Ci sono due modi per cambiare la nostra vita: uno è cambiare il nostro modo di vivere, la realtà che ci circonda; l'altro è intervenire su quel magico, microscopico, interruttore bioelettrico nascosto nei meandri della nostra mente, che cambia la realtà in un clic.

mercoledì 23 novembre 2011

TEMPO 2



"Questo tempo, come tutti i tempi, è ottimo se solo sapessimo cosa farne."

Ralph Waldo Emerson


Se il traffico mi impone il suo ritmo, ho perso. Se la clessidra del tempo di attesa di un PC mi costringe ad attendere guardandola, ho perso. Se non stacco andando a fare qualcos'altro ho perso. Nell'attesa, che sto rifiutando, io ho perso. Il mio tempo è stato divorato. Non dall'attesa, ma dal seguire il ritmo di un’altra persona, un'apparecchiatura, call center, auto davanti a me. Divora i miei nervi, un pezzetto per volta, ogni giorno.

Se accetto di battermi ho perso. Se mi alzo, se lascio andare il PC al suo tempo naturale, facendo altro, se rifiuto di battermi con un divoratore che non posso costringere ad adeguare il suo tempo al mio, vinco. Se abbandono la partita, la discussione, lasciando l'avversario al suo ritmo, vinco: ho spezzato il suo gioco, non saprà più come riprendersi, è lanciato su di me ma io non ci sono più, andrà a schiantarsi.


Se so preservare il mio ritmo sempre, in ogni occasione, abbandonando quando sento che il ritmo non mi appartiene più non posso perdere.


E se non perdo, alla lunga io vinco, realizzo la profondità del tempo. Profondità è il tempo stesso e il suo senso. Che non sta nell’estensione, che comunque risulterà sempre limitata ed insufficiente, ma nella pienezza. Se seguo l'estensione del tempo e non la sua profondità, non avrò mai vissuto. Porterò con me sempre la percezione di non stare vivendo, del mio tempo vuoto.

Non aspetto i tempi di nessuno. Devo lasciare se i tempi si prolungano. Aspettare è un distruttore psicologico. Non devo permettere a nessuno di farmi aspettare, o il mio tempo verrà divorato. Ma cos’è aspettare?


Aspettare non è stare fisicamente nell’attesa. Aspettare è la fatica di  stare mentalmente, spiritualmente nell’attesa.


Sto un’ora in sala d’attesa, leggo un libro appassionante, per me non è attesa, è piacere. Chiamano il mio turno e sono dispiaciuto. Nell’ora di traffico ripasso il mio inglese su cd, ascolto splendidi documentari in mp3, lezioni economiche, non avrei il tempo di imparare altrimenti. Questo tempo è occasione, non attesa. Amo il mezzo pubblico, meravigliosa parentesi di lettura, di ascolto nelle cuffie. Non è attesa. Non mi logoro, non stanco, non aspetto. Vivo.


Profondità del tempo è  sentirmi vivo. Sentirmi vivo è essere felice.


Le colleghe hanno voglia di parlare ma mi annoiano. Non gli parlo. Non mi importa se sono scortese, tanto sono stronze. Non c’è alcun bene che possa derivarmi da loro, e neppure le temo, non perdo niente, non esiste niente che si possa perdere. Se gli dedico un minuto, quel minuto non lo riavrò mai indietro.


Se non so gestire un minuto, come farò a gestire una vita intera?


La mia famiglia rompe al telefono e io riattacco. Non dico “ciao”, riattacco e basta. Sono brusco ma hanno imparato ad accettarlo. Non ha senso spiegare e rispiegare le cose, un clic dell’apparecchio vale diecimila spiegazioni. Il tempo è mio. Nessuno ha il diritto di togliermelo senza che io lo abbia donato. Ciò che è buffo è il modo in cui il clic improvviso del telefono riappeso venga gradualmente accettato. Ci si abitua a tutto.

Non ascolto le notizie. Imparo scegliendo le fonti, ma non accendo la radio. La radio vuole ammazzare la mia noia, il mio tempo, ma io non ho bisogno di qualcuno che uccida il mio tempo, che lo viva al posto mio. Io scelgo ciò che voglio ascoltare, vedere, sentire, con chi stare. Do ascolto al mio bambino dentro, quello che presto si annoia, che cerca la vita, che non si ferma in parole morte, linguaggio morto, regole morte. Quello che si alza a metà e va via perché ha capito che lì, in quel posto, in quel film, in quella storia, in quella discussione non c’è niente e non è interessato a vederne la fine. Quel bambino che riesce a fare diecimila cose in un giorno perché non si costringe ad andare fino in fondo quando ha ormai compreso che non c'è nient'altro da esplorare, niente che gli interessi davvero.


Quel bambino è un genio nell’utilizzo del suo tempo, delle sue energie.


Non è solo perché è bambino con un corpo che esplode di forze, no… Quel bambino ha una mente affamata di interesse per tutto ciò che lo circonda. E quando smette di interessarsi, abbandona e cerca altro. Il bambino lascia andare il tempo inutile. Il bambino, nel suo piacere di vivere, non spreca un minuto del suo tempo. Io vivo col bambino.

Non diverrò mai un bravo lacchè, un efficiente burocrate, uno col sorriso ebete stampato in viso, non farò carriera. Rimarrò uno che ride di gusto quando non dovrebbe e abbandona la partita quando non gli interessa più. Qualcuno potrà dispiacersene ma pazienza, vuol dire che non ne valeva la pena. Il bambino non abbandona mai quando trova persone davvero interessanti o per cui valga la pena restare. Nella sua inconsapevolezza è molto intelligente, più dell’adulto.

Le relazioni, i lavori, le amicizie, i rapporti, non muoiono per questo. Muoiono per noia, ripetitività, assenza di senso. Muoiono e a volte restano animati, simulano la vita, continuando a fingere, continuando a divorare l’unico tempo disponibile. Il bambino dentro di me sfugge a questo, non sa cosa vuol dire tempo inutile.

Non cerco di guadagnare tempo, non più, non è possibile. Cercare di guadagnare tempo  è cercare di raccogliere l'acqua con lo scolapasta. Cerco la profondità. L'essere dove è giusto che io stia. Comprendo che è tutto perfetto, non c'è errore, è tutto corretto. E se c'è spreco, se lo interpreto come spreco, è perché non voglio accettare questa realtà, il mio posto in essa, mi ribello e perdo l’armonia con me stesso e con ciò che vive intorno a me.


“Che Dio mi conceda la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare quelle che posso cambiare, e la saggezza di distinguere tra le due.”

Reinhold Niebuhr, rielaborando un’antica preghiera Cherokee


Continua…

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17 commenti:

  1. Confermo che questo sei proprio tu, c'è tutto te stesso, anche quello che riattacca di botto, ciao!

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  2. Ricordo quando aspettavo alla finestra di veder giungere l'auto dell'anima mia...il tempo che s'allungava...sembrava interminabile...
    ricordo quando si stava in piacevole compagnia e il tempo correva ed era già tardi....troppo tardi...
    Vivo...ascoltando il mio respiro al sorgere di un nuovo giorno...e nella cadenza del mio respiro regolo il "mio" tempo...
    sempre impegnativi i tuoi scritti...grazie Exodus...sereno divenire..
    dandelìon

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  3. # Dandelion:

    grazie a te, ho gli stessi ricordi, da bambino, i miei genitori erano divorziati, aspettavo per quattordici giorni la visita di mio padre e i due che stavamo insieme svanivano in un attimo.

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  4. Si...mi ci vedo in questa visione temporale, ho qualche variante, forse preoccupante, dell'anticipare in frangenti, una sorta di coordinazione per effettuare il gesto, il pensiero. Il dubbio mi attanaglia quando quella porzione di spazio tempo è occupata da più esseri in conteporanea...in quel caso dovrei fondermi con gli altrui pensieri per vivere quell'attimo e non subirlo.

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  5. # Mark:

    oppure fonderti con la tua azione, il tuo ambiente, e dimenticare il resto.

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  6. Anche io ho aspettato infinite volte gli altri, io arrivo sempre prima, sempre in anticipo.
    E se arrivo puntuale comunque dovevo aspettare gli altri. Mi chiedo sempre il perchè.
    Un bel giorno mi sono stufato e me ne sono andato, un moto di rabbia, basta esser presi per i fondelli. Ciao Renato

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  7. Ehmmm Renato, mi vergogno a dirlo, io sono uno che arriva sempre all'ultimo secondo, qualche volta sforo di qualche minuto. Però avviso sempre!

    Ma perchè arrivi in anticipo?

    Cmq io credo che in tutto ciò che si fa, anche in una semplice conversazione, in un colloquio di lavoro, in un rapporto affettivo, nel teatro, nella musica, nella danza, nella vita, insomma in tutto...

    La gestione dei tempi sia fondamentale. Dire, fare, pensare, la cosa giusta al momento giusto è un'arte. Nè prima nè dopo, ma al momento giusto.

    Io giocavo a calcio, ero portiere, e da ragazzo saltavo sempre troppo presto. Ho imparato a saltare all'ultimo secondo, per intercettare la palla quando ero al massimo dello slancio.

    Forse non occorre arrivare prima, ma "saltare all'ultimo secondo", ovvero nel momento migliore, quello "giusto". Certo per farlo occorre prestare attenzione e anche per imparare ci vuole molta dedizione e... tempo :-)

    Cmq, se c'è un campo in cui la gestione del tempo è fenomenale è quello della seduzione :-), dovremmo forse vivere come se stessimo seducendo la vita stessa, invitarla ad unirsi a noi.

    E dato che è da parecchio che ti interessi di "decrescita" o come vuoi chiamarla, mi piacerebbe se qualche volta scrivessi a che punto sei con la tua esperienza

    Ciao e buona serata.

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  8. La "decrescita felice", che non è tornare all'età della pietra ma produrre solo beni e servizi veramente necessari nel rispetto delle persone e del pianeta, è un percorso difficile e mette a dura prova la coerenza di chiunque. Ho cominciato con l'autoproduzione: Pane, dolci per la colazione, alimenti conservati, naturalemte con ingredienti biologici. Ho incrementato l'uso dei mezzi pubblici ma, soprattutto, ho accantonato alcuni desideri malsani! La nuova auto, il nuovo PC. ecc.
    La cosa più difficile è proprio questa, capire che certi desideri sono BISOGNI INDOTTI DAL MERCATO, e come tali inutili e dannosi. Il movimento per la decrescita però è così poco visibile, poco ramificato. Quando ne parli ad amici e colleghi ti gurdano come si guarderebbe uno un po' fuori di testa....Credo che ci arriveremo solo grazie a questa cavolo di crisi, obbligati dagli eventi a consumere meno e meglio. Buna serata, Renato

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  9. Ciao Renato,

    io ho seguito un po' i lavori di Maurizio Pallante, di cui apprezzo l'onestà intellettuale e gli spunti di cui tu parli nel tuo commento.

    Però, lui credo sia un filosofo, io ho una laurea (che definisco rubata) in Economia, e quando parla di, ad esempio spesa pubblica, o argomenti simili, mi metto le mani nei capelli. Non per snobbismo ma, io non posso presentare una prescrizione medica ad un paziente in quanto non sono un medico, posso però parlare di prevenzione in quanto ho provato, letto, assimilato, etc...

    Credo che il Movimento della Decrescita dovrebbe fare lo stesso: parlare di prevenzione, operare per la prevenzione, ma non presentare la ricetta al paziente, perchè, letteralmente, dal punto di vista economico, non sono preparati e basta un niente ad uccidere un paziente.

    Così come io posso dire ad una persona: copriti, prendi la vitamina C, asciugati bene i capelli quando esci dalla piscina, ma non: prendi tre grammi di questo principio attivo e andrà a posto. Rischio di far danni.

    La crisi non porta decrescita, ma povertà, sono cose diverse. Il motivo è questo: un monaco opera nella decrescita, rinuncia al superfluo e si dedica a sè stesso e al proprio spirito, poniamo, anche se ci fosse di più disponibile, segue una Regola che impone la morigeratezza; un povero, si trova nelle stesse condizioni di penuria, ma non è tenuto a limitarsi, è come una cavalletta, nella povertà, esaurirà tutte le risorse disponibili per cercare di salvarsi. se manca riso farà fuori tutto il grano, se manca benzina si berrà tutto il gasolio, se mancano case occuperà gli alloggi liberi, lotterà contro altri poveri e devasterà ad una velocità molto superiore a quella di prima. Basta vedere i paesi in via di sviluppo che razza di impatto ambientale sta causando dare la possibilità ai poveri di accedere alle risorse, non si pongono limiti.

    Così la crisi, paradossalmente, facendo mancare alcune risorse, spingerà verso l'esaurimento di altre. A meno che, come penso accadrà, non intervenga la forza pubblica per mantener e restaurare l'ordine. (continua)

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  10. (Segue)

    Un'evoluzione spirituale non avviene perchè si è più poveri. Forse è che essendo più ricchi spiritualmente si rinuncia consapevolmente ad una parte di ricchezza.

    Però, la mia domanda non era rivolta in questo senso, nel senso di "cosa hai fatto", quali azioni. Lasciamo perdere un attimo il pianeta, non lo cambieremo sicuramente noi, ma Dio. Ho avuto l'ennesima conferma coi fatti di Fukushima: un referendum voluto tenacemente ma destinato a naufragare nell'indifferenza e nella falsa informazione è passato perchè dall'altra parte del mondo un disastro naturale ha intaccato una centrale nucleare. Al momento giusto. Posso citare migliaia di casi simili, l'uomo può fare la sua parte, ma alla fine non decide proprio niente. No, quello che intendevo è:

    quanto tu ti senti soddisfatto, visto che è da un po' che segui questo percorso.

    Spiego perchè, in numeri, prendili con le pinze:

    Se da una scala da uno a dieci, questo percorso in alcuni anni ti rende soddisfatto due, io non seguo la tua esperienza. C'è un investimento da fare e due non mi bastano, voglio di più per gli sforzi che farò;

    Se il Percorso ti ha reso soddisfatto della tua vita sette, allora sicuramente può interessarmi;

    Ma, ancor più importante, quanto ti ha reso "maggiormente soddisfatto rispetto a prima" quando la decrescita non ti interessava, o ancora meglio "quante meno cose stai cercando adesso"?

    Mi spiego ancora:

    Se prima cercavi sette cose da raggiungere nella tua vita, e adesso solo tre, grazie al Percorso di "decrescita", allora vale la pena seguirlo;

    Se prima cercavi sette cose, e adesso sono ancora sette, o sei, non ne vale la pena.

    Il motivo per me è semplice: non sono stati raggiunti obiettivi nel senso, appunto, della decrescita. In questo caso delle cose che si cercano.


    Un percorso di ricerca spirituale, ad esempio, facilmente porta le cose che si cercano a due o tre. Spesso ad una sola;

    Alcune persone molto ricche hanno lo stesso numero ristretto di obiettivi, due o tre. (Ne abbiamo UNO che addirittura ha un chiodo fisso su di una cosa sola, quello è il massimo della Decrescita!)

    Non so se mi spiego: Decrescita è questo. Quanto realmente il Percorso di questi anni ha permesso di realizzare quella soddisfazione vitale, quella Felicità, quel "togliere l'inutile spiritualmente, mentalmente" e il concentrarsi su ciò che rappresenta il tutto per davvero.

    Altrimenti perchè "decrescere"? Non certo per salvare il pianeta, non è mio, un'alluvione può spazzarmi via quando vuole, e il pirata della strada ogni mattina pure.

    Spero di non essere stato, come mio solito, troppo complicato.

    Ciao e buona serata.

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  11. leggo, leggo, rileggo ... ci sono.

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  12. # Graziana,

    fai bene, ogni mattina chiamo l'appello!

    :-)

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  13. Ciao Exodus, ti dico subito che non riesco a quantificare precisamente quanto ho raggiunto, quanto soddisfazione ho provato. So solo una cosa, che ho un po' piu' di consapovolezza del mondo in cui vivo e questo mi fa sentire più libero.
    Può sembrare poco ma nell'appiattimento generale per me è già molto. Conosco famiglie che sono il prototipo perfetto coltivato e adorato dal sistema: marito moglie, due figli, lavorano entrambi un sacco di ore però sai che soddisfazione! 4 portatili, uno a testa, TV satellitare, playstation, wii, frigorifero strapieno di schifezze, abiti griffati comprati all'outlet a 50 km da casa (magari fatti in cina con quegli splendidi colori tossici), casa in montagna dove andare nel WE di corsa e in mezzo al traffico, stress continui per qualsiasi cosa ed anche per i figli che non rendono a scuola, che non ascoltano i genitori e che chiedono sempre soldi...dialogo zero...mi fermo qui perchè potrei andare avanti per almeno un terabyte. Insomma una vita di cacca. Questi sono inconsapevoli. Rispetto a loro mi sento almeno un passo avanti.
    La decrescita spiegata a queste persone, anche senza le medicine che citi tu, e delle quali io non mi azzardo a parlare, è follia e non si rendono conto che i folli sono loro.
    In tutta sincerità a volte penso che sia tutto inutile e che prima o poi tutto collasserà. Il pianeta, per me questo è un punto fondamentale. Penso che alla fine solo madre natura porrà rimedio. Noi possiamo tentare ma gli interssi in gioco sono immensi. Credo fortemente che la natura saprà prendere le sue contromisure e riuscirà a ristabilire un equilibrio. Spazzandoci via tutti? Forse. Dal punto di vista dell'ecosistema noi siamo al pari delle formiche o dei lombrichi. L'essere che procura danni all'ambiente e a se stesso prima o poi viene messo in difficoltà e si estingue. E va bene così se non siamo stati capaci di goderci quello che il Padre Eterno ci ha messo a disposizione è giusto lasciare quanto patrimonio a chi lo saprà rispettare. Perchè tanta fatica allora? Per non essere complici della distruzione e sperare che chissà, possa comunque servire.
    La soddisfazione che traggo dal percorso non è proporzionale al quantitativo di risultati che raggiungo, potrà essere anche uno solo, ma se ha un grande valore mi basta. E la cosapevolezza è molto, anche se fa soffrire.
    Io soffro sapendo quanto verrà ancora deturpato questo mondo, distrutte le sue meraviglie, quando so che verrà avvelenato, forse irrimedibilmente, per il PIL. Avvelendando l'ambiente però avveleniamo noi stessi.
    Anche i farmaci fanno PIL. Mi dispiace ma il pianeta è anche mio, anzi non mio, noi siamo lui e lui è noi. Buona serata, Renato

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  14. # Renato:

    grazie per il tuo intervento.

    In merito, se vai qui:


    http://downshiftingbaby.wordpress.com/2011/11/19/il-sogno-originario-e-lo-spread/


    trovi una discussione davvero interessante a cui ho partecipato, anche con i miei classici (lunghi e tediosi) interventi.

    Ciò che in realtà mi ha procurato una grandissima soddisfazione, nel post, è stato vedere un mutamento di prospettiva nell'autrice del blog, una vera evoluzione, ed io questa parola la uso di rado. Mi capita di assentarmi da un certo posto, quando torno ritrovo, incredibile, le stesse persone nello stesso punto fisico in cui le avevo lasciate, alla stessa ora, con lo stesso sguardo.

    Idem per i pensieri, sono praticamente cristallizzati, anche in molti siti o blog delle più disparate categorie. Un pensiero fisso, senza prospettive, chiuso in un oblio in cui invece di adeguarsi a "ciò che è", vivere i mutamenti insomma della vita, della Società, dell'economia, di tutto ciò che è il mondo...

    invece no, si cerca di spiegare come il mondo stia in realtà riflettendo il pensiero dell'autore, come se il centro fosse quel pensiero, e il mondo intero ci girasse intorno. Un vero buco nero senza evoluzione in quanto noi facciamo parte di un tutto e gli sconvolgimenti, le nostre scoperte, non possono lasciarci come eravamo prima, a meno che noi stessi non siamo "veri", ma solo un costrutto psichiatrico, insomma lontani dalla realtà che per sua natura è mutevole.

    E sono abbastanza disincantato in merito. Vedere Sylvie, l'autrice del sito, che ha ricalibrato così bene le proprie aspettative, guardando "ciò che è" e "ciò che lei è" è stata una piacevole sorpresa :-). E mi sorprendo di rado sugli esseri umani!

    Per il pianeta mio o non mio... diciamo che viviamo tutti in affitto. Ovvero, sono tenuto a rispettare la casa, a farne manutenzione, ma alla fine, la destinazione d'uso è nelle mani di qualcuno che saprà cosa farne. Quindi faccio il mio ma non mi preoccupo del resto. E sono pure andato a votare per la prima volta dopo quindici anni credo, contro il nucleare!

    Ciao e buona serata.

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  15. Vedi Exodus, malgrado tu sappia che il pianeta è di qualcuno che saprà cosa farne, non hai resistito all'impulso di tentare di salvaguardarlo andando a votare contro il nucleare.
    E' questo che intendo: malgrado anche io so che alla fine la natura trionfa sempre (e non è detto che il trionfo della natura sia la sopravvivenza umana) non sopporto l'idea che altri si permettano di fare i loro porci comodi, di distruggere per mero interesse economico.

    Ciao, Renato

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  16. # Renato,

    Seguendo il filo del discorso intrapreso ho lasciato un lunghissimo commento qui, riguardante il "minimalismo":

    http://www.landroideminimalista.com/2011/03/il-minimalismo-e-roba-da-ricchi.html

    Ciao!!!

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