Ci sono due modi per cambiare la nostra vita: uno è cambiare il nostro modo di vivere, la realtà che ci circonda; l'altro è intervenire su quel magico, microscopico, interruttore bioelettrico nascosto nei meandri della nostra mente, che cambia la realtà in un clic.

martedì 21 dicembre 2010

IL RAPPORTO - PARTE SECONDA




"La prima regola è non ingannare se stessi.

Ma la persona più facile da ingannare siamo proprio noi stessi."

Richard P. Feynman


Comprendere il rapporto che ci lega a cose, persone, pensieri, emozioni, parole, al nostro corpo, al mondo, ci permettere di agire sulle corde della nostra esistenza. Agire sulla natura del rapporto vuol dire realizzare. Agire sulle cose senza considerare il rapporto che abbiamo con esse vuol dire fallire, frustrarsi, sperimentare l'inutilità. Però non riusciamo a comprendere in che modo possiamo agire, a comprendere noi in relazione al rapporto. Perché?


Non abbiamo comprensione del rapporto perché ci serviamo del rapporto.


Usiamo il rapporto che abbiamo con il mondo esterno, ma anche quello interno, i pensieri, le emozioni, la nostra anima, come mezzo per promuovere noi stessi, la sopravvivenza, il conseguimento, la trasformazione, il divenire. In questo modo lo usiamo ma non cerchiamo di comprenderlo. Ma è proprio l'indagine il centro, non lo scopo.


Il rapporto è strumento di scoperta del sé, costituisce l'essere, è l'esistenza.

Per comprendere se stessi, occorre comprendere il rapporto.


Noi poniamo al centro non l'indagine ma l'oggetto su cui vogliamo agire. E l'oggetto spesso è immutabile, rigido. Il rapporto invece è flessibile, adattabile, influenzabile. E' lo specchio in cui posso vedere me stesso. Può essere deformante o riflettere la verità. Partendo dal rapporto posso scoprire tutto quello che c'è da scoprire. Ignorandolo sarò ingannato, illuso, fuorviato.

Potrò guardare la verità, eppure non comprenderla, perché non avrò considerato il rapporto che mi lega ad essa, a ciò che vedo, sento, sperimento. La maggioranza delle persone vede nel rapporto ciò che preferisce vedere, non ciò che è in realtà.


"La realtà è solo un’illusione, anche se molto persistente."

Albert Einstein


Preferiamo idealizzare, evadere, isolare noi stessi in relazione al rapporto, vivere nel futuro piuttosto che comprendere il rapporto presente. Così, se esaminiamo la nostra vita, il nostro rapporto con gli elementi, i pensieri, le parole, gli altri, vedremo che si tratta di un processo di isolamento, di partizione, solitudine. Ci sentiamo soli, bisognosi, incompresi. Ma se siamo in rapporto con praticamente tutto ciò che esiste intorno a noi, come facciamo a sentirci soli? Se ogni nostro atomo è in rapporto con ciò che lo circonda, come possiamo pensare che una parte dentro di noi viva in realtà profondamente sola?


Ignorare il rapporto, o volerlo strumentalizzare, porta sempre all'isolamento, alla solitudine.


In realtà non ci interessano oggetti, idee, pensieri, emozioni, persone, in sé. Ci interessano in un'ottica di conseguimento, realizzazione, progresso. Vogliamo che siano utili, o gradevoli, o divertenti, o significativi. Vogliamo insomma che siano qualche cosa. Lo vogliamo perché non ci sentiamo parte di essi. Ci crediamo autonomi, separati, indipendenti.

Così l'unico modo per interagire diventa la prospettiva di utilizzo, di utilità, la ricerca dello scopo, anche del sacrificio purché abbia uno scopo. Non riusciamo a comprendere, a vivere, il rapporto se non gli attribuiamo l'etichetta dello scopo, della ragione di essere. Senza l'etichetta non ne comprendiamo il senso e questo ci fa sentire incompleti.

Siamo assolutamente uniti, dipendenti, bisognosi, eppure ci sentiamo divisi, in mutamento individuale, in realizzazione personale.

Privati del rapporto con ciò che esiste, non potremmo respirare, alimentarci, lavarci, riscaldarci, saremmo nudi, infreddoliti, senza pensieri, senza amore, muti, sordi, soli, eppure crediamo di poter ignorare il fatto che siamo parte del rapporto, concentrandoci su di un noi stessi che non esiste (distinto dal rapporto), piuttosto che sul rapporto, che esiste.


"La vita è troppo breve per essere meschina."

Benjamin Disraeli


Noi stessi non esiste in quanto abbiamo bisogno del rapporto con tutto ciò che è intorno a noi per esistere. Ma noi sfruttiamo il rapporto, non lo viviamo; distogliamo lo sguardo per non vederlo, per concentrarci sul noi stessi, sul nostro desiderio di ulteriore separazione, crescita, realizzazione, indipendenza. Che non può avvenire perché si esiste solo nel rapporto. E fuori dal rapporto non esiste niente. La separazione, la partizione, l'innalzamento, è illusione. Non lo sarebbe se noi potessimo esistere al di fuori del rapporto, ma abbiamo visto che non è possibile.


Invece di comprendere il processo lo neghiamo, ci isoliamo, ci consideriamo distinti.


L'uomo lavora con tutte le sue forze su alcuni elementi, parti del puzzle, ignorando al contempo la rete in cui ogni elemento si trova inserito. Lavora sulla realizzazione di sé nell'ambito di un gruppo, la necessità di essere utile, apprezzato, necessario, realizzato, arricchito, riconosciuto, potente, non succube. Lavora sulle parti del mosaico che ha deciso di porre al centro di tutto, togliendo valore al rapporto stesso che lo lega a ciò che lo circonda, l'unica cosa che può dargli appagamento.

Potrebbe modificare il suo stato vitale toccando le corde del rapporto, fluide, malleabili, invece pretende di agire sugli oggetti, le persone, comportamenti, la natura dei pensieri, le parole udite, sul proprio corpo, che sono elementi rigidi, difficilmente accessibili.


L'uomo vuole cambiare il mondo, e non il suo rapporto con il mondo.


Non accetta. Non vive il rapporto. Non comprendendo il rapporto e le sue infinite potenzialità, si costringe ad intervenire sugli attori del rapporto. Che non gradiscono affatto tale intervento. Tanto vale cercare di oscurare il sole perché troppo luminoso: basta una tendina, non occorre tentare di forzare la natura del sole.

L'uomo rimane dipendente ma lo nega con tutte le forze. Ignorando il rapporto. Ignorarlo è negarlo. Ignorando il rapporto, senza cui non può essere, si distacca, si aliena, si isola, da ciò che è e costruisce nella sua mente il mondo di ciò che non è. Ma la sua illusione non è saggezza, è dolore. E' eterna insoddisfazione, ricerca infinita di qualcosa di cui in realtà egli fa parte.


"Né il pesce né l'onda hanno la minima idea di cosa sia l'acqua. Uno ci vive e l'altro né è composto."

Detto zen




6 commenti:

  1. Se ho capito bene ci inganniamo in quanto non ci consideriamo parte di un tutto e ci incaxx se qualcosa non va fuori di noi... Mentre invece dovremmo considerare che noi giriamo con il tutto e quindi "non c'è niente che non va"? E' così o mi sbaglio?

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  2. M'hai fatto venire il mal di testa EXO!

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  3. Grande come sempre, stavolta però ho dovuto faticare un po' a seguirti. Forse perchè non scrivi mai cose scontate e il cervello deve essere strappato dai soliti discorsi? Cmq bravo. Ciao.

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  4. iNTERESSANTE LA TUA IDEA DI AGIRE SUI RAPPORTI PIUTTOSTO CHE SULLE PERSONE, SU NOI STESSI ETC. VOGLIO DIRE AGIRE SUL RAPPORTO CON LE XSONE PIUTTOSTO CHE CON LE PERSONE, SUL RAPPORTO COL CORPO PIUTTOSTO CHE COL CORPO, ETC... PROVO E VEDO SE FUNZIONA, MAGARI E' UNA VIA D'USCITA VISTO CHE IL RESTO SEMBRA NON FUNZIONARE. CIAO. DEBRA.

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  5. Lo "scopo" ... questa parola mi fa venire i brividi: a tutti i costi ci deve essere uno SCOPO, sempre, in ogni cosa ... ma chi lo ha inventato???

    Grazie Exo per tutto quello che scrivi, e ti auguro tanti giorni radiosi per queste feste.

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  6. # Renè:

    è così... e naturalmente molto più di così!;


    # Katya: e a me non ci pensi, credi sia facile tirare le fila senza a volte chiedersi se quello che scrivo ha davvero un senso??? :-)


    # Emanuela:

    sono io che devo ringraziarti, seguendo i link del tuo blog trovo siti molto interessanti, è come se tu li avessi selezionati per me. Sai, come navigatore internauta lascio a desiderare, sono uno che scrive ancora a mano.

    Per quanto riguarda "chi ha inventato LO SCOPO?", la risposta è qui:

    http://www.ibs.it/code/9788809050488/nettle-daniel/happiness-felicita-segret.html

    oppure nel commento che ho lasciato qui:

    http://basadone.blogspot.com/2010/11/179-folle-corsa.html

    Certo, c'è molto di più, magari un giorno......


    Emanuela, un saluto a Puzzola, Scimpanzè, e al peloso custode di casa. Nonchè al tuo compagno di vita che condivide la tua avventura. Credo che a breve comprerò casa e forse mi cercherò anch'io un custode a quattro zampe, mi ricorderà l'amico felino l'amico che mi hanno travolto con l'auto.


    E buon natale a tutti Voi, godiamocelo, niente è mai scontato!

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