Ci sono due modi per cambiare la nostra vita: uno è cambiare il nostro modo di vivere, la realtà che ci circonda; l'altro è intervenire su quel magico, microscopico, interruttore bioelettrico nascosto nei meandri della nostra mente, che cambia la realtà in un clic.

mercoledì 20 luglio 2011

Dama!






Le superiori attitudini dell'intelletto riflessivo più chiaramente e con maggior pertinenza vengono messe alla prova dall'umile gioco di dama, che da tutta la vacua macchinosità degli scacchi

Edgar Allan Poe, I delitti della via Morgue


Dama italiana, migliaia di partite, regole certe, gioco lineare almeno all'inizio, numero di opzioni limitate, molti vincoli. Posso innovare ma solo fino ad un certo punto, lo schema è stringente. Se gioco molto, apprezzo e rispetto le regole, se studio il gioco divento bravo. Se divento bravo è facile accorgermene: posso perdere solo se commetto errori.


La dama è il perfetto riflesso della vita reale di una persona media.


Concentrazione mentale, rispetto delle regole, poche innovazioni nelle fasi iniziali non sono necessarie. Schema classico, regole ben comprese, assimiliate con cura, evito stupide trappole, non mi faccio fuorviare; niente distrazioni, la scacchiera è il mondo intero. Non cerco sorprese o colpi eclatanti, sviluppo il gioco. Tenuta mentale, vincoli, precisi. Io e l’avversario dobbiamo sottostarvi, nessuno muove come vuole. Come nella vita. Sempre avanti, non è previsto che la pedina torni indietro. Come nella vita.

La pedina non sfida un pezzo più forte né si avvicina troppo ad altra pedina o viene mangiata. Come nella vita. Se raggiunge l’obiettivo, se arriva dall’altra parte della scacchiera diventa dama. Lungo tragitto, periglioso, perdite e sacrifici di altre pedine. Come nella vita. Acquista i gradi, diventa dama. Acquisisce importanza, cresce, è più libera, decide se andare avanti o indietro. Adesso può sfidare i pezzi più grossi, non scappa, decide di affrontarli. Ma solo al momento opportuno, non prima o verrebbe distrutta. Come nella vitaDama adesso sta attenta ad altre dame, porta avanti un gioco oculato. Basta un errore, uno solo, per perdere la partita, per rompere il filo dell’equilibrio.


“Il giocatore perfetto è semplicemente colui che non commette errori. Se nessun giocatore commette errori la partita finisce in parità. A gioco corretto nessuno riesce a sopraffare l’altro. “

Conclusioni del progetto Chinook


I damisti lo sanno da sempre, i risultati del progetto hanno chiuso il cerchio. Software elaborato per la dama inglese, principi e risultati ugualmente validi per la dama italiana, anch’essa intessuta di vincoli. Come nella vita. Programma imbattibile, perché non commette errori. Segue delle regole e le segue fino in fondo. Ad un livello meno evoluto succede anche nel gioco del tris: se metti la croce al centro e non commetti errori, il tuo avversario non può batterti. Basterà ripetere la partita fino a vincerne una, solo una, senza errori, per vincere il torneo.

Porto avanti un gioco noioso, non spumeggiante, prevedibile ma concreto. Alla fine non perdo. Prendo il tempo necessario per ogni mossa, non mi lascio condizionare dall’impazienza dell’avversario, seguo il mio ritmo, non il suo, lo metto all’angolo. Posso vincere anche tirandolo scemo. Come nella vita. Posso vincere anche se lui, esasperato si ritira. Come nella vita. Non c’è fair play, è un gioco, ci sono regole. Non sono tenuto a far contento l’avversario, ma a rispettare leggi, regolamenti, procedure burocrazia, tempi, diritti. Come nella vita. Non do spazio all’avversario, non sono avventato, prendo il tempo che occorre. Alla fine chi ha più resistenza mentale, spirituale, vince. So che non vincerò perché sono bravo, vincerò perché gli faccio saltare i nervi, perché sarà logorato, rinuncerà, cesserà di vedere lo scopo, l’utilità, sarà stanco, desidererà essere altrove e farà quello che deve fare: alzarsi da quella maledetta sedia ed andarsene assicurandomi la vittoria. Come nella vita. Lo batterò seguendo le regole.


 “Vince chi non commette errori e continua a giocare. Si vince solo con gli errori altrui.”

Mio nonno quando mi insegnava la dama


Se non commetto errori non perdo. Che il mio avversario sia geniale o stupido, uomo o donna, più o meno preparato, che siano uno o mille, non ha importanza. Che sia bello o brutto, carismatico o insipido, è lo stesso. Se non commetto errori non perdo. Al massimo pareggio. Se rigioco prima o poi vinco. Basta vincere una volta e pareggiare le successive per vincere il torneo. Come nella vita. Non vince il migliore, il più bravo, preparato. Non vince il più intelligente, brillante, arguto.


Se seguo le regole, per quanto forti siano i miei avversari non riescono in alcun modo a battermi. Finché gioco senza errori non posso perdere. Come nella vita.  Vinco o pareggio ma non perdo. Se pareggio rigioco.


Le mie pedine sono compatte, monolitiche, non offrono spiragli. Se lascio spiragli l’avversario entra e mi sottrae una pedina. Basta questo. Rotto l’equilibrio lui conduce il gioco. Lancia le pedine, manovra in modo da far subire ugual perdite ad entrambi: ha il vantaggio di una pedina, gli basterà terminare la partita con il vantaggio di una per vincere. Mai essere in svantaggio di uno, basta quello se l’avversario non commette errori.

Strategia arrischiata, perdo la prima pedina, guardo l’avversario: è esperto. E’ finita, lo so, ha già vinto, troppi vincoli e regole. Gli do’ partita vinta. Lui è prevedibile ma roccioso, concentrato, non troverò spiragli, conosco il suo gioco prima ancora che lo metta in atto. Margini di movimento esigui, gli basta  sacrificare qualche pedina ed eliminare le mie per vincere. Tutto perché ho commesso il primo errore. Per quanta fantasia possa mettere nel gioco, se il mio avversario non si lascia impressionare e segue il suo schema senza neppure guardare il mio gioco spumeggiante, il mio motteggio, il tentativo di distrarlo con le parole, i miei repentini cambiamenti di velocità nel muovere i pezzi, so già di avere perso. Come nella vita, non posso scegliermi l’avversario. L’avversario è la vita stessa.


“Primo non prenderle”.

Nereo rocco, storico e vincente allenatore


Dama non piace a molti. Superate le prime fasi di apprendimento, mancano grandi variazioni. Gioco prevedibile, so come finirà: guardo i contendenti, valuto lo stato d’animo. Non quanto bravi, ma quanto saldi. Molte varianti inventate per rendere il gioco flessibile, attraente, imprevedibile, brioso. Ma la Dama Italiana rispecchia la vita. Vita comune, media, quotidiana, in cui sono immerso. Scacchiera stretta, troppo stretta, molti vorrebbero evadere, ma devono muoversi sulle caselle, seguire il percorso... Il gioco sintetizza l’andamento di una vita media e ripetitiva, ne è specchio fedele, contiene l’insegnamento principale: non commettere errori, non commettere errori, non commettere errori.

Chi non commette errori non impara mai? Sicuro. Ma insegna il gioco: chi non commette errori, anche se non è un genio, anche senza avere grandi attitudini, capacità, passioni, talenti, anche in questo caso una persona assolutamente media vincerà se mantiene il suo livello di concentrazione a livelli altissimi. Realizzerà il suo desiderio, se ritiene che il desiderio valga il sacrificio. Non è una boutade da guru, odio i guru. La dimostrazione matematica, in assenza di violente variazioni del tipo di vita condotto, è nelle conclusioni del già citato Chinook, ma ancor prima nell’esperienza di gioco e nelle critiche all’esperienza di gioco, spesso così monotona e ripetitiva.


Se imposto la mia vita come una partita di dama, se so riconoscere in essa gli stessi vincoli stringenti, se so incasellare i miei desideri in quella scacchiera, se so ripetere un milione di volte lo schema senza distrazioni, non posso perdere. Ed è impossibile pareggiare sempre. Dovrò per forza vincere.


Far carriera in assenza di speciali talenti. Chi non commette errori sfrutta le opportunità. Chi sbaglia le lascia sfumare. Non dispongo di sorprendenti capacità, intelligenza prodigiosa, corpo eccezionale, capitali fuori misura, non importa, non sono fuori dal gioco, posso vincere. Devo essere concentrato, non commettere errori e Davide stende Golia. Se conosco la partita, le regole, posso vincere, nel tempo. L’ho sempre saputo, ho sempre giocato a dama: potevo perdere solo per distrazione. Molte finali di calcio le vince la squadra che non commette errori. Uno sbaglio ed è finita, anche per i campioni.

Imparare le regole, giocare molto, non commettere errori, giocare sempre finché trovi una breccia nel gioco del tuo avversario, che è la vita stessa, le occasioni, l’opportunità.. Ripetere un’infinità di volte lo stesso movimento sapendo di non poter essere sconfitti, consapevoli che basta una vittoria e nessuna perdita per vincere il torneo. Consapevoli che è un gioco di nervi perché l’avversario si stancherà, troverà il gioco noioso, si ritirerà dal tavolo prima o poi se non è abbastanza motivato, se i nervi gli cedono, se il desiderio di evadere si fa impellente, se lascia perdere, se si ritira, se passa ad altri giochi più divertenti, meno noiosi della vita stessa; se capisce che è inutile perché tanto non può batterti e si ritira mentre tu stai ancora lì, a giocare. Se il tuo desiderio è profondo, se è qualcosa a cui tieni, giocare la vita come si gioca a dama ti rivela tutto ciò che occorre sapere. Ciò che scrivo non è la via al successo di un guru, né tiene conto degli innumerevoli imprevisti che la vita può riservare, d'altronde:


“Vivere è come pilotare un aereo: lunghi momenti di noia intervallati da lampi di terrore”

Un pilota di linea


In una vita media sono più i momenti di tedio che quelli di avventura. In questi casi vivo la vita come il gioco di dama, consapevole che è quanto di più efficiente ed efficace io possa fare. Sembra non muoversi niente, tutto fermo, immobile, in realtà è così che si costruisce un successo in condizioni statiche, che non lascia l’esistenza sfumare nel nulla, nell’irreale ed insensato. Posso pensare che la mia vita sia più varia di uno stupido e limitato gioco di dama. Nella dama a 64 caselle sono possibili cinque miliardi di mosse, probabilmente di più. Quante mosse posso compiere nella mia giornata? Se sono meno di cinque miliardi allora la dama è l’ottimo specchio di una reale vita media.

Non lo specchio del grande e talentuoso attore, del genio, del poeta eccelso, di coloro in grado di rompere tutte le regole e di gettarsele alle spalle, del bellissimo uomo o della splendida donna a cui il destino apre tutte le porte, no. Ma è lo specchio di un’umanità media, di cui faccio parte, che sa di non ricevere gloriose visioni, di non portare messaggi che cambiano il mondo, che le donne non si metteranno ad adorare, ne gli uomini a seguire. E’ lo specchio di quel 95% di umanità che ha la possibilità di vedere una realtà altrimenti nascosta, la realtà del successo secondo il gioco di dama:


La maggior parte delle volte,  per realizzare ciò che di sensato si vuole, non è importante essere il migliore. Quello che conta è imparare bene le regole, non commettere errori e continuare a giocare.  Solo questo.


Sbagliare è facile. Troppo. Matrimonio, denaro, casa, lavoro, studi, occasioni perdute, salute, rapporti con chi amo. Sbagliare è facile. Non è la fine, può essere un nuovo inizio, ma sbagliare è grave. A poche cose non si può rimediare. Ma se sbaglio è difficile che io realizzi i miei desideri. Allungo i tempi, i progetti saltano. Dovrò accettare una nuova realtà di vita in cui quei desideri vengono accantonati. I grandi desideri non li ho realizzati perché ho commesso errori. Ho sbagliato perché non ho saputo giocare in maniera così noiosa, schematica, predeterminata, con la necessaria concentrazione. Volevo novità, imprevisto, brivido, che mi facesse sentire diverso, vivo. Chi ha giocato in maniera monotona ma concentrata adesso è davvero vivo. Partita condotta senza sbagliare, senza cedere una casella, colpo su colpo, sempre allo stesso modo; pareti come di prigione, erano in realtà porte per una libertà più grande. Economica, affettiva, emozionale, chi sa controllare sé stesso controlla il mondo, il suo. Il successo ha arriso ai giocatori che non hanno sbagliato, persone tutto sommato noiose e normali, che decidono oggi della propria vita. Chi cercava l’avventura l’ha ottenuta. Ma non lo stesso successo. Chi ha vinto può decidere di non giocare più. Chi è arrivato a dama, può mangiare le pedine altrui. Chi ha vinto il torneo non ha bisogno di approvazione, i fatti parlano per lui.



“Mi odino pure purché mi temano.”

Cicerone


Vincere la partita permette di disprezzare le strategie altrui, di non tenerne conto e concentrarsi sulle proprie. Chi vince ha sempre ragione, triste realtà del mondo degli uomini, ma questo è ciò che è. Se si vuole giocare quella partita, in quel torneo, queste sono le regole. Chi vince apprezza le regole che gli hanno permesso di vincere, e può disprezzare il resto.

Posso giocare nella vita come gioco a dama solo se il mio desiderio è abbastanza grande, reale, sincero. Se non lo è non riuscirò a giocare tutte quelle partite in perfetta, monotona, noiosa parità, aspettando una vittoria. Spesso il desiderio non si realizza non per eventi traumatici, catastrofici, imprevedibili, ma per mancata capacità di giocare ogni giorno in maniera in fin dei conti prevedibile, monotona, oscura. La stanchezza il logorio, la perdita di senso. Lo sforzo è grande, il premio enorme, la vittoria della tartaruga sulla lepre. Il premio è per chi persevera.


La dama annoia perché è come la vita.

Se gioco nella vita come so giocare a dama, ho già vinto.



Sono concentrato sul gioco, psicologicamente invincibile. Non riuscirò a realizzare tutto, ma finché vedo nel mio quotidiano la partita in svolgimento, critiche, discussioni, scoraggiamenti, sberleffi, ironie, non mi toccano. Non stanco, non mi abbatto, non mi deprimo, non mi confondo. Comprendo il senso della vita, delle azioni, lo comprendo perché in quella scacchiera è riprodotta un'esistenza, la mia. Mi scivolano addosso critiche, consigli e ironie, ciò che conta è la prossima mossa: giocare bene, danzare con la dama, la vita, non sbagliare. Le parole volano, le mosse rimangono. Un passo avanti, una mossa in più, ogni azione mi mette nel giusto, sono sicuro, concentrato, non posso perdere, non posso temere. Qualunque cosa facciano gli altri, finché sono concentrato non posso perdere, non posso pareggiare sempre, ho già vinto.

Tiro il gioco il più a lungo possibile, non voglio terminarlo, non ho fretta, logoro l'avversario, so che non reggerà quanto me, non ha pazienza. Ha commesso l'errore, si è seduto, ha accettato i termini, è legato anche lui; non voglio concludere, ci sono molti modi per vincere, quasi mai dimostrarsi forti, più forti, è la strategia migliore. E' costosa, rischiosa. Non devo cambiare l'avversario, la vita, le cose, devo giocare in modo infinito. L'avversario stancherà prima di me e a quel punto avrò vinto.


“Se contro di me si accampa un esercito, il mio cuore non teme.

Se contro di me divampa la battaglia, anche allora ho fiducia.”

Salmo 27


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7 commenti:

  1. Grande come sempre amico mio... e quando vieni a trovarmi quest'estate... porta la dama!!!

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  2. Orpolà sarà che mi stà andando in pappa il cervello con i nuovi ritmi ma ci vedo sempre del complesso nei tuoi post. Alla fine è un pò come il maestro zen che mi dicevi tempo fa, se ti distrai sei "morto"! Ma non ti stanca questa continua tensione/attenzione?
    Live simply Alberto

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  3. E' come chiedere ad un artigiano se si stanca di fare le cose bene. Si diverte. Non vuole realizzare un'opera mediocre. Poi la mente ha una flessibilità straordinaria, se ha fatto le cose un milione di volte le realizza con semplicità, maestria. E' come guidare, andare in bicicletta e fare l'amore: se l'hai fatto bene una volta lo fai sempre così. E poi si vive "intensamente". Un mese consapevole equivale ad un anno "inconsapevole".

    Ti do ragione, per me e qualche altro i miei post sono ovvi e scontati, per molti saranno "complessi". Ma molte cose per me erano complesse prima che imparassi a farle. E poi mi diverto troppo. L'importante per me cmq sono i risultati. Questo sistema so che funziona, anche senza parlarne, anche senza pensarci. Immagina cosa vuo, dire non dover pensare a "come fare" perchè lo sai già... Non è forse "riposante"? :-)

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  4. Ecco perchè sembri non aver mai dubbi EXO, hai già trovato la tua strada. Io però preferisco il monopoli, come ben sai! ;-) Un abbraccio

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  5. Romano Bertola22 luglio 2011 22:34

    Una donna e un uomo distesi sul pavimento a scacchi. Lui le sale sopra esclamando: "Dama!"

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  6. Caro Exo, per qualche tempo ho avuto una lontananza forzata dal blog, ed ora eccomi a farti un saluto. Buona serata.

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