Ci sono due modi per cambiare la nostra vita: uno è cambiare il nostro modo di vivere, la realtà che ci circonda; l'altro è intervenire su quel magico, microscopico, interruttore bioelettrico nascosto nei meandri della nostra mente, che cambia la realtà in un clic.

lunedì 27 dicembre 2010

AMORE E' - PARTE SECONDA




Il bisogno d'amore, pretendere amore, nasce dalla paura della solitudine? La solitudine è senso di isolamento. Perché tale solitudine?


“Gli esseri umani, che si interessano solo a se stessi, non fanno altro che generare solitudine”.

J. Krishnamurti


Vedo me stesso e non altro. Anche quando guardo altro in realtà scorgo solo un riflesso di me stesso. D’altronde come potrei staccarmi da me stesso e vedere con occhi altri? La mia felicità, il mio successo, le mie speranze, la mia famiglia, la mia professione, il mio ufficio, la mia auto, la mia professione, la mia generosità. Credo che la mia realizzazione mi permetterà di non essere più solo.


In realtà è proprio l'attenzione rivolta a me stesso che genera la mia solitudine.


Sono solo. In un freddo deserto. Sono infelice, aiutatemi, voglio essere amato.

Sentendomi isolato sono infelice. Desidero che voi mi amiate. Anche se non riesco a chiederlo, amatemi. Non costringetemi a chiederlo, perché non capite? Non lasciatemi, non permettete che resti solo, con me stesso. Come farò a vivere con me stesso?


Voglio essere amato, ma nessuno mi ama davvero, nessuno mi conosce intimamente. Come farò, cosa devo fare?


Una domanda così semplice eppure non trovo risposta. Posso solo evitarla, non pensare, riempirmi di altro. L’angoscia rimane. Alberga nella mia mente che non riesce a intendere con chiarezza. Non ascolta. E’ confusa; disturbata da una sorda infelicità. Non esiste l'intervallo nel quale io possa ascoltare e comprendere la natura del mio bisogno d’amore. C'è solo la paura di non ottenerlo. Che diventa panico quando provo a soffermarmi sulla mia situazione. E lascio perdere.

Anche se ho tempo, non esiste il tempo nel quale io sia disposto ad ascoltare me stesso per comprendere la natura del mio bisogno. Lo voglio e basta. Non voglio sapere perché. Non voglio ascoltare.

Sono solo in mezzo agli altri. Sono solo in quanto in mezzo agli altri desidero un po' di pace e stare da solo e stando da solo vivo il tormento della mia solitudine. Dentro di me c'è un pozzo freddo ed arido, profondo, che non riesco ad abbeverare; un bisogno che non riesco a spiegare; che altri non riescono a comprendere. Amatemi, vi prego. Non chiedetemi di spiegare. Perché non sapete amarmi? Fingiamo se volete, ma non allontanatevi da me.


“La verità è sacra. Se la dici troppo spesso nessuno ti crederà”.

G.K. Chesterton


Quel senso di angoscia è la protezione che mi separa dalla consapevolezza della solitudine. Preferisco l'angoscia, l’incertezza di essere amato, alla realtà della solitudine. Senza quell'angoscia io non sono niente. Finché provo angoscia vorrà dire che non avrò affrontato, vinto, non sarò entrato nella realtà della solitudine. Una battaglia che non voglio vincere. Io devo scegliere tra l'angoscia di non essere amato e il coraggio di affrontare l'ineludibilità dell’essere solo. E scelgo l'angoscia,  l’incertezza, piuttosto che la solitudine, la certezza, che ritrovo quando a tradimento, per un attimo, si rivela la realtà del mio stato umano, la povertà del mio spirito.

Quel senso di angoscia mi fa sentire vivo. Se l’angoscia dovesse cessare vorrebbe dire che ho vinto la battaglia e ho accettato la realtà di ciò che è. Ma questo per me sarebbe morire, la fine delle mie illusioni, la prova che la realtà è diversa da ciò che io credo.  Invece voglio che la realtà sia proprio ciò che io credo, non ciò che è. La cambierò se necessario, lotterò, mi dibatterò, ma non accetterò mai ciò che è.  Non voglio accettare la realtà della solitudine. E quell'angoscia a cui io mi aggrappo per non sentirmi morto, isolato, mi fa sentire vivo. Il bisogno di amore. Senza amore io non sono niente.

Preferisco l'angoscia, il mendicare amore. Non posso, non voglio accettare di essere solo, intimamente solo.


Ho ridotto la mia vita, che è qualcosa di straordinario, ad una faccenda meschina, al bisogno che qualcuno mi ami.


Continua…



"Oh, raggiungere il punto di morte e capire di non aver vissuto affatto!"

Henry D. Thoreau

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