Ci sono due modi per cambiare la nostra vita: uno è cambiare il nostro modo di vivere, la realtà che ci circonda; l'altro è intervenire su quel magico, microscopico, interruttore bioelettrico nascosto nei meandri della nostra mente, che cambia la realtà in un clic.

giovedì 6 settembre 2012

NE TROPPO NE TROPPO POCO



Il Primo lasciò il suo lavoro perché non era disposto a sopportare la gerarchia e la prigione di un posto fisso conveniente ma abbastanza alienante, come tutti i lavori ordinari e dipendenti. Laureato tecnico, comandato da gente forse meno in gamba di lui, ha detto basta e si è preso un periodo. Ha fatto di tutto, molti hobby, molti sport, molte passioni. Forse troppe, tutte insieme, in modo bulimico, con tanta energia, continuando a formarsi nel suo campo specifico. 

Adesso fa quello che faceva prima, da consulente. Guadagna di meno, ha più responsabilità, si sente (forse) più libero, credo sia più frustrato perché i suoi progetti non vengono approvati, ma le idee si scontrano sempre con la realtà industriale, o con la realtà tout-court. Dice che non tornerebbe indietro, ma che non è andato neppure avanti. Stupidi erano i suoi capi, adesso i suoi committenti, solo che prima loro cercavano lui, adesso è lui che deve cercare stupidi committenti. C'è pure crisi. Ha fatto tanto, niente di definitivo, niente di grande, tutto abbastanza piacevole, cose da sempre volute, che adesso non interessano poi tanto, spera che il suo lavoro da consulente possa sfondare e generare qualcosa di nuovo nel campo industriale. E' single e senza figli.


Il Secondo non era troppo contento né troppo scontento, insoddisfatto dentro sicuramente, giovane e laureato guadagnava davvero molto per la sua posizione, casa di proprietà regalata dai genitori, fidanzato senza troppa passione. Molti hobby da provare, sopito desiderio di uscire dalla gabbia, ha colto un'offerta favolosa di messa in mobilità e investito i soldi, cosa che gli permetterà insieme alla proprietà della casa di non lavorare, nel senso comune del termine, ancora per molto. 

Viaggia, non è più fidanzato, un po' fuori dal circuito delle classiche amicizie a motivo della sua scelta che non si abbina con le esigenze degli altri lavoratori costretti a correre. Va lento, coltiva qualche hobby, qualche curiosità, un po' di sport, non a livello agonistico, per puro diletto, calmo e piacevole. Non troppo né troppo poco. Non tornerebbe indietro ma non ha l'ambizione dei grandi progetti, non adesso almeno. Vive, il denaro oggi non manca, viaggia ma non spreca. Non è sposato, non ha figli.


Il Terzo aveva le idee più chiare: ha lasciato il posto fisso perché non ne poteva più e aperto un locale in un bel posto. Soldi davvero pochi, orari strani, tempo libero e molta natura. Single e senza figli. La crisi ha colpito la zona e la gente spendeva di meno, ha chiuso il locale ma è un lottatore e sta cercando di inventarsi qualcosa.


Infine, a mio avviso, l'esperienza più interessante perché più condivisa, il blog di Alberto (www.scalalamarcia.com) che è assente da quattro mesi, da cinque non scrive più della sua coraggiosa e rischiosa esperienza di lasciare il lavoro, il posto fisso, per trovare un modo diverso di vivere: Alberto è sposato e ha deciso di fare il passo alla nascita del suo bimbo. Nei diversi post ha descritto i dubbi, le paure, le speranze, le decisioni e indecisioni, leggendolo si trova un'esperienza ancorché ancora parziale molto vera e onesta. Dico parziale perché a un certo punto ha smesso di raccontarsi, credo che lo shock del cambiamento abbia bisogno di tempo per essere vissuto, superato, raccontato, valutato nei suoi successi e insuccessi.


Ho voluto scrivere quattro storie di persone reali, conosciute in rete, omettendo i nomi dei primi tre, perché credo che rappresentino bene lo spaccato di un tentativo di abbandono del posto fisso, di "minimalismo" o "decrescita", vissuto come tale, ovvero la voglia di lasciare il lavoro quando non c'è costrizione o impellenza a farlo, come scelta per un tentativo di vita diversa. Non credo siano storie esaltanti o deprimenti, credo siano storie vere, e le storie vere, quelle quotidiane, che non finiscono sui media o non servono a venderti qualcosa, sono sempre né troppo né troppo poco.  

-

3 commenti:

  1. Io il mio posto 'fisso' ho scoperto che tanto fisso non era quattro anni fa, quando l'azienda dove lavoravo è fallita. Ora mi arrabatto come posso. Di mio il mio posto non l'avrei mai abbandonato. Guadagnavo bene e mi divertivo. Chi non ha che se stesso fa bene a cercare la propria strada, anche facendo scelte difficili. Chi le fa pur avendo la responsabilità di una famiglia, forse dovrebbe pensarci meglio, almeno in anni come questi. Spero che Alberto stia bene, e che non debba pentirsi della sua scelta.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Credo che i buddisti dicano che ci sono "diecimila cieli", ognuno ha il suo, e forse è difficile vivere nel cielo di un altro. Forse per le scelte è lo stesso, chissà.

      Elimina
  2. Vero. Solo chi la fa potrà dire se è stata giusta o sbagliata.

    RispondiElimina

Lettori fissi

Powered by Blogger.