Ci sono due modi per cambiare la nostra vita: uno è cambiare il nostro modo di vivere, la realtà che ci circonda; l'altro è intervenire su quel magico, microscopico, interruttore bioelettrico nascosto nei meandri della nostra mente, che cambia la realtà in un clic.

martedì 8 maggio 2012

SUI GIORNALI


Ho letto un breve trafiletto qui:

http://nottebuiasenzaluna.wordpress.com/2012/05/08/25775266/

Viene attaccato un certo giornale per il modo in cui si pone, ho voluto scrivere un commento che riporto integralmente:


"Ciao,

però non comprendo il motivo per cui in mezzo al disastro editoriale italiano "Il Fatto..." debba rappresentare un'eccezione, dato che, se ho ben compreso, tra tutti i giornali blasonati è cmq quello che ha un po' di ritegno in più. O forse non ce l'ha, ma non cambia tanto. Si vuole punire una condotta ritenuta ipocrita? Si può fare, certo, ma qual'è l'utilità, dire che è un giornale come gli altri? Bene, possiamo dirlo, forse non è vero ma poniamo che lo sia, e allora?

Per un fruitore di informazione, per un cittadino, sapere che "Il fatto quotidiano" è un giornale come gli altri, cosa lo spingerà a fare? A non abbonarsi più? Bene, magari sceglierà "La Padania" o "Il Giornale" o "Repubblica" o "Libero" o l'"Unità", macchine per fare soldi (perdere soldi sul mercato e recuperarli con i contributi pubblici). Oppure smetterà proprio di leggere e guarderà le TV dell'ex. premier oppure del magnate australiano che si diverte a spingere tutti gli stati alla guerra, oppure si convertirà alla radio ove gli interventi scomodi vengono subito censurati. 

Non so se mi spiego. Tutti hanno scheletri nell'armadio, si possono tirare fuori, ma cosa facciamo, buttiamo l'armadio? Io per la verità l'ho fatto dato che non ho la TV, non compro giornali e seguo solo trasmissioni selezionate in podcast, moltissime estere, ma ciò richiede uno sforzo che l'italiano medio non può permettersi, se non può fidarsi di nessuno, semplicemente delegherà le sue scelte al potere di turno, qualunque esso sia, tanto sono "tutti gli stessi".

Credo che l'Unità sia il giornale che riceve più contributi per l'editoria in Italia, ma chi lo legge? Posso assicurare che sono tantissimi anni che non vedo qualcuno con quel giornale sotto il braccio, avrà i suoi lettori, ma non è giustificata la sua alimentazione forzata a suon di euro. E la famiglia che era tra i proprietari possedeva anche "Il Riformista" e "Libero", così realizza la "par condicio", rappresenta un po' tutti e becca soldi bipartisan. E ci si lamenta del fatto che un giornale censuri i commenti.

Ma chi l'ha detto che devono esserci commenti? Perché uno deve commentare? Cos'è un bisogno fisiologico, leggo qualcosa e devo puntualizzare? Un giornale è un prodotto commerciale, lo prendi o non lo prendi, accetti o rifiuti, lo divulghi o lo getti nel cestino della carta straccia, ci incarti il pesce, spegni il computer così non lo vedi, ma questa esigenza che ognuno deve dire la sua è informazione o voyeurismo, pettegolezzo da strada? Ma a cosa si vuole partecipare, alla notizia, all'articolo, ma davvero non se ne può fare a a meno, davvero si sente ormai il bisogno di partecipare ad una cosa così inutile come il commentario su un articolo, in cui ciò che una volta veniva pensato dell'articolo stesso adesso viene riversato in rete creando un prodotto proprio brutto, illeggibile. Non credo che sia una vetrina in cui esibire la propria erudizione, il proprio sapere, la propria opinione, a costo zero. Una volta per farlo, si diventava giornalisti, si entrava in politica, si lottava, si compiva un percorso di lotta che durava anni ed anni e spesso si falliva. Oggi mi aspetto che un giornale a tiratura nazionale, commerciale, debba pubblicare ciò che mi passa per la testa, e senza censure.

E, peggio, se qualcuno racconta che si è un "giornale libero" e che tutti sono invitati a partecipare, ci si crede pure. Ora, io comprendo che la soglia di vaglio critico sia ormai sprofondata sotto il tacco, credo a ciò che voglio credere, ma a mio avviso ognuno che crede di avere le competenze per commentare un articolo deve anche avere la capacità di distinguere l'annuncio propagandistico-pubblicitario, che è semplice esagerazione, dalla realtà. L'invito ad esprimersi è come il gioco a premi di una volta con cui si invogliava il pubblico riluttante a partecipare, ma un giornale non è in realtà fatto per partecipare, è fatto per essere letto. Se uno vuole leggerlo.

Una volta si prendeva il giornale, ci si iscriveva al circolo, e lì si dibatteva. Adesso il circolo s'è virtualmente spostato all'interno del sito del giornale stesso. Non è un progresso, ma un abbrutimento della reale partecipazione democratica, che si è spostata sulla tastiera del PC di casa, e guai a non prendere in considerazione quello che esce da quei tasti massacrati. E' il pettegolezzo moderno, ma cosa c'entra con la lettura, la critica, l'introspezione, la ricerca, l'azione? Nulla. 

Distruggere un giornale è semplice, basta non leggerlo. Se un editore è tanto in gamba da attirare frotte di lettori vuol dire che ha un grande talento in fatto di marketing. Se ci si schiera palesemente contro, è tutta pubblicità, la creazione di fazioni opposte costrette a schierarsi, il bussiness vive di contrasti, i giornali muoiono non perché criticati, ma in quanto ignorati, oppure a seguito di scandali così gravi che rendono intollerabile la loro stessa esistenza, com'è successo in Inghilterra ad uno dei tanti giornali del magnate australiano. Ma siamo  lontani da questo, siamo al mantenimento con l'interesse morboso di un sistema editoriale che sarebbe già dovuto crollare da molto tempo, da solo. Ma se il venditore è bravo, onore al merito, continuerà a vendere copie, in barba alle reazioni dei suoi contestatori, che dovrebbero aver di meglio da fare che alimentare il gossip editoriale. "

8 commenti:

  1. sono d'accordo con le tue riflessioni e mi permetto solo di aggiungere qualche considerazione. il post rebloggato evidenzia una pratica ben conosciuta di indirizzamento del flusso di opinioni. ognuno fa il proprio mestiere e vince chi lo fa meglio. personalmente contesto solo l'ipocrisia del dirsi senza macchia eppoi fare come gli altri, gioco a cui peraltro partecipano tutti.
    evidenziare questi fatti poi serve a poco. chi è convinto che il suo giornale sia senza macchia e fonte di verità continuerà a pensarlo anche di fronte alla più stretta logica o evidenza di prova.
    forse spero che più persone smettano di leggere i giornali e spegnere la televisione soprattutto per i programmi di "approfondimento" tanto in voga negli ultimi mesi.

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    1. Io credo che la persona venga formata nei primi anni di vita, in famiglia, con idee, opinioni, una struttura di base formata.

      Il resto dell'informazione, seppur necessaria, serve soprattutto a "completare un quadro" nella personalità, il quale però è preesistente. Diffondere le proprie idee, difenderle, non serve tanto a far cambiare idea a chi è già "formato" in un certo modo, ma a confermare a coloro che la pensano in modo simile che quel pensiero, comportamento, credo, non è fuori dal mondo, ma è condiviso.

      Detto in altri termini: si cerca di confermare e infondere fiducia nei propri simili, cosa sicuramente produttiva, fare fronte. "Dialogare" con chi la pensa in modo diverso è invece un'operazione abbastanza sterile dal punto di vista dell'informazione. Questo in una società come la nostra ormai strapiena di informazioni e opinioni. Se i media si diffondono in zone "vergini" dal punto di vista informativo, il "raccolto" è molto più abbondante, le persone non hanno ancora sviluppato quel senso critico che permette di non credere anche a fonti all'apparenza autorevoli, che magari agiscono in maniera tale da non entrare in contrasto diretto con le loro precedenti credenze.

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  2. si, la vera unica ed efficace difesa dell'individuo sta nei suoi primi anni, quando viene a formarsi il senso critico. la famigli afa il primo e più importante lavoro solo successivamente la scuola, per chi ci va. in effetti le persone ne sono dotate oppure sprovviste e questo indipendentemente dal livello di cultura scolastica.
    poni con acutezza l'accento sulle zone vergini, e per questo ho usato un argomento relativo al web. quello che sembra essere oggi la fonte suprema di verità. esiste una popolazione per cui le notizie ,per il semplice fatto che sono in rete, non attinte da fonti ufficiali sono vere sono il verbo sono oro colato.
    il mio esempio puntava proprio a questo. ad evidenziare come ( chissenefrega se lo fa la redazione de "ilfatto" ) i nuovi conquistatori della rete stiano abilmente e in modo veramente subdolo, usando i sistemi peggiori per ottenere successo, e in molti casi solo ed esclusivamente per un ritorno economico.
    la difesa sta nel singolo cervello. se vuoi una informazione te la vai a cercare ( per questo adoro la rete) leggi e ne trai le tue valutazioni filtrando con il benedetto senso critico il valore.

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    1. Io credo che nel nostro paese non siamo ancora a questo punto, la rete come massimo punto di riferimento in ambito informativo e di condizionamento, questo ruolo è ancora della TV. I minori di 18 anni non votano e gli anziani non vanno in rete. Quindi la parte "votante" non accede alla rete e chi ci accede di più non ha (ancora) il potere di decidere del futuro della nazione. Non può decidere neppure del proprio sindaco. E' probabile però che domani il problema della rete esploda, se manteniamo l'attuale struttura tecnologica.

      Però, attenzione, dubito che riesca a fare peggio di carta stampata e TV. Secondo me ci poniamo un falso "nuovo" problema. E' lo stesso problema "di sempre" rimasticato con nuovi mezzi tecnologici. Ricordo ancora la "guerra delle radio" negli anni '80, guerra tra il blocco comunista e capitalista, il cui costo finanziario è stato immenso. Ognuno presentava le cose a modo suo e raccontava la sua verità. Mia nonna ascoltava "Radio Tirana" che sembrava ben fatta e dipingeva un certo paese, anni dopo l'Albania è collassata e sono saliti in massa sui barconi, dieci anni prima la radio raccontava un paese diverso.

      Credo che una possibile difesa, la mia cmq, possa essere questa: ragionare in termini economici. Vedere, finalmente, i guru della rete non come profeti, ma come uomini d'affari che producono pubblicità per poi vendere concretamente libri, serate, gettoni presenza alle manifestazioni, collaborazioni retribuite. Nessuno si scandalizza se il produttore di auto o di cioccolatini racconta meraviglie incredibili suoi suoi prodotti, occorre prendere coscienza che i profeti di cui pullula la rete stanno facendo la stessa cosa, non sono taumaturghi, illuminati, sono partite IVA, con tasse da pagare, costi, 730 da presentare, il commercialista, devono andare dal dentista, lo devono pagare, debbono ottenere un fatturato e questo tramite la loro attività, quindi venderanno ciò che hanno come tutti coloro che vivono vendendo ciò che hanno. Ecco, se visti come partite IVA viventi, elementi attivi di questo mercato, allora tutto viene demitizzato e riportato alla realtà. A quel punto non si ha neanche più bisogno di criticare, perché prima non si è esaltato. Così come non vengono criticate le industrie solo perché la pubblicità racconta che con i loro prodotti saremo tutti felici; applicare lo stesso metodo, che usiamo nel quotidiano, anche con i prodotti dell'informazione, la stessa critica, si compra ma si sa che ciò che viene raccontato è una favola, si distingue tra il prodotto e l'esagerazione.

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  3. Letto tutto con interesse ;)

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    1. Cara Diemme,

      la ns discussione è proseguita su questa pagina, se vuoi dare un'occhiata :-):

      http://nottebuiasenzaluna.wordpress.com/2012/05/08/25775266/

      ciao!!!

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  4. ho letto tutto, risalendo di link in link al post che ha generato tutta la conversazione: moooolto interessante! Tu dici bene, però un po' di sconforto tutta questa lettura me l'ha generato: non voglio buttare tutto l'armadio per uno scheletro ma, come dice @bdanottebuia, non mi fa piacere ascoltare certi discorsi sull'etica e la moralità, la serietà e la trasparenza e poi scoprire piccole (o grandi?) macchie... qui sembra di non potercisi "fidare" di nessuno... tutti venduti al dio denaro!!! :(

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    1. Beh, la Bibbia recita (credo i salmi): "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo". Quindi forse non ci si deve fidare tanto, denaro o non denaro, di altre creature fragili come gli esseri umani.

      Hai avuto pazienza a leggere tutto! :-)

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