prodotti funzionali ma non all’altezza, non di qualità elevata insomma. Inoltre il reparto marketing rispondeva unicamente alla casa madre e non teneva conto del mercato locale. Un manager, direttore marketing della Spagna si permise di dirlo. Licenziato.

Un altro era fedelissimo della casa madre, un ex militare che non capiva niente di auto, di marketing, di mercato. Non era laureato, aveva modi rozzi, approvava tutto quello che proveniva dall’alto, sorvegliava la minima interpretazione di dissenso riguardo la politica globale dell’azienda e l’applicazione della sua visione ai vari mercati nazionali. Non era stimato, ma utile. L’azienda andava male. Lui venne promosso.

E’ questo il mondo in cui viviamo. Se non vuoi uscirne, e non vuoi impazzire, ti basterà non opporti alle sue regole. Dare a Cesare quello che è di Cesare, e tenersi il resto, Dio, sé stessi. Non c’è bisogno di vendersi, basta che rinunci alle tue opinioni, riconoscendole per quello che sono nell’ambito della Grande Organizzazione: inutili, non richieste, non necessarie. Anche quando vengono espressamente richieste, in realtà si vuole approvazione. Se invece si chiedono in modo sincero pareri, suggerimenti, opinioni, allora è peggio di peggio!


"Sul lavoro ho poche idee e nessuna che funzioni.

Ma se avessi delle buone idee il merito andrebbe comunque al mio capo."

Exodus


Prima di dare un contributo, accertati di averne un vantaggio. Altrimenti fingi soltanto di darlo, ma tieni le carte in mano tu. Sii imprenditore di te stesso e non servo. Altrimenti gioca sul sicuro ed esegui gli ordini. Lasceranno lì i problemi aspettando che qualcuno li risolva. E’ questo il loro gioco: “lascia lì e vedrai che qualcuno di quegli esseri che si trovano sotto risolverà il problema, non riusciranno a lasciarlo lì. La paura di quello che può succedere si impadronirà di loro e qualcuno risolverà quelle cose di cui ci prendiamo il merito ma di cui noi stessi non comprendiamo granchè. A quel punto noi sapremo quale asino possiamo caricare e tutto andrà a posto: quel lavoro lo assegneremo a lui”. Questo pensano.


"L’asino che lavora è sempre carico."

Proverbio


Per diventare capi nelle grandi organizzazioni occorre essere stronzi e far lavorare gli altri. Occorre avere sangue freddo. Spesso il sangue freddo consiste nel non fare niente e lasciare che le cose si risolvano da sole. E se non si risolvono, trovare la scappatoia adatta per giustificarsi, scaricare la responsabilità su altri uffici. In un sistema burocratizzato non è difficile, il lavoro viene così ripartito che diventa impossibile attribuire una precisa responsabilità ad un unico centro.

Anche tu dovrai avere sangue freddo e carattere per fare ciò che viene richiesto: trovare il pacco in mezzo alla stanza e lasciarlo lì. Non risolvere problemi, non prendersi responsabilità, fare il tuo. Sembra facile? Sei sicuro? Sicuro che lanciarsi a risolvere problemi premi di più che non farlo?

Attenzione: per me è importante svolgere un lavoro onesto. Onesto vuol dire fare bene quello che mi si chiede di fare. Se mi concentro su quello, in qualunque organizzazione, sarò un elemento utile e apprezzato. Deve anche essere un lavoro moralmente ineccepibile, altrimenti non dormirei la notte e dovrei cambiarlo.

La verità è che il modello di scambio industriale moderno non diverge da quello medioevale dello “scambio minimo”: il signorotto assegnava al contadino e alla sua famiglia quel minimo che gli bastava per vivere (e non doversi quindi cercare altra manodopera). Il contadino garantiva al signorotto il minimo possibile del suo lavoro. Su questa base, entrambi davano il minimo e rimaneva a ciascuno molto tempo per dedicarsi il signorotto ai lussi del suo rango, il contadino ad un po' di pesca e di caccia che integrassero la sua dieta, o a quello che la stagione e il suo contatto con la natura gli suggeriva.

Non esisteva il concetto della conservazione moderna in quanto non se ne possedevano i mezzi tecnici né della rivendita del surplus ai mercati, in quanto l'epoca capitalista sarebbe arrivata in seguito. Ognuno produceva ciò che gli serviva e si dedicava ad altro.

Oggi, nell'ambito del lavoro, a meno di non seguire un capo carismatico ed illuminato, il processo dello “scambio minimo” si ripete. In una situazione di scambio equo, i capi concedono il minimo a cui sono tenuti, il dipendente cerca di fare del suo meglio per dare il minimo facendolo sembrare il massimo. Quindi, se non state lavorando per un trascinatore di folle come Mao Tze Tung o Gandhi, lasciate perdere e fate come il contadino medioevale. Sta poi ad ognuno trovare il giusto equilibrio tra quello che riceve e quello che da. Solo in questo modo non proverà l'amarezza di sentirsi derubato, l'umiliazione. Non illudetevi, lo scambio industriale salario-lavoro è questo.


L’efficienza distrugge posti di lavoro, l’inefficienza li crea.

Se tutto fosse semplice ed efficiente i manager sostituirebbero le persone, il costo numero uno, con un pulsante da premere.


Ripeto l’obiettivo:


Entrare ogni mattina 45 minuti prima. Fare lo stronzo con due stronze. Creare inefficienza.


Caratteristiche dell’obiettivo:

Applicabilità: semplice. Valore aggiunto: alto. Grado di soddisfazione una volta raggiunto: medio-alto. Tempo: 1 mese.

Misurabilità: semplice. Le entrate al lavoro vengono registrate, farò una media per vedere se sono entrato 45 minuti prima. Ogni volta che trasgredisco all’essere stronzo con le stronze lo segno, non devo superare 4 volte al mese (rivolgere la parola senza essere interpellato è già trasgressione). Ogni volta che segnalo qualcosa di non richiesto, svolgo un compito non mio, m’impegno in un affare non richiesto è una trasgressione al mio generare inefficienza, non devo superare 4 volte al mese.

Risorse necessarie per raggiungerlo: molto semplici da reperire. Indispensabili però carattere, volontà, indifferenza al sistema, andare a letto 45 minuti prima o rinviare attività mattutine alla sera. E se posso disporre dell’attenzione di Patty ed Alberto, la mia concentrazione aumenterà, rendendo tutto ancora più semplice. Cosa ne dite, riuscirò a centrare l’obiettivo?


Formatore è è uno che ti consiglia di fare qualunque cosa non venga fatta attualmente.

È difficile trovarne uno che ti consiglia di mantenere le cose come stanno e di smetterla di sprecare tempo e soldi con i Formatori.”

Exodus


 -

40 commenti:

  1. Non ho mai guardato il lavoro sotto questi punti di vista: in un certo senso illuminante! Comunque non vorrei stare nella scrivania difianco alla tua!! Un minimo di armonia per me è indispensabile come l'ossigeno ... sicuro che serva veramente tutta questa "stronzaggine"??

    RispondiElimina
  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  3. # Emanuela:

    vedi, ci sono persone che, pur essendo magari migliori di altre, sono una porta attraverso cui altre, peggiori, possono entrare. Spero di spiegarmi. Tu lasci una porta aperta per loro, ed altre entrano e ti causano danni. Se tu elimini quella porta, non tieni fuori due persone, ne tieni fuori molte altre ben peggiori. Cmq quelle persone sono stronze ed opportuniste lo stesso.

    Sono contento però che ci sia armonia nel tuo posto di lavoro. Sai, la mia esperienza in tema di donne è questa: sono vipere tra loro. Ma sempre sorridenti. E si chiamano "cara". E si danno ragione spesso a vicenda. Poi la prima e la seconda prendono un caffè e sparlano della terza, non presente. La scena si ripete poi con la seconda e la terza che prendono il caffè e sparlano della prima. E poi la prima e la terza prendono il caffè e sparlano della seconda.

    Dopo lunghi anni di incredula osservazione per me è chiaro che il concetto di "armonia" maschile è diverso da quello "femminile": la donna infila un coltello senza problemi pur continuando a considerarla "armonia", con un sorriso. L'uomo ha più difficoltà a non "parlare chiaro", essere brusco. Non so se sia la natura femminile, più incline al compromesso o un'educazione storica, davvero non so, ma gli atti dell'uomo sono sicuramente più eclatanti: al minimo se ti vede fa la faccia ferocia, non un sorriso.

    E alla fine, ho concluso che nella mia vita, essendo un uomo, non ho necessità di partecipare ad un gioco che in fondo è solo femminile: armonia con qualche stilettata. In questo senso la mancanza di armonia manca alle donne (che ne necessitano), non a me (che ne faccio a meno senza problemi). Non so se mi sono spiegato bene: la donna è così ed io riscarico il problema su di loro: "statemi alla larga".

    Però, essendo donne, peggio le tratti, più ti apprezzano e ti vengono a cercare (ed io continuo a grugnire per tenerle lontano!). E il motivo è molto semplice: le donne in un consenso hanno il terrore dell'esclusione. Se c'è un povero sfigato che non parla mai con nessuno, non lo degneranno mai di uno sguardo. Ma se si tratta di una persona abbastanza brillante che ha rapporti con tutti tranne che con loro, faranno di tutto per ricucire i rapporti: dopo un po' ti chiedono se ti hanno fatto, qualcosa, ti portano le brioche al mattino, i dolci a Pasqua, ti mandano mail, ti chiedono del tuo week-end. Perché sono gentili? No, perché esiste un consesso (tu con altri) da cui non vogliono essere escluse. E' tutto un fatto psicologico, ma in un ambiente impiegatizio a prevalenza femminile e con lavori d'ufficio (il mio) succede proprio questo.

    Detto in altri termini: più cerco di tenerle lontane, più mi vengono a cercare. Ma solo a condizione che io sia una persona cmq con un certo "successo sociale". Le donne odiano non essere incluse. Mi tocca essere ancora più stronzo per evitarmi i mal di testa, ma le donne hanno una capacità di sopportazione di certe cose che rasenta l'incredibile. Due uomini nelle stesse condizioni passano alle vie di fatto.

    Però, dato che tu sei una donna e lavori in un ambiente forse simile al mio, voglio chiederti cosa ne pensi tu di ciò che ho scritto, sai non si finisce mai di imparare (e di sbagliare!).

    RispondiElimina
  4. Pure essendo donna, condivido quello che dici delle donne sul posto di lavoro (e non solo): sono vipere tra loro! Il mio attuale ambiente di lavoro, per scelta, è privo di donne, e quel minimo sindacale di armonia esiste, tendendo conto che è un posto di lavoro e non di svago o associazionismo.
    Ammetto che avendo lavorato per tanti anni solo con donne, ero arrivata all'estraniazione totale dai momenti di "finta condivisione": non parlavo delle colleghe e non volevo sapere nulla di loro per bocca di altre, non portavo la mia vita privata in ufficio e cercavo cmq di mantenere il minimo di armonia per vivere in quel luogo tante ore della mia giornata: era stato l'unico modo che avevo trovato per sopravvivere!
    Non conosco altrettanto bene l'universo maschile sul lavoro (probabilmente nemmeno fuori dal lavoro) per poter giudicare quale dei due sia meglio, come in tante cose credo si compensino e completino, non mi sento di votare a favore dell'uno o dell'altro.

    RispondiElimina
  5. # Emanuela,

    gli uomini non sono vipere, ma sono bastardi. La differenza è che fingere per loro è cmq uno sforzo, mentre per le donne risulta più naturale. E' anche più faticoso. Quindi preferiscono mettere le carte in tavole.

    Non c'è meglio o peggio, ma di un uomo riesco a capire le motivazioni e i comportamenti, le donne sono un incognita più grande, e nella vita è meglio evitare le incognite se vuoi viverla sereno. Almeno sul lavoro.

    RispondiElimina
  6. Entrare ogni mattina 45 minuti prima.
    "il mattino ha l'oro in bocca!"
    Fare lo stronzo con due stronze.
    La collaborazione amichevole non è mai opera del diavolo, perchè lui lavora sul fronte opposto. napoleon Hill
    Creare inefficienza.
    "Tu mi dici quello che devo fare ... e io lo faccio!"
    Bene, tutto in ordine e niente a posto... l'obiettivo delle stronze mi fa morire....
    Okkio che controllo gli sviluppi!
    Live simply Alby

    RispondiElimina
  7. Azz, no, tu sei uno dei Boss, dimmi cosa ne pensi sul serio della teoria dell'inefficienza!

    Quella della collaborazione amichevole per me è un mito. Lo dico in quanto ho analizzato bene il comportamento di Gesù Cristo di fronte agli stronzi (farisei) e mi sono solo promesso di riprodurlo. Infatti, Lui non collaborava affatto. Li evitava. Loro ponevano domande e Lui neanche rispondeva. Non li cag... proprio.

    L'opera del diavolo non è l'evitare a tutti i costi gli stronzi. L'opera del diavolo è il "politically correct". Ma lo dico non in senso figurato, ma in senso proprio, religioso. Gesù non mostrava alcun timore nel mandare al diavolo (anche quello in senso proprio) gli stronzi (farisei). Ovvero gente che si avvicinava a lui con la falsità nel cuore. Credo anzi che il cristianesimo, imitazione di Cristo quindi, dovrebbe ripercorrere le sue orme e abbandonare una certa ipocrita timidezza, quella sì del diavolo.

    Coi farisei (stronzi) non si deve collaborare, se si vuole stare sereni. Il problema è che tutti hanno paura poi di perdere qualcosa. Occorre coraggio, come Gesù. Non ha senso ed è uno spreco di energie allevarsi le biscie vicino. E poi i frutti di tale intreccio sono sempre avvelenati.

    RispondiElimina
  8. #Exo per me la teoria dell'inefficenza ha poco della teoria e molto della pratica. 
    Ritengo sia vero quello che dici in particolare modo nelle aziende Internazionali, con le dovute eccezioni legate ai singoli. Le dovute eccezioni legate ai singoli sono relative a "chi trovi come capo". Per esperienza pochi, pochissimi di questi capi sono in grado di apportare valore aggiunto al gruppo favorendo la crescita dell'individuo. Nella mia breve storia di "capo" mi sono reso conto che se la squadra non rema nella stessa direzione c'è poco da fare alla lunga  qualcosa va male. Da quando ho adottato un'approccio etico,empatico nella gestione del personale ho aumentato notevolmente la mia qualità di vita e quella delle persone che lavorano con me, per questo sono contento , insomma due piccioni con una fava.
    Mi rendo conto però che l'azienda ragiona sui numeri. Per il sistema economico monetario che abbiamo e la sua voluta connessione al nostro sistema di valori, attualmente è impossibile raggiungere un'equilibrio. Con l'idea dell'asticella sempre più alta, degli obiettivi SMART O PAR (sigle che tracciano la linea guida dell'obiettivo Preciso, ambizioso, Raggiungibile) si rincorre sempre un'obbiettivo che non ha mai fine. Essendomi accorto che le asticelle le supero quasi tutte mi chiedo perchè debbano sempre essere più alte per gli interesse  altrui. 
    Preferisco seguire una carota che non mangerò mai ma che sia la mia carota, non quella di altri.
    Convengo molto con quello che scrivi quando dici che ognuno pensa hai sui interessi! Di fatto è così ma molta gente non sembra  ricordarselo preferiscono demandare ad altri la loro "sicurezza" sul posto d lavoro, sul loro futuro ( pensioni ) aspettandosi che qualcuno, governo e sindacati, li proteggeranno. Non fraintendermi non polemizzo dico solo che io come dipendente sono sempre consapevole di che rischio corro in quanto vedo a ore la mia prestazione ad un'azienda se per mille motivi più o meno validi , l'azienda non ha più bisogno di me; ciao finito il lavoro. Oggi demandare la sicurezza ad una forma contrattuale a tempo indeterminato non rappresenta una reale garanzia. Tenerlo sempre bene in mente allarga gli orizzonti.
    P.s. cambio gestore e non so quando riavrò il collegamento. Mi connetto sporadicamente ma ci sono.
    Live simply take it easy
    Alberto

    RispondiElimina
  9. Sì, sono d'accordo.

    Un capo dovrebbe essere anche leader, ma non tutti lo sono. Però se uno leader lo è, lavorare nelle condizioni che tu descrivi (e che io vedo ogni giorno) è assolutamente demotivante. Un semplice burocrate finisce con l'essere più apprezzato nella sua mediocre, acritica, adesione al sistema.

    Il fatto dell'asticella sempre più alta, che ho sperimentato, è una condanna alla sconfitta. qualcunque cosa si faccia non sarà mai abbastanza. Per questo abbasso volutamente il valore delle mie prestazioni, o quantomeno nascondo i reali risultati che sono molto più alti di quanto appare: so che premi non ce ne sono e se rendi 100 ti chiederanno 110. Allora faccio comparire un valore di 60, così il prossimo obiettivo sarà 70. Gioco al ribasso insomma, ma in un ambiente burocratizzato ove tutti tendono al ribasso, pure tecnica di sopravvivenza, quel 60 va più che bene.

    Ho conosciuto dei venditori che raggiungevano l'obiettivo e poi andavano al mare. Lo facevano per non andare oltre l'obiettivo, e vedersene piombare poi un altro maggiorato. La saggezza del contadino!

    Una volta ho letto la storia di un tecnico della telecom emigrato in Canada. Raccontava che aveva deciso di andarsene quando aveva avuto tra le mani il suo ultimo progetto in azienda: una volta impiantato quel sistema, si sarebbe potuto fare a meno... dei tecnici! Gli avevano dato il badile per scavarsi la fossa da solo.

    Questa è una guerra, occorre saperla combattere.

    Ciao.

    RispondiElimina
  10. A proposito di guerra a che ora sei entrato al fronte ieri...45? prima? E il nemico stronzeggi bene? Buona giornata Alby

    RispondiElimina
  11. Beh, sono solo due giorni, però sono entrato 30 m prima ieri e 16 oggi, ma tieni conto che non ho preso il casello che costa, quindi ho già tagliato 40 min e 26 in pratica.

    Però l'obiettivo in un mese è cmq 45 minuti.

    Sì, stronzeggio bene e, ti assicuro, i risultati si vedono: la giornata è più serena se le negative ti stanno alla larga, anche se ieri ho ricevuto la consueta frecciata, ma meno le c... più devono sfogarsi. Basta alterare il tono della voce e comprendono che non devono infettarmi cmq.

    L'obiettivo inefficienza poi va alla grande, non per merito mio, è che basta non interferire con il disordine aziendale e il disordine aziendale procede allegramente per i fatti suoi. I problemi verranno fuori tra tre-sei mesi, o fra alcuni anni e sarà necessario che qualcuno li risolva. Se è troppo facile i capi cominciano a pensare come farti lavorare di più, se c'è qualche problema ti lasciano in beata pace!!!

    Chissà a che punto è Patty?

    RispondiElimina
  12. PAR... preciso 45'...
    Mi chiedo se la giornata sia più serena perché la vivi tu differentemente (ergo la tua mente si impone di vederla differentemente) o per l'atteggiamento di riflesso delle altre persone che fanno reagire positivamente la mente reattiva.... lo saprò solo domani... però l'assenza a casa della rete mi permette di scolpire la mia scultura....
    Ah a proposito della voce un grande libro che mi ha regalato un sacco di spunti interessanti è quello di Ciro imparato, vedi sez. libri nel mio sito.

    RispondiElimina
  13. La mia mente è talmente pigra che non si impone e non si oppone... naviga. Cerco di creare le migliori correnti eliminando le turbolenze (stronze).

    "Io i problemi non li risolvo, li elimino" come dice un mio parente. Condivido.

    Andrò a vedere il libro, ciao!!!

    RispondiElimina
  14. Spledide applicazione pratiche degli obbiettivi con presupposti troppo pratici e con risultati altrettanti pratici.
    Così mi sentirei spaesato perchè il modello non mi darebbe soddisfazione ma solo un'appagamento, raggiungerei uno scalino, per dopo sentirmi spaesato. Voglio vivere immerso nell'appagamento non centellinare i surrogati...

    RispondiElimina
  15. # Mark,

    infatti, per come è stato concepito il "gioco" questi obiettivi sono cose che "non faremmo se non ci fosse il gioco stesso". Detto in altri termini, per me, sono obiettivi di contorno, fatti appunto per recuperare energie in vista del principale "obiettivo" che in realtà si identifica con la "routine".

    Ovvero: sono cose strumentali alla vera realizzazione che, per me, avviene tramite l'esperienza di vita quotidiana, la routine. sono una specie di sgravio di pesi inutili, oppure di nuovi mezzi per affrontare le cose davvero grosse. Perchè non abbiamo incluso le cose "grosse"? Perchè quelle le realizzeremo cmq (o ci proveremo) con gli obiettivi o senza.

    Infatti, uno dei miei scopi, alla fine del "gioco" è verificare che le cose importanti, significative, fondamentali, vengono risolte anche senza porsi obiettivi. E che spesso il porsi l'obiettivo è (sempre per ciò che riguarda le "cose grosse") una pura perdita di tempo.

    Però prima occorre verificarlo. Da cui il gioco.

    Ciao!

    RispondiElimina
  16. Ciao miei 2 amici di progetto, siete sempre molto attivi e ragionanti, eh?! Per mia personalissima esperienza (ho cambiato 22 lavori, ovviamente ho un c.v. per settore perchè altrimenti risulterei essere "poco affidabile " più che "mente elastica con buon spirito di adattamente)io mi trovo perfettamente bene così: faccio sempre in modo di avere un po' di arretrato, 20 secondi dopo che rimango da sola nella stanza appoggio la penna e mi faccio i fatti miei, dico sempre sì ascoltando e lasciando in stand by il mio cervello, lascio parlare,litigare,discutere e mi mostro sempre con viso contrito e un po' preoccupato, con i clienti invece dò il meglio e se mi fanno delle critiche personali dico di sì a 3 e alla 4°, qualunque essa sia, alzo la cresta dimopstrandomi risentita e non condividendo assolutamente considerato l'impegno che ci metto...insomma io mi impegno ma se non ci arrivo non ci arrivo !
    Exodus però ora una domanda, ti prego : quanti anni hai ???

    RispondiElimina
  17. # Patty:

    Mmmm...

    ti rispondo volentieri, ma solo se prima mi dici il perchè della tua domanda. Il motivo è semplice: ho sempre avuto problemi con la mia età anagrafica nei confronti del mondo che mi circonda.

    RispondiElimina
  18. # Patty:

    adesso dirò qualcosa di terribile, per te, per come la intendi. Io credo che tu riesca bene nel tuo lavoro in banca. Penso che alla fine ciascuno di noi in qualche modo finisca nel posto in cui debba finire e lì si ferma in quanto smette di cambiare. Lo so che magari quel posto non ci piace, ma lì riusciamo bene. Hai pensato che forse è quello il posto in cui devi stare, quello in cui riesci bene, anche se lo odi.

    E' raro che ciò in cui riusciamo corrisponda con ciò che vogliamo. Lo dico in quanto vagabondando in rete ho sempre trovato quadri, impiegati, dirigenti convinti di essere artisti (della scrittura, dell'humour, della scultura, di altro), prestati per un po' alla professione.

    Ma la verità è l'esatto contrario di ciò che pensano: loro hanno davvero talento, ma come pezzi di un sistema appunto, le loro ambizioni artistiche sono quasi sempre velleità. Sopravvalutano il loro talento artistico e sottovalutano il loro talento in quanto ingranagi del sistema, cosa in cui riescono benissimo e quasi non vogliono pensarci, non lo accettano. E' chiaro che hanno sì il talento di interessare un po' un lettore distratto ma non potrebbero competere in una vera arena artistica. (A meno di non godere della propaganda necessaria, col marketing giusto vendi anche le pietre, almeno all'inizio).

    Alla fine, arriviamo in un opunto in cui ci fermiamo. Chiediamoci se non sia quel punto quello in cui dobbiamo stare, in cui riusciamo bene, anche se non ci piace. Illuminanti in merito i libri di Italo Svevo.

    Hai mia pensato che tu ti trovi esattamente nel posto in cui devi stare, anche se non vuoi?

    Ciao

    RispondiElimina
  19. Però poi me la dici! Per "capire" se hai molto vissuto o se anagraficamente è "normale" che tu abbia esperienza (laurea, madrelingua francese, origini siciliane, lavori,religione, cultura, ecc) non che una persona sia giovane e ignorante e viceversa ma per seguire una mia sensazione....a carta scoperta magari ti dirò di più se vorrai.

    RispondiElimina
  20. Ho 41 anni. E non ho "vissuto tanto". E' solo che sono stato sballottato come Ulisse che voleva solo tornare a Itaca.

    RispondiElimina
  21. Sì, giovane.Allora sei molto sensibile.e non è necessariamente sempre una bella cosa...la paghi cara.Grazie !

    RispondiElimina
  22. Per il discorso invece di essere la persona giusta nel posto giusto..il ragionamento fila e direi che non è nemmeno sbagliato.Ma.Per entrare in questa banca ho fatto svariati colloqui uno dei quali con lo psicologo che segue le assunzioni da 25 anni.Ho parlato con lui dicendogli le cose "giuste" quelle che era il caso di dire per avere quel lavoro cercando di trovare in me aspetti delle personalità non troppo difformi.Risultato: profilo perfetto per la figura professionale richiesta, ambiziosa quanto basta, ottime capacità di lavorare in team ecc ecc . ho solamente sfruttato la mia reale capacità di entrare in empatia con chi mi stà di fronte. Al momento mi serve un lavoro sicuro, pagato discretamente che mi permetta di stare parcheggiata quì un po', che mi basti per finire di pagarmi casa, mi lasci tempo libero e poi io riprendo il volo, non riesco a vivere una sola vita, mi è geneticamente estraneo.Poi, che io possa essere adatta a questo lavoro non dico di no, onestamente mi so adattare a qualsiasi ambiente (retaggio delle mie vite passate prima della banca) ma la mia anima o mente o essenza o personalità, non ho ancora capito cosa, mi spinge sempre a cambiare cambiare cambiare.sono un po' in quieta

    RispondiElimina
  23. C'è una divertente regola nel mondo aziendale, adesso non ricordo chi ne sia l'autore.

    In pratica, dice che qualunque persona viene promossa in base alla sua competenza sul lavoro. Smette di essere promossa quando si rivela incompetente. Ergo, qualunque competente viene promosso finchè non ha raggiunto la posizione in cui è incompetente e lì si ferma. Ovvero: ogni posizione è occupata da incompetenti (non promuovibili).

    E' una generalizzazione, adatta più al mercato USA che al nostro. Ma è solo per dirti che il tuo ragionamento non fa una grinza, e questo per un motivo: è l'irrazionalità a dettare comportamenti, norme, vissuto aziendale, non la razionalità. E la qualità più importante in un ambiente di lavoro, non è se tu dentro sia felice o meno, ma se tu sei in grado di girare al ritmo dell'organizzazione, se sei "compatibile". E' questo che determina il fatto che "lì è il tuo posto". Sei darwinianamente adatta. Alla natura non interessa se tu sei o meno felice o appagata. Interessa se tu sei adatta. Puoi anche scegliere di lasciare una posizione consona, ma renditi conto che non è una scelta "naturale". Paradossalmente, è contro natura. E andare "contro" è una scelta sempre costosa, raramente vantaggiosa.

    Ah... L'inquietudine che provi non c'entra niente col lavoro, il mare, il sole, la libertà o altro. Io so cos'è ma dirlo non serve. E sono convinto che anche tu sai che non andrà via cambiando qualcosa (o tutto) ma in fondo al cuore speri non sia così. Cmq non è senza speranza, io l'ho scoperta e guarita. Certo, passata l'inquietudine è rimasto tutto il resto, mica sono salito in paradiso! Però quella è guarita.

    Ciao, buona notte.

    RispondiElimina
  24. Due considerazioni le ho postate da Patty, per Exo che ne dici del mini post può andare?
    Buona giornata mi ricollego al pomeriggio!
    Live simply
    Alby

    RispondiElimina
  25. Risposto sul tuo sito, ciao!

    RispondiElimina
  26. @ Exo: rispondo qui al commento che hai lasciato nel mio bosco, e dopo aver letto i post/commenti sui blog dei tuoi 3 soci. Mi interessa e diverte leggere di questo vostro porgetto, sono curiosa di vedere dove si va a parare. Condivido quello che hai scritto tu "gli "obiettivi" sono un bufala per ingannare noi stessi" ... e aggiungo nuovamente che a me tolgono il respiro ... tuttavia, solo il fare esperienza di una cosa la rende tua, quindi evidentemente questo percorso è necessario ... io vi leggo con curiosità!

    Avrei solo una domanda da fare a Patty ... se è lecito, ma da donna a donna si può fare ... ;) ... quanti anni hai tu?

    RispondiElimina
  27. # Emanuela:

    la risposta alla tua domanda su Patty la trovi qui:

    http://bonificiesogni.wordpress.com/2011/04/28/come-non-averci-pensato-prima/

    è il post in cui per la prima volta ha dato di matta e da cui è nato il nostro "gioco". La sua età la rivela nel post originale.

    Per ciò che concerne "l'esperimento" è molto più interessante di ciò che si possa pensare, e confermo quanto ho scritto nel tuo blog. L'obiettivo, mi rendo conto, è un autoinganno per costringere mente reattiva a fare una cosa, a "prestare attenzione". Spero di scrivere un post su questo. In sintesi, l'obiettivo nasce quando non hai la lucidità mentale per permettere a mente di fare da solo quelle cose. Dato che hai soffocato mente, la devi costringere a "fare attenzione" a cose che in uno stato naturale farebbe semplicemente, senza forzature.

    Prova ne è che l'obiettivo "termina" quando mente l'ha inserito nella sua "routine". A quel punto è divenuto tutto semplice, naturale, l'azione si svolge senza intoppo e il risultato arriva naturalmente. Non c'è più sforzo. Il problema è che invece di "liberare mente" e lasciarle percorrere la strada che porta alla realizzazione del suo innato programma vitale, noi prima la imbrigliamo, poi la tiriamo fuori e le diamo una direzione... che avrebbe preso cmq se fosse stata lasciata in santa pace!!!

    L'obiettivo non è altro che una maschera che nasconde la sfiducia in noi stessi, in mente. E' la medicina che abbiamo trovato (costrizione) dopo aver trascurato il "giardino dei nostri pensieri" e lasciato che marcisse. Avere un obiettivo, in questo senso, è lo stesso sintomo di una sconfitta. E' lo psicofarmaco. Purtroppo, non basta la consapevolezza a ritrovare la lucidità e la libertà necessaria che permetta a "mente reattiva" di reagire da sola. Lo psicofarmaco (obiettivo) ci serve per fare piazza pulita in modo goffo e approssimato, ma qualcosa fa: invece di liberare la mente da tutte le follie inutili che ci divorano, la costringiamo a "liberarsi" guardando solo due o tre cose (obiettivo, concentrazione), convinti che la protesi che stiamo utilizzando sia in realtà l'arto vero, la gamba.

    Ma l'arto è atrofizzato. La protesi potrebbe dare sollievo temporaneo. Ma l'obiettivo, proprio come il farmaco, può aver senso per curare la crisi acuta, cura, ma non guarisce, e sicuramente ha controindicazioni e genera malattie iatrogene (indotte da farmaco). L'obiettivo deve essere preso e gettato subito, se non si vuole morirne: o l'azione entra nella "routine" in modo semplice, spontaneo e naturale, senza pensarci, oppure la costrizione farà cancrena.

    Senti, vuoi partecipare per vedere com'è? Apposta ho fissato delle regole strette che non ci faranno ammalare, sono nei post. Guardale e se ti va fissa tre punti. Patty come obiettivo ha fissato niente giornali e cinque minuti dedicati a se stessa, cose così possono fare solo bene (se entrano nella routine, ovvio!)

    Ciao, e grazie per la tua presenza.

    EXO

    RispondiElimina
  28. Sto cercando di seguirvi in questo progetto (non è facile lo ammetto, ce la sto mettendo tutta). Sarei curiosa di conoscere le 2 malcapitate di turno. Aspetto il prossimo. Tiziana

    RispondiElimina
  29. # tiziana:

    i siti sono questi, i partecipanti io, Alberto e Patty:

    www.scalalamarcia.com

    http://bonificiesogni.wordpress.com/

    Ciao, e grazie per la tua attenzione. A me sembra tutto facile ma comprendo che dall'esterno è un grande... casino!

    RispondiElimina
  30. Sì Emanuela, 37... e qualche giorno! ma sai che era dall'anno scorso che ero convinta di averne 37 ?!?!L'ho detot per un anno intero per cui adesso mi trovo "graziata" di un anno.....mica male !

    RispondiElimina
  31. Hey Exodus, con il commento ad Emanuela mi hai stroncato le gambe!!!sarà che sono io un po' ammalata e quindi più fragile e indifesa. Vabbè, tengo per buone le ultime tre righe...male non fa (come i fermenti lattici, no?! )

    RispondiElimina
  32. # Patty:

    Fermenti lattici? Quella cosa così poco dolce... Vuoi mandarmi qualche messaggio per caso?

    Stroncata? Perchè? Grazie alla tua trovata del post sull'Escort hai visto che giro di idee hai provocato? La verità è che i blog muoiono per mancanza non di cose intelligenti da dire, ma di evoluzione personale. Prima o poi annoiano, anche se ben fatti. Oppure, come per i giornali, si va avanti per inerzia. Quando invece scopri qualcosa di te, continui a farlo, anche se non ti piace; quando ti rendi conto che stai partecipando a qualcosa, non importa se piccolo o grande, ma che c'è un tentativo di evoluzione, di cambiamento, insieme ad altre persone, allora tutto questo fracasso su internet acquista un senso. Solo allora. Io ti garantisco che la maggior parte dei siti che ho frequestato li ho lasciati perdere per noia, ad un certo punto non hanno più niente da dire, hanno già espresso tutto. Come per un matrimonio, si resta insieme se si cresce insieme, si invecchia insieme. Internet e la rete, in modo diverso, in piccolo o in grande, sono così.

    Proviamo, vediamo se tutti noi possiamo un po' sorprenderci e metterci in discussione.

    Non sei affatto fragile nè ammalata, sei una tigre travestita, basta leggere la veemenza in cui rispondi colpo su colpo ai miei commenti sul tuo blog. Forse è questo che però ti tiene inquieta: dovresti imparare ad arrenderti, essere fragile per davvero. Non ci crederai ma spesso è riposante.

    Un abbraccio.

    EXO

    RispondiElimina
  33. # Lorenzo:

    magari licenziassero gli inefficienti, la verità è che il burn out e la depressione tocca chi cerca di cambiare le cose mentre gli altri ingrassano.

    Cmq, come nel militare, non si punisce mai chi esegue gli ordini (anche nel disastro). Se succede è per trovare un capro espiatorio, ma lì è questione di fortuna/sfortuna. Ho visto invece che chi dice "s'" fa carriera.

    Molto aggressivo il tuo blog, lo sto leggendo con divertimento :-).

    Ciao!

    RispondiElimina
  34. Senti chi parla, il tuo blog e' un inno al caos. E chi sei, l'anticristo?

    RispondiElimina
  35. Grazie Exo per l'invito, ma non ci penso nemmeno!! Mi manca il respiro solo a leggervi! Sono assolutamente convinta di quello che ho scritto nel mio commento al tuo primo posto su questo progetto, vi seguo comunque con interesse e curiosità.

    RispondiElimina
  36. # Emanuela:

    sì, alla fine contano i risultati.

    Aspetta un mese e potrai vedere se ci sono o meno. Di fronte ai risultati, buoni o cattivi, non si sprecano troppi pensieri: è un frutto allunghi la mano, lo cogli, è buono e lo mangi e acerbo e lo getti.

    Però non è stressante, mi sto divertendo.

    Devo però dire che senza questo "gioco" non ci pensavo nemmeno a guadagnare 45 minuti ogni mattina. Io sono uno che arriva sempre tardi ovunque, è molto importante per me. Se sei interessata a che puzzola o scimpanzè arrivino sempre in orario, fai giocare loro! :-)

    Gli altri due li ho centrati senza problemi, però, ripeto, non la sto assumendo come una cosa pesante, ma come uno spasso. Poi sono incentivato anche nel dimostrare agli altri due giocatori che tutta la loro concentrazione sugli obiettivi è superflua se non deleteria, quindi per me "far bene le cose" e centrare l'obiettivo è come una mossa di dama.

    A proposito, ci stiamo trovano molto sui siti di Alberto e Patty, dai un'occhiata anche a loro in quanto le nostre riflessioni, esperienze, etc... si stanno intrecciando sui tre blog.


    Ciao, sei sempre la benvenuta.

    RispondiElimina
  37. Aggiornamento: colpito dalla stronza, non sono stato abbastanza stronzo da mandarla a fare in c... subito. Esaurito bonus di mancata stronzaggine della settimana (nell'obiettivo max 4 "cadute" al mese). Se sbaglio un'altra volta, ovvero non mando subito... ho fallito l'obiettivo (medio)

    RispondiElimina

Lettori fissi

Powered by Blogger.